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Alcaraz e il problema al polso: cause e recupero spiegati da Claudio Zimaglia

Quel diritto giocato a Barcellona contro il qualificato Otto Virtanen al secondo turno ha lasciato un segno molto più profondo del previsto. Carlos Alcaraz, arreso al dolore al polso e fuori dai tabelloni degli Internazionali d’Italia e del Roland Garros, rischia di non tornare nel circuito per un po’. Dopo aver sentito il polso cedere durante uno scambio, il numero due del mondo è riuscito comunque a chiudere la partita, ma non a scampare la diagnosi di tenosinovite. Si tratta di una dolorosa infiammazione che coinvolge il tendine e la guaina sinoviale che lo riveste. Ingrossandosi, quest’ultima, aumenta l’attrito e rende ogni movimento un calvario. Un infortunio che si innesta su una zona già in sofferenza: nel 2024 il campione murciano aveva infatti riscontrato fastidi al muscolo pronatore dell’avambraccio destro, che lavora in sinergia proprio con l’articolazione del polso. Claudio Zimaglia, fisioterapista e osteopata che segue l’ATP World TOUR, approfondisce la condizione con Federica Cocchi de “La Gazzetta dello Sport”. Tenosinovite e patologie legate al polso Le cause principali di questi infortuni nel tennis sono legate a uno stile di gioco aggressivo, con colpi veloci e angolati grazie al polso – come fa Alcaraz –, che provocano microtraumi da impatto. Inoltre possono essere dovuti a tante ore di gioco senza l’adeguato recupero e a un attrito eccessivo dato da rotazioni energiche come il top spin. La combinazione di movimenti prepotenti, impatto con la palla e utilizzo di corde rigide crea uno stress meccanico che nel tempo va a infierire sui tendini – sottolinea Zimaglia. Quello che è successo ad Alcaraz, comunque, non è una brutta coincidenza. Nel tennis moderno il polso è molto esposto ed è comune riscontrare problematiche legate ad esso. “Le patologie più frequenti sono la tendinite dell’estensore ulnare del carpo, legata al rovescio a due mani o a un uso eccessivo del polso nel diritto. Poi c’è la sindrome di De Quervain, tipica di chi usa impugnature molto chiuse. Più complessa è la lesione della fibrocartilagine triangolare del polso, una struttura fondamentale che stabilizza l’articolazione e assorbe parte dei carichi tra radio e ulna. Nei casi più seri poi si possono osservare anche fratture dell’osso uncinato o instabilità carpali” spiega il fisioterapista. Si può intervenire per prevenire questi problemi tramite veri e propri protocolli integrati che includono preparazione atletica, biomeccanica e gestione del carico. È fondamentale un riscaldamento specifico di mano, polso e avambraccio, con esercizi di mobilità e attivazione muscolare. Cercando inoltre di migliorare la tecnica se serve – dice Claudio Zimaglia a “La Gazzetta dello Sport”. Sono utili anche strumenti come hand grip, flex bar o palline elastiche per rinforzare la muscolatura e lavorare su stabilità e coordinazione. Poi c’è chi ricorre a bendaggi funzionali, che però potrebbero portare a una rigidità eccessiva. L’influenza delle palline Il fisioterapista e osteopata del circuito, poi, evidenzia la mancanza di uniformità nel gioco dovuta alle palline – motivo di lamentele, tra i tanti, di Novak Djokovic e Daniil Medvedev. “Si passa da palline leggere e veloci a palline che, nel giro di pochi game, diventano più lente e pesanti. Questo costringe il polso ad adattarsi continuamente a resistenze diverse, senza tempo sufficiente per stabilizzarsi” dice Zimaglia, sempre a proposito di Alcaraz. Il deterioramento porta a spingere di più i colpi faticando e quindi aumentando il carico su tendini e legamenti. Altre palline, invece, presentano un nucleo più rigido e i tennisti attribuiscono al fenomeno il nome di “effetto sasso”, perché l’impatto diventa pesante come se si stesse colpendo una roccia. ...

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