You are here

WTA Roma, Oliynykova: “Chiedo l’esclusione di russi e bielorussi dal tour”

Da Roma, il nostro inviatoOleksandra Oliynykova gioca un ottimo tennis, aggressivo e godibile. Ma quello è il meno, se confrontato a ciò che dice ai microfoni. Alla sua forza, alla sua volontà di parlare senza freni né peli sulla lingua. Sempre con un solo pensiero, un chiodo fisso. Rivolto alla difficile situazione in Ucraina. A tal punto che la WTA le ha chiesto di non scrivere più nulla a riguardo. E proprio ieri l’ucraina ha postato un’immagine riguardante Kudermetova. Kudermetova e il nastro di San Giorgio “Per ora non mi hanno detto nulla su quel post“, racconta Oliynykova a me e al collega Charlie Eccleshare di The Athletic, “in passato però mi sono sentita messa sotto pressione: non volevano che facessi nomi nella mia dichiarazione. Il problema è che io non sto inventando niente, mi limito a riportare dei fatti, e questi fatti hanno un impatto diretto sulla mia vita. È semplicemente la verità. Quando parliamo di guerra e di partecipazione alla propaganda pro guerra, dobbiamo capire che è proprio questo che motiva molti russi ad andare in Ucraina e ad uccidere persone innocenti. Io vivo in Ucraina, subisco tutto questo sulla mia pelle. Quello che dico, anche se può risultare scomodo per qualcuno, per me ha un costo altissimo in termini di salute e, potenzialmente, di vita. Per altri può essere solo qualcosa di fastidioso, ma io sono una vittima della guerra e non trovo giusto che mi si punisca o che si limiti in qualsiasi modo la mia libertà di espressione. Lo trovo orribile, sbagliato, lontano dai valori dello sport e dalla solidarietà che lo sport dovrebbe rappresentare. E non sto attaccando nessuno a livello personale: non ce l’ho con Kudermetova come persona, sto solo descrivendo un fatto concreto che chiunque può verificare in cinque minuti facendo una ricerca su Google. E questo fatto mi tocca direttamente“. “L’immagine è il nastro di San Giorgio”, prosegue Oliynykova, “un simbolo che in molti Paesi europei è proibito e che a Berlino, per esempio, è stato bandito nelle celebrazioni dell’8 maggio in memoria della fine della Seconda guerra mondiale. Questo simbolo è vietato e lei lo ha usato sul suo account ufficiale di Instagram. Credo che questo sia un caso sul quale la WTA dovrebbe intervenire, e sicuramente non punire me perché ne parlo pubblicamente. Penso di aver spiegato abbastanza chiaramente la situazione“. Oliynykova e l’esclusione dei russi Il pensiero dell’ucraina è radicato, molto in profondità. Soprattutto riguardo la partecipazione ad eventi sportivi degli atleti russi e bielorussi: “Quando parliamo di Russia e Bielorussia dobbiamo tenere presente che sono Paesi che trasformano tutto in propaganda: sport, cinema, musica, cultura. In questi Paesi ogni ambito viene messo al servizio del regime, che è qualcosa di terribile. Per questo io credo che gli atleti russi e bielorussi dovrebbero essere esclusi dalle competizioni. Finché continuano a gareggiare, i loro Paesi useranno i loro risultati per normalizzare la guerra, per mandare il messaggio: abbiamo attaccato un altro Paese, ma possiamo comunque partecipare alle Olimpiadi e allo sport che conta. È anche da qui che nasce la spinta di tante persone in Russia ad andare in guerra. Se la loro società non normalizzasse la guerra attraverso lo sport, la cultura, la musica, forse quella stessa rabbia si rivolgerebbe contro il regime“, prosegue, emotivamente coinvolta, Oliynykova, “invece uccidono persone innocenti in Ucraina, convinti che, una volta tornati, saranno di nuovo accettati dalla società. E questo è esattamente ciò che molti musicisti, attori, registi, atleti professionisti, comprese tenniste e tennisti, stanno comunicando loro con il proprio comportamento. Io penso che il compito del mondo libero e democratico sia quello di mostrare che non siamo disposti ad accettare questa normalizzazione, che la consideriamo qualcosa di orribile che non vogliamo vedere“. La voglia di farsi sentire “Continuerò a parlare anche se mi hanno minacciato di squalifiche e multe“, va ancora più a fondo Olyinykova, “perché è ciò in cui credo profondamente. Per me questi sono i veri valori dello sport: dire la verità, raccontare la propria storia, assumersi la responsabilità di quello che si rappresenta. È importante spiegare cosa significa vivere in Ucraina oggi: le persone che amo sono al fronte, non le vedo da mesi, e quando torno a casa vivo sotto attacco. Di notte mi sveglio per le esplosioni, sento l’appartamento che trema perché i bombardamenti avvengono vicino a dove vivo. Voglio che la gente lo sappia, non voglio nasconderlo“. Si può opinare, essere più o meno d’accordo, ma è indubbio che Oliynykova stia lanciando un messaggio davvero difficile da ignorare: “Per me essere aperta e parlare è fondamentale. E se iniziassi a censurarmi, se decidessi di rimanere in silenzio, tutto il resto – continuare a giocare, viaggiare, stare nel tour – perderebbe completamente di senso. Non ho mai giocato per i soldi o per la fama, la mia motivazione è sempre stata essere onesta con le persone, condividere la mia storia e difendere il mio Paese. Per questo continuerò a espormi e non ho paura di essere squalificata: se smettessi di parlare, niente avrebbe più senso comunque“. Oliynykova: nessuna mezza misura “Chiedo l’esclusione degli atleti russi e bielorussi dal tour“, va giù pesante l’ucraina anche sui colleghi tennisti, “molti di loro sostengono la guerra o partecipano direttamente alla propaganda pro guerra, e le prove sono numerose. Almeno, vorrei vedere delle reazioni concrete ai fatti di sostegno al regime: cominciamo da questo. Ma tra le giocatrici e i giocatori che conosco in giro per il tour, non ne vedo uno che condanni davvero Putin e l’aggressione contro l’Ucraina. Il loro ‘essere contro’ è al massimo: occupiamo tutta l’Ucraina e poi smetteremo di bombardarvi. Questo per me non è essere contro la guerra, è solo cercare di cancellare il mio Paese dalla mappa“. Ascoltare Oliynykova, sentire quanto sia coinvolta, quanto per lei davvero pesi la situazione, è importante. Serve a ricordarci che ancora in Ucraina la situazione è tutt’altro che semplice. Che fa bene guardarsi intorno, capire che non è tutto rose e fiori. E che anche dietro i sorrisi più grandi ci sono storie da raccontare. Che tutto fanno fuorché regalare sorrisi: “Io non posso accettare l’idea di non avere più un luogo dove tornare, e so che in uno scenario del genere probabilmente verrei uccisa, insieme a molte delle persone che amo. È qualcosa di talmente terribile che non riesco neanche a immaginarlo fino in fondo. E sapere che chi ha queste convinzioni continua a competere regolarmente nei tornei internazionali mi sembra profondamente ingiusto. Non credo sia corretto che persone con queste idee continuino a essere parte del circuito“. ATP Roma, Bellucci: “Fare questo lavoro sin da giovani non porta serenità”di Andrea Binotto ATP Roma: Sonego non trova mai il suo tennis, Buse lo piega in due setdi Pietro Sanò ATP Roma: avanza Bellucci, eliminati Maestrelli e Cadenassodi Sabrina Giorgi WTA Roma, Oliynykova: “Chiedo l’esclusione di russi e bielorussi dal tour”di Pellegrino Dell’Anno ...

Related posts

Leave a Comment

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi