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Sinner col brividino (Galati). Sinner soffre e passa (Crivelli). Diesel Sinner va agli ottavi (Ercoli). Cobolli si ritira, il derby a Musetti (Nizegorodcew). Sinner con Shapovalov gode il doppio (Azzolini). Sinner avanto di forza, passa anche Musetti (Piccardi, Calandri, Semeraro)

Sinner col brividino (Carlo Galati, Libero) Partita brutta, sporca e cattiva, ma vincente, è questo alla fine è ciò che conta. Jannik Sinner supera Denis Shapovalov al terzo turno degli Us Open con il punteggio di 5-7 6-4 6-3 6-3, in tre ore e 11 minuti di grande sofferenza, e si prende il pass per gli ottavi di finale. Non il miglior Sinner visto quest’anno, anzi: match complicato, respo spigoloso dai troppi gratuiti e da una prima di servizio che nei primi due match non ha superato il 55%. Ma proprio quando sembrava sull’orlo della crisi, il numero uno del mondo ha saputo trovare dentro si sé la forza del campione, infilando nove game consecutivi dallo 0-3 del terzo set al 3-0 nel quarto. […] Sull’Arthur Ashe l’avvio è di marca canadese. Shapovalov gioca sciolto, tira senza paura e prende subito l’inerzia del match. Il primo set si decide sul filo ma a tradire Sinner è la percentuale di prima: doppi falli nei momenti cruciali e 7-5 Shapovalov. Dennis sembra in giornata: servizio mancino incisivo, traiettorie cariche, ritmo da vero top-player. Jannik però non scompare: nel secondo set arretra la posizione in risposta, accetta qualche scambio in più e attende il momento giusto. Sul 3-3 arriva la svolta: tre palle break consecutive e break a zero. […]. Il terzo set, però, inizia malissimo. Shapovalov vola 3-0 con due break di vantaggio, mentre Sinner appare nervoso e smarrito. In quel momento arriva l’incitamento del suo box con Simone Vagnozzi che lo richiama: “Bisogna stare lì e lottare”. E Jannik reagisce da campione. Tiene un game delicatissimo, cancella la palla dello 0-4 e inizia la sua rimonta: un break, poi un altro e il canadese perde le sue certezze. Shapovalov si incarta, piazza due doppi falli consecutivi e Sinner ringrazia. Con autorità trasforma lo 0-3 in 6-3 infilando sei giochi di fila e piazzando il sorpasso che cambia la partita. E’ il momento chiave del match: da lì la strada si fa tutta in discesa. Il quarto set è la naturale conseguenza del parziale precedente. Sinner, in fiducia, sale 3-0 e porta a nove i game consecutivi vinti. Shapovalov prova a restare aggrappato, ma ormai il vento è cambiato. Jannik tiene con più sicurezza il servizio, risale con le percentuali e gestisce i punti importanti. Sul 5-3, con due servizi vincenti, chiude la partita e si prende un successo che vale più del semplice passaggio di turno. Perché è in sfida come questa, sporche e complicate, che si misura davvero la statura di un campione. Lo stesso Sinner lo ha riconosciuto a fine match: “Partita difficilissima, l’ultima volta che avevamo giocato avevo perso. Sono contento di come ho reagito, ho cercato di restare in partita anche nei momenti di difficoltà. La seonda settimana sarà ancora più dura, mentalmente e fisicamente. Ma essere qui è un buon segnale”. Un segnale forte quello che arriva dall’Arthur Ashe Stadium: anche quando non gioca il suo tennis migliore, Sinner trova il modo di vincere. Ed è forse questo, più ancora dei colpi vincenti e delle statistiche, il vero marchio dei campioni Sinner soffre e passa (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport) Diesel Sinner va agli ottavi (Lorenzo Ercoli, Il Corriere dello Sport) Un ottimo Shapovalov, un Sinner per lunghi tratti irriconoscibile, e così l’incubo ha preso forma per due set e mezzo: eliminazione nella prima settimana e Alcaraz nuovo numero 1 del mondo. Ma il tennis al meglio dei cinque è un altro sport, e lo ha dimostrato ancora una volta. Il canadese, tanto bravo nell’entrare in campo con la leggerezza di chi sa di non valere l’avversario – lui che quando ha avuto da dimostrare ha sempre fallito – si è scomposto proprio sul più bello, dopo aver mancato la chance per volare sul 4-0 nel terzo set. Jannik con umiltà e sacrificio in quel momento ha iniziato a provarle tutte: accorciare il punto e prendere la rete, pazientare da fondo nonostante l’incostanza dei fondamentali, accettare che servizio e risposta semplicemente non giravano. Un processo accompagnato dai consigli di Cahill e Vagnozzi, emblematica la frase di quest’ultimo «Oggi va così», e «Questo sei tu». Perché sì, questo è Jannik. E non sarà certo una brutta giornata a compromettere il suo US Open. Lo abbiamo visto a Wimbledon: dopo lo spavento con Dimitrov e un esito fortunoso, sono arrivate le sue due migliori partite contro Shelton e Djokovic, prima di alzare la coppa in finale contro Alcaraz. Stavolta niente fortuna, Sinner ha ribaltato tutto con le sue forze, chiudendo con il punteggio di 5-7 6-4 6-3 6-3 e spegnendo sul più bello la fiamma ardente di Shapovalov, che nel finale dal nulla si era ritrovato una chance di contro-break. «Sono contento di come sono riuscito a tirarmi fuori da un match complicato. Lui è partito forte, io sono rimasto mentalmente nella partita, d’altronde in campo alti e bassi