Le pagelle di Ubitennis: top e flop degli ATP di Barcellona e Monaco e del WTA di Stoccarda
I circuiti ATP e WTA hanno fatto tappa a Barcellona, Stoccarda e Monaco di Baviera. E noi ci rammarichiamo del fatto che questa rubrica nasca con l’obiettivo di dare voti solo ai singoli tennisti. Perché questa settimana la tentazione di premiare due scuole tennistiche, quella ceca e quella spagnola, è forte. Speriamo conservino in caveau blindati i preziosi stampi di cui dispongono. Quelli che forgiano un Rafa dopo l’altro. E consentono di passare il glorioso rito del chip and charge di Petra in Karolina. Certo, anche noi italiani – ultimamente, s’intende – non stiamo messi male. Anzi. Con Sinner a godersi il meritato riposo monegasco, ecco Cobolli sfoggiare un piglio da top ten. E allora diamo i nostri voti, fra conferme, picchi e batoste inattese. I top Fils (10) Sembra strano dirlo, visto che il francese ha subito un pesante infortunio l’anno scorso. Ma se c’è un tennista che al momento rappresenta forza, dinamismo e pesantezza di palla, quello è Arthur Fils. Il trionfo al torneo di Barcellona non è stato però un incontrastato buttar giù muri. Al primo turno Fils, ora seguito anche da Ivanisevic, se l’è vista davvero brutta con il connazionale Atmane, cui ha dovuto annullare 2 match point nel tie-break del terzo set. Al confronto, le vittorie con Nakashima e Musetti sono state derubricate a normale amministrazione. In semifinale ha domato in rimonta l’indemoniato Rafa Jodar. Un match divertente in cui i due hanno picchiato come fabbri e mostrato grande personalità. Rublev in finale sembrava quasi sbigottito data l’impossibilità di comandare gli scambi. Due set tutto sommato facili, e il francese si è ritrovato l’enorme coppa fra le mani. Da numero 25 della classifica ATP, sarà una mina vagante nei prossimi tornei. Rybakina (10) Non è che Sabalenka debba cominciare a preoccuparsi di difendere il primo posto in classifica? La Rybakina vista a Stoccarda fa sul serio. Infilate Shnaider negli ottavi, Fernandez nei quarti con bravura e fortuna – due i match point annullati alla canadese, ha regolato con uguale punteggio e facilità (7-5 6-1) Andreeva in semifinale e Muchova in finale. Alla consueta potenza devastante, Elena ha affiancato qualche variazione. Cosa che sul mattone tritato torna sempre utile. Se dirà la sua anche sul rosso il tetto del mondo è alla sua portata. Intanto, si gode la leadership nella Race. Jodar (9) Nello stadio che porta il suo nome – per il cognome gli auguriamo il meglio, ma un po’ di acqua sotto i ponti dovrà passare – il 19enne Rafa Jodar ha fatto il suo ingresso nel torneo di Barcellona con lo stesso mood che gli aveva permesso di fare bottino pieno a Marrakech. Uno via l’altro, ha liquidato Munar, Carabelli e Norrie. Tutti in due set. Per interrompere la sua striscia vincente c’è voluto un Fils in stato di grazia. Cui peraltro Rafa aveva strappato il primo set abbastanza facilmente. I suoi fondamentali sono colpi lineari quanto filanti. In particolare impressiona la facilità con cui cambia direzione alla palla con il rovescio. A tutto ciò si aggiunge una compostezza e una calma che ne fanno una pericolosa mina vagante nei prossimi tornei sul rosso. Cobolli (9) Colpi, gambe, cuore, lettura della partita. A Flavio non manca nulla per ambire a obiettivi sempre più grandi. Nel 500 di Monaco, in una settimana difficile emotivamente per la perdita di un suo giovanissimo amico, ha messo in mostra un tennis totale. Con una pesantezza di palla che la sua stazza, non da peso massimo, sembrerebbe precludergli sulla carta. Battuti Dedura, Bergs e Kopriva, ha annichilito Zverev in semifinale. Tirando cannonate di servizio e costringendo Sascha a remare mestamente. Con Shelton in finale forse ha patito un po’ l’occasione. Ma ci sono ottime probabilità che il best ranking, che lo vede oggi al numero 13 ATP, possa essere ritoccato. E anche a breve. Andreeva (8) Per guidare la Porsche che si aggiudica la vincitrice del 500 di Stoccarda dovrà aspettare almeno un altro anno. Però Mirra sta continuando a dare segnali confortanti nell’ultimo mese. I suoi match hanno mostrato alti e bassi, ma anche una grande voglia di lottare. Un tabellone davvero ostico il suo. Che l’ha vista vincente molto a fatica contro Ostapenko al primo turno, con la lettone che era avanti 4-1 nel terzo. Nei quarti ha smorzato sul nascere gli entusiasmi di Swiatek, sconfitta dalla russa in 3 set. Contro la potenza e una certa varietà di Rybakina non ha potuto opporre grande resistenza. Ma l’atteggiamento molto più positivo rispetto a qualche mese fa lascia ben sperare. Shelton (9) Un americano a Monaco. Il film sarà meno altisonante di quello ambientato a Parigi. Ma nella trama sportiva di Ben questo è un colpo ben assestato. Porta negli USA un titolo su terra della categoria 500 dopo 24 anni, succedendo ad Agassi. Per farlo ha pasticciato un po’ all’esordio con Nava, battuto in 3 set. Controllato agevolmente Blockx, e Molcan. Ma soprattutto ha spento nei quarti gli ardori di Fonseca, in un match andato alla distanza, ma nel quale è sembrato piuttosto in controllo. In finale Cobolli non ha offerto la stessa prestazione che gli aveva consentito di battere Zverev. Anche grazie alla potenza debordante del mancino di Orlando. Vedremo se a Madrid Ben punterà ancora più in alto. Muchova (9) Dopo il ritiro di Kvitova, gli amanti del gioco classico, di cui la scuola ceca è gelosa custode, sperano vivamente di vedere Karolina vincere un Major. Lei deve solo tenersi lontana dagli infortuni. Nel 500 di Stoccarda si è arresa in finale a Rybakina, una delle poche giocatrici la cui potenza riesce a limitarne il gioco di attacco. Il suo torneo era stato ottimo. Prima ha battuto Sasnovich e Mertens, poi ha finalmente risolto l’arcano Gauff che l’aveva battuta tutte e sei le volte che si erano incontrate. Infine, ha vinto una battaglia con l’ostica Svitolina, sconfitta dopo tre set molto duri. Un tabellone che si apre, un pizzico di convinzione in più e magari a Church Road o prima… …E i flop Zverev (3) Un ossimoro vivente. Nel tedesco convivono sfrontatezza e paura. Prime di servizio potentissime e seconde a volte imbarazzanti. Rovesci incredibili e timidi dritti. Ma soprattutto, una stazza da bombardiere e un’anima da pedalatore della racchetta. Di lui si dice: timbra sempre il cartellino, perciò è il numero 3 del mondo. Stavolta, a casa sua, decisamente no. Anche se si è fermato al penultimo atto. Sconfiggere Kecmanovic per il rotto della cuffia, Diallo e Francisco Cerundolo nei quarti (giocando un primo set orrendo) non è sufficiente. Cobolli in semifinale lo ha umiliato, liquidandolo in due set veloci. Fra ace, pressione da fondocampo e cattiveria agonistica. Il brutto è che il suo tennis sembra superato. E non solo se confrontato con quello di Sinner e Alcaraz. Swiatek (4) Meno aura, più paura. Questa la Swiatek attuale. La cura Roig deve chiaramente fare ancora effetto. Aspettiamo quindi. Iga però sembra non credere più nelle sue possibilità quando incontra una top ten. Anche sull’amata terra. Persino se in vantaggio di un set. A Stoccarda, dopo aver regolato Siegemund, è stata fermata nei quarti da Andreeva. In una partita che ha messo in luce tutti i suoi problemi. Un servizio ben lontano dall’essere un punto di forza e troppi errori durante gli scambi. E, forse, una fase difensiva meno brillante rispetto a un paio di anni fa. Di certo, non è il rullo compressore di un tempo. E le avversarie se ne sono accorte. Musetti (4,5) L’alibi delle poche partite non potrà reggere per molto. Questa è la stagionalità positiva per il carrarino. E le occasioni perse cominciano a pesare. A Barcellona, dopo due partite non troppo significative vinte contro Landaluce e Moutet, ha perso nei quarti da Fils. Che, sì, avrebbe poi vinto il torneo. Ma è il modo che ancor offende. Sconfitta netta in due set. Viziata dalla solita tendenza a perdere campo, causa ed effetto di traiettorie progressivamente meno cariche e più corte. Caratteristiche, queste, che descrivono un tennis a tratti anacronistico. Contro i prototipi del nuovo augmented hit and run, vedi Jodar e lo stesso Fils, il modello Musetti sembra arrancare. Felici di essere smentiti nel prosieguo dello swing su terra. Ma è ora di reagire. Paolini (4) Se nella vita fossimo sempre, graniticamente, gli stessi, saremmo degli emeriti idioti. E Jasmine è una ragazza molto intelligente. La sua magnifica allegria ha lasciato ultimamente posto a tensione e nervosismo. Che possono talvolta sfociare in pianti come quello durante il match di esordio perso a Stoccarda da Sonmez. Racimolando solo 4 giochi. Ha testa, tennis e cuore per rialzarsi. E se non saranno le vette del biennio 2024-25 non fa niente. L’importante è che torni a divertirsi. Gauff (5) Forse baratterebbe un po’ del suo notevole carisma in cambio di servizio e dritto meno ballerini. Coco è un personaggio che fa bene al tennis e non solo. Ma sul piano tecnico le sue lacune ne limitano le possibilità, peraltro notevoli. E probabilmente faranno altrettanto in futuro. Nel 500 di Stoccarda, ha passato un turno interlocutorio contro Samsonova, per terminare la sua corsa nei quarti, dove era opposta a Muchova. La ceca l’ha sconfitta in tre set dopo che ci aveva perso 6 volte di fila. Il lavoro su dritto e servizio continua, i frutti tardano ad arrivare. Darderi (4) A Luciano serve un torneo che lo faccia deviare dal viale della negatività che ha imboccato dopo Marrackech. Nel 500 di Monaco, dopo aver battuto Zhang faticando più del dovuto, è stato fermato da Kopriva, mollando completamente la partita nel set decisivo, dove ha vinto un solo game. Frazione in cui il nervosismo di Darderi ha prevalso sulla voglia di lottare. La tendenza va invertita ora. Cocciaretto (5) Nel 250 di Rouen Elisabetta si aspettava sicuramente di fare più strada. Un esordio non semplice contro Charaeva e subito la sconfitta subita negli ottavi da Podrez, diciannovenne ucraina. Tre set molto lottati nei quali Cocciaretto non ha mostrato la lucidità che si attende da un’atleta esperta come lei. Un passo falso per la marchigiana in una stagione comunque positiva. Gli altri protagonisti Promossi Rublev (8) Quali sono le prospettive di Andrey Rublev nel 2026? Il russo sembra destinato a un ruolo da comprimario di lusso. Qualche acuto nei tornei di fascia 500, quelli dove in carriera ha vinto di più. Meno nei 1000 o oltre. Salvo exploit improbabili. Il Conde de Godó era il teatro giusto per dare una svolta alla sua magra stagione. E così è stato. Un ruolino di marcia niente male il suo: Navone, Sonego e Machac sconfitti in due set. Poi un ispirato Medjedovic in semifinale, cui ha concesso la prima frazione e poi briciole. In finale lo scoglio Fils ha decretato una verità piuttosto amara per Rublev: i suoi colpi non gli consentono più di comandare lo scambio contro i migliori della nuova generazione. Fernandez (8,5) Cosa manca a Leylah per fare il definitivo salto di qualità? Presto detto: la potenza. Le sue trame mancine e i suoi anticipi non bastano contro le primissime. E talvolta neanche contro le seconde della classe. A Stoccarda ha però vissuto una grande settimana e le è mancato davvero pochissimo per mettere a segno il colpaccio. Ha tenuto a bada l’emergente Eala al primo turno. Per poi farsi invischiare in uno psicodramma che ne fotografa al tempo stesso limiti e punti di forza. Contro Sonmez è riuscita a farsi quasi battere (la turca era in vantaggio 5-1 nel terzo set) per poi vincere miracolosamente. Troppi i match di questo tenore in stagione per la canadese. Che non ammazza l’incontro per la leggerezza dei suoi colpi. Nei quarti Leylah ha ingaggiato una battaglia furiosa con Rybakina. Tre set punto a punto, con Fernandez che ha servito per il match e perso al tie-break decisivo, sprecando complessivamente due match point. Temiamo non sarà l’ultima volta in cui arriva a un soffio dal grande risultato. Svitolina (8,5) Questa seconda fase della carriera dell’ucraina la vede esprimere un tennis più aggressivo e meno attendista. A Stoccarda, dopo due buoni match con Lys e Noskova ha incontrato una Muchova in vena di magie. Contro la quale Elina ha opposto una dignitosissima resistenza, finendo per perdere in tre set sudati. La 31enne di Odessa è sempre lì e non è affatto escluso che possa togliersi qualche grande soddisfazione. Fonseca (7) La cura Fonseca ha le tempistiche un farmaco a rilascio lento. Fa sempre il suo, accumula esperienza. Piano piano. Ma per il momento il risultato col botto non arriva. Certo, ultimamente ha perso dai primi tre della classifica. E a Monaco, nei quarti, da Shelton in tre set lottati. Ancora una volta un top ten consolidato, che ha poi vinto il torneo. Prima, però, Joao aveva messo a referto due buone vittorie, contro Tabilo e soprattutto Rinderknech. Sembra in fase carsica. Ma di quelle che potrebbero portarlo a riemergere in modo fragoroso e inatteso. Bocciati Ostapenko (5) Fa e disfa, tra una smorfia di disgusto e un dritto che lascia un buco sul campo. D’altronde, Ostapenko è fatta così: prendere o lasciare. Il problema è che spesso è lei a lasciare i match alle avversarie. A Stoccarda ha pescato male al primo turno. Ma il match con Andreeva era alla sua portata. Fra alti e bassi da parte di entrambe, la lettone si è ritrovata sul 4-1 in suo favore nel terzo set, per imboccare la discesa verso le docce, preda del solito frenetico colpire un po’ come veniva. Luce spenta e Mirra ha conquistato gli ultimi 5 giochi. Insomma, il solito copione. Cerundolo (5,5) Francisco è quel tipo di giocatore che tutti temono, specie se lo si affronta su terra battuta e nei primi turni. Chiedere a Sinner. Però è anche capace di incartarsi, avere vuoti improvvisi, regalare match. A Monaco ha vinto facilmente con Nagal e van de Zandschulp. Per poi illudere contro Zverev nei quarti. A un primo set in cui si è letteralmente mangiato un vantaggio di due break sono seguite due frazioni abuliche. Peccato, perché l’argentino potrebbe ambire a qualcosa di più della top 20. ...