You are here

I successi junior, le fatiche nel circuito maggiore, la guerra: il viaggio dolente e speranzoso di Marta Kostyuk

Con il quinto torneo 1000 della stagione 2026 l’occhio di bue del circuito WTA torna a posarsi su un’outsider dopo l’evento di Doha, primo WTA 1000 della stagione che premiò il grande talento di Karolina Muchova. Il Mutua Madrid Open va così a Marta Kostyuk, giocatrice di estro e di lotta, ragazza emotiva ma determinata, in alcune circostanze fragile ma dotata di coraggio e personalità da vendere. La sua è la storia di una ragazzina molto precoce, capace di salire alla ribalta nel circuito juniores nel 2017 con la vittoria nel torneo di singolare all’Australian Open e di doppio allo US Open (con Olga Danilova); in classifica arriva al numero 2 e all’inizio del 2018 passa le qualificazioni del torneo di Melbourne, superando nel confronto decisivo Barbora Krejcikova e aggiudicandosi due match del main draw per poi arrendersi alla connazionale Elina Svitolina. Inevitabile aspettarsi grandi traguardi per la prima tennista del 2002 capace di vincere un incontro in uno Slam, eppure il 2019 trascorre soprattutto sui campi dei tornei del circuito minore, alla ricerca dei punti che non riesce a raccogliere nei grandi eventi. Nell’anno della pandemia le cose vanno solo un poco meglio, ma arriva l’ingresso tra le prime cento, e nel 2021 tre semifinali la spingono fino al limitare della top 50. La strada nel circuito è ancora troppo impervia per lei e la svolta giunge nel 2023, quando a febbraio coglie il primo successo ad Austin, la chiave del suo ingresso tra la cinquantina delle migliori. L’anno precedente l’Ucraina viene invasa dall’esercito russo, un momento che la segna in maniera peculiare. La guerra Accade a Brisbane lo scorso gennaio, durante la finale: Kostyuk serve e prende la rete con un dritto dal centro verso destra, Aryna Sabalenka si rifugia in un lob con il rovescio. La traiettoria del colpo della numero uno del mondo è però troppo corta e la tennista ucraina si avvicina alla rete per chiudere con lo smash. Qualcosa però va storto nelle valutazioni di Marta in merito alla distanza dalla pallina quando si cimenta nel colpo risolutivo: l’impatto avviene molto in alto nell’ovale incordato della ragazza ucraina e la sfera gialla disegna una curva balorda, dalla velocità imprevedibile. Sabalenka prova a mettere la racchetta d’istinto ma il dritto che ne risulta è sbilenco e casca oltre le righe; Kostyuk, non meno sbalordita dal bizzarro tragitto della pallina, si gira e timidamente chiede scusa mostrando l’attrezzo colpevole. Aryna ride di gusto e le telecamere inquadrano le immagini rallentate dell’espressione di Marta subito dopo lo smash, un’espressione che suggerisce una battuta come: “oddio, cosa ho combinato mai?”. Lei sorride e per qualche istante il ghiaccio dei rapporti umani inquinati dal conflitto in corso in terra di Ucraina, invisibile eppure costante invariabile di ogni loro confronto, si scioglie. La guerra ha, inevitabilmente, deformato la carriera della ragazza di Kiev, spingendola nel 2023 a fondare, insieme con la sua famiglia la Fondazione che porta il suo nome e che si pone come scopo il favorire opportunità ai bambini del suo paese di giocare a tennis. Lei rilascia dichiarazioni dolenti e polemiche e posta sulle sue pagine social immagini di guerra o di un suo allenamento a Kyev interrotto dalle sirene antiaeree. Marta è una delle tenniste più decise e attive nel denunciare la situazione tragica in cui versa il suo paese. Non fa mistero di essersi rivolta a uno psicologo per affrontare la vita in un territorio di guerra, parla delle sue fragilità e polemizza forse più di ogni altra connazionale in merito al silenzio degli atleti russi e bielorussi sul conflitto. Difficile e forse inopportuno dare giudizi sui comportamenti degli attori coinvolti, sicuramente il carattere combattivo porta Marta a pronunciarsi, a uscire allo scoperto in maniera a volte anche ingenua. Lei ed Elina Svitolina, non a caso le atlete ucraine più rappresentative, avvertono probabilmente una responsabilità particolare nei confronti dei propri connazionali e non intendono risparmiare uscite sulla realtà che le circonda, che vede il loro paese aggredito a spregio del Diritto Internazionale. Il salto di qualità Nel 2024 perde due finali, a San Diego con Boulter e a Stoccarda con Rybakina: quattro set persi per 6-2, ma il salto di qualità è finalmente compiuto e si sostanzia nell’ingresso in top 20. L’anno successivo è più avaro di soddisfazioni ma non abbastanza da allontanarla, tranne che per qualche settimana, dalla top 30. Marta si fida di Sandra Zanewska, ex giocatrice e ora sua coach dal 2023, e i risultati del 2026 sono ben chiari: 17 vittorie su 21 incontri, chi la batte si chiama Sabalenka e Rybakina (2 volte). Elsa Jacquemot a Melbourne è l’unica vera storta di questi primi quattro mesi trionfali che la vedono 4-3 con le top 10, un confronto che durante il 2025 ha prodotto un poco confortante 1-7. Marta appare, di fronte alle grandi colpitrici che formano l’élite tennistica femminile, non abbastanza potente e sprovvista del colpo che decide lo scambio, questo magari pur chiedendo scusa al suo validissimo dritto, soprattutto giocato a uscire. Non è un caso certo che il suo record con Sabalenka sia 0-5 e che con Rybakina muti solo in virtù del suo successo ad Adelaide all’inizio del 2023; con Swiatek siamo 0-4, comprendendo un walkover. Tredici sconfitte sul campo, ventisei set persi e nemmeno uno vinto sono i classici numeri che infarciscono i record di una buonissima giocatrice che pare però non avere le risorse per combattere con le migliori. Le vittorie però come sempre generano fiducia e nuove sicurezze, e Kostyuk pare ora esser capace di livelli di intensità superiori, sembra esser consapevole della propria forza mentale. A Madrid ha superato due top 10 e una top 5 (Pegula); le avversarie, e il mal di pancia, le hanno tolto di mezzo le avversarie a cui più è allergica, ma una striscia vincente di tali proporzioni può concederle nuove e migliori aspettative anche nei confronti della nobiltà del ranking. A Roma difende gli ottavi di finale, mentre a Parigi addirittura un primo turno: con un buon sorteggio può avvicinare ulteriormente la prima decina del computer e crescere ancora nella Race, che con i mille punti madrileni la vede al nono posto con circa 400 numeri di vantaggio sulla immediata inseguitrice. Vedremo presto se Marta sceglierà di giocare al Foro o se vorrà riposarsi per puntare direttamente al Roland Garros: sia come sia, benvenuta Marta tra le migliori 15. ...

Related posts

Leave a Comment

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi