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ATP Madrid, Berrettini: “Voglio ancora godermi le lotte e i ‘vamos’ in faccia. Il problema non è il mio corpo”

Da Madrid, il nostro inviatoGiornata nefasta per gli italiani a Madrid, con le eliminazioni uno dopo l’altro di Mattia Bellucci, Elisabetta Cocciaretto, Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego. La più sorprendente è senza dubbio quella dell’ex n. 6 del mondo e finalista di Wimbledon, lento negli spostamenti e sulle gambe, anche se in zona mista dopo la sconfitta contro Prizmic Berrettini ha escluso qualsiasi problema di natura fisica. Berrettini: “Il problema non è il mio corpo, non rincorro tornei o classifiche” “Per fortuna ultimamente il problema non è il mio corpo, che comunque mi ha tolto tanti momenti della mia carriera. Tutti gli stop e le ripartenze che ho dovuto fare per tornare in campo e andare a caccia non mi hanno mai fatto sentire in controllo di quello che stavo facendo, mi trovavo sempre a rincorrere. Tutti però credo che abbiano dei problemi e delle sfide nelle loro carriere, sta tutto nella quantità di energie che uno ha per superare questi momenti. Penso di essere stato molto molto forte mentalmente, soprattutto negli ultimi 4/5 anni dove sentivo che tutto stava un po’ scivolando via. Poi qua e là mi sono sentito un po’ più debole, non godendomi il tempo in campo. È un peccato, perché è il mio unico obiettivo per la stagione: non sto rincorrendo nessuna classifica o nessun torneo, vorrei soltanto godermi il mio tempo in campo… A volte è stata dura, a volte meno”. Gli infortuni e il tennis che non è matematica “Sono stato abbastanza sfortunato da infortunarmi fin da quando avevo 12/13 anni. Sono sempre stato attento alla preparazione in palestra, alle ore in campo… Quando ero più piccolo stavo crescendo molto, non avevo neanche un muscolo ed è stato difficile gestire tutto il lavoro fisico che dovevamo fare per migliorare, insieme a quello svolto a livello tennistico. Quando sono arrivato al mio massimo è iniziato a cadere un po’ il castello, però fa parte del gioco: spingiamo il nostro corpo e la nostra mente al limite, sono comunque molto orgoglioso della mia carriera e di come ho sempre lottato. Il tennis però non è una matematica: non è che se tutto intorno a te è perfetto allora vincerai partite“. “Quando il problema non è il corpo è la mente, quando non è la mente è il braccio. Il bello del tennis è che devono esserci tutta una serie di cose collegate che ti permettono di competere. Oggi non sono riuscito a competere al mio meglio, non trovando la giusta energia e il giusto equilibrio. Quando questo succede mi dispiace tanto, perché il motivo principale per cui ancora gioco a tennis è che mi voglio godere questi momenti, le lotte, i ‘vamos’ in faccia, le racchette spaccate, i match point falliti e quelli concretizzati. A volte diventa un po’ tutto grande da gestire e nonostante io abbia le spalle abbastanza larghe vengo schiacciato un po’, quindi poi mi perdo il gusto e se perdi il gusto non c’è nessuna professione al mondo che ti possa piacere”. Roma può dare una spinta extra? “Roma è Roma, anche se in questo momento ora tutto farei tranne che prendere una racchetta in mano, però domani mi alzerò, sarà un altro giorno e la mia testa sarà un po’ più libera da determinati pensieri. Negli anni Madrid-Roma è sempre stata un’accoppiata durissima, due tornei a cui tenevo tantissimo ma che per via degli infortuni non sono mai riuscito a godermeli. Quest’anno che invece andava tutto bene da quel punto di vista, ma ci sono altre cose da analizzare“. ...

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