sono normali. Nei punti importanti però ho giocato bene, e dal terzo set ho iniziato a rispondere meglio – le parole dell’azzurro dopo 3 ore e 12 minuti di battaglia – Ci sono cose per cui sono felice, altre che si possono migliorare. Ora mi preparo per la seconda settimana, perché fisicamente e mentalmente il torneo cambierà. Il team? Mi aiuta sempre tanto. Il loro sostegno, così come quello del pubblico, è fondamentale per me». E se la prestazione complessiva non è stata fenomenale, il giudizio di Jannik racconta bene un aspetto sottovalutato dall’esterno: vincere così non reca necessariamente danni, ma può accendere nuove convinzioni. Nel bilancio finale, vanno riconosciuti ovviamente i meriti di Shapovalov, capace di interpretare la sfida con potenza e coraggio, usando servizio e dritto mancino per spingere sul rovescio di Jannik, e rispondendo sorprendentemente bene. Poi qualche demerito del numero 1 del mondo: troppi errori e occasioni mancate, nel primo set, la più lampante la palla del 6-5 poco dopo aver recuperato il break. Poi, ci sono stati momenti di grande qualità. […]. Con questo successo, Jannik diventa il quarto giocatore più giovane nell’Era Open a raggiungere almeno 20 vittorie in ogni Slam (22 a Melbourne e a Parigi, 20 a Wimbledon e a New York). Davanti a lui solo Nadal (23 anni e 5 mesi), Becker e Djokovic, con Federer subito alle spalle. Ma l’altoatesino, lo sappiamo, non si compiace con queste cose. I suoi occhi sono sulla giornata odierna, vigilia cruciale in vista degli ottavi contro il vincente di Tommy Paul e Alexander Bublik. Inizia la seconda settimana: da adesso, certe occasioni è meglio non concederle.Cobolli si ritira, il derby a Musetti (Il Corriere dello Sport, Alessandro Nizegorodcew) Musetti regale, Cobolli acciaccato. A New York, nel tanto atteso derby fratricida, ad avanzare è il toscano, che si è imposto 6-3 6-2 2-0 rit. qualificandosi per gli ottavi di finale degli US Open. Flavio ha retto sino a metà del secondo set, quando la mancanza totale di energie (dovute alle oltre 8 ore in campo dei due turni precedenti) ha iniziato a debilitare fortemente il romano. «Non volevo ritirarmi, è una cosa che odio – ha spiegato Cobolli – ma ero stanchissimo, fisicamente devastato. Ci tenevo a fare bene, ma Lorenzo ha comunque meritato la vittoria». Dispiaciuto per l’amico ma soddisfatto per la propria prestazione, Musetti raggiunge così per la prima volta in carriera la seconda settimana a Flushing Meadows. «Ho giocato veramente bene alla fine del primo set e all’inizio del secondo – ha raccontato Lorenzo a SuperTennis -. Ho preso tanta fiducia, poi a Flavio si è risvegliato il dolore al braccio e la partita è scivolata dalla mia parte. Non si gode mai pienamente dopo una vittoria del genere, soprattutto contro un amico». […] IL MATCH. Nei primi game il livello è molto alto da parte di entrambi. Si arriva sul 3-2 in favore di Musetti quando, a suon di ‘numeri’, il toscano realizza il primo break del match. «Durante il match ci sono stati bei punti – ha spiegato Lorenzo -: uno spettacolo bello per il pubblico di New York e per gli italiani che hanno assistito al derby. Devo dire che abbiamo iniziato entrambi bene, molto concentrati. Ci tenevamo a spronarci a vicenda a tirar fuori il meglio di noi stessi». Dal secondo set la stanchezza di Cobolli prende il sopravvento, mentre Lorenzo continua a tenere un livello molto alto. «Lorenzo è in palla, sta giocando un tennis magnifico – ha dichiarato Flavio – Credo che debba credere ancor più in se stesso, non sa nemmeno lui quanto è forte. Io mi reputo un tennista ostico ma oggi, quando mi sentivo ancora bene, non riuscivo a trovargli un punto debole. Deve crederci, il suo posto è tra i migliori al mondo». E d’accordo sulla disamina anche Musetti. «Mi fanno molto piacere le parole di Flavio, sono convinto anche io di dover credere maggiormente nelle mie qualità». TERMOMETRO. Due aspetti rendono Lorenzo Musetti un tennista in fiducia, a prescindere da superfici e avversari: fisico e diritto. ‘Muso’ ha bisogno di sentirsi al meglio atleticamente per esprimersi; se arriva bene sulla palla ed è consapevole di poter disputare cinque set al meglio delle proprie possibilità, mentalmente si sente quasi invincibile (come accaduto durante la stagione sulla terra battuta). Il diritto è, invece, il vero termometro del tennis di Lorenzo. Se la mente è libera e i piedi corrono veloci, mano e braccio agiscono di conseguenza, permettendo al diritto dell’azzurro di divenire un’arma eccezionale. BESTIA NERA. In apparenza la partita contro Jaume Munar, spagnolo numero 44 ATP sembrerebbe in discesa. La realtà è, invece, opposta. Lorenzo ha sempre sofferto il ventottenne di Maiorca contro cui ha perso, tra tornei Challenger e ATP ben 4 volte su 5 (unico successo dell’azzurro è giunto a Wimbledon 2023, mentre l’ultimo precedente ha visto trionfare Munar a inizio stagione sul cemento di Hong Kong). «È un avversario complicato, solido, che sta giocando un’ottima stagione. Atleticamente è molto forte e non regala niente, sbaglia davvero pochissimo».(in aggiornamento) ...

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