ATP Roma – L’ennesima denuncia di Djokovic: “I tennisti non hanno alcun potere…” Uno sport che paga solo i primi 100
Niente di nuovo sotto il sole, si dirà. Però quando il grande tennis si avvicina a Roma, e anche Nole Djokovic che al Foro Italico ha trionfato solo 6 volte nell’arco dei suoi 40 Masters 1000 coronati da successo – quando glielo ho ricordato ieri… ha preteso assolutamente che io aggiungessi anche il fatidico “NOT TOO BAD!” – viene interpellato sulla questione che anni fa lui e Pospisil con la PTPA avevano sollevato ma ben pochi fra tennisti miopi (o egoisti) e dirigenti (lungimiranti nella difesa dei loro interessi e ancora più egoisti) avevano appoggiato, ribadisce con forza quanto sempre sostenuto. E che è tornata di attualità perché recentemente ha trovato proseliti in due numeri uno del mondo, Aryna Sabalenka e Jannik Sinner. I quali non hanno certo bisogno di soldi e per questo – il discorso valeva anche per Nole Djokovic – dovrebbero essere ancora più apprezzati dai colleghi e da tutti quelli che pensano che effettivamente gli Slam che si vantano ogni anno di aumentare i loro montepremi e… soprattutto i premi per chi li vince (e che ne hanno meno bisogno), dovrebbero distribuire molti più soldi dell’attuale 15% ai giocatori che sono i veri protagonisti dello spettacolo. Negli sport americani i protagonisti arrivano a dividersi quasi il 50% dei ricavi degli eventi di cui sono i primattori. Il discorso è stato di recente riproposto perché recentemente appunto è diventato un fatto noto che la federtennis francese incamera 400 milioni di euro dal suo Slam. E mentre la federazione francese si faceva vanto del fatto che il montepremi per il 2026 sia salito a 61,7 milioni, beh ha fatto boomerang, perché ai giocatori da soltanto (circa) il 15%. O sei fortissimo, un top-player, o quantomeno uno dei primi 60-80 del mondo, oppure fai sacrifici per anni per emergere a livello dei top-100 e se non sfondi fai la fame. Per cominciare a capire il nocciole della questione, infatti, va detto che alla “spartizione” iniqua di quel montepremi ci arrivano soltanto – a seconda dei risultati, dei turni passati – soltanto 128 giocatori e 128 giocatrici dei due tabelloni principali di uno Slam. Ai doppisti che non siano top-ten, ai partecipanti alle qualificazioni, restano poco più che briciole detratte spese sostenute per anni. I 128 – ricordo – sono i primi 104 dei ranking ATP e WTA, più i 16 tennisti che superano le qualificazioni, più le 8 wild card “invitate” dagli organizzatori. In tutti i tornei del circuito ATP e WTA, anche i Masters 1000 che pure durano spesso quasi due settimane (fra viaggio e il resto), chi perde al primo turno prende molto meno che negli Slam: a Roma, ad esempio, 21.285 euro. Se uno si deve pagare viaggio, albergo per il proprio team (sempre più ampio e sempre più costoso per chi voglia investire su se stesso), restano appunto briciole, anche se parliamo sempre dei primi 80 giocatori del mondo. Ad aver guadagnato in 10-15-20 anni di carriera più di un milione di dollari di premi ufficiali lordi (da tasse e da spese eh) sono stati 873 tennisti nella storia ATP del tennis. Li Tu figura come il n.873 nella lista dei “ricchi” – si fa per dire – con racchetta. Si parla quindi, al di fuori di quei 538 (Agenor è il n.538) che hanno “incassato” lordi 2 milioni di dollari, di tennisti che hanno a stento sbarcato il lunario per una carriera presumibilmente durata – fra gli anni in cui spendevano e basta e quelli in cui anno cominciato a guadagnare qualcosina – non meno di 10-15 anni. Dei guadagni dei professionisti dei quattro sport americani più importanti, basket, baseball, football e hockey su ghiaccio, non so abbastanza per poter fare paragoni. Ma ho letto recentemente un articolo in cui si spiegava che i calciatori (le cui spese per le trasferte sono pagate dalle squadre, perfino quando si fanno male se sono sotto contratto… mentre nel tennis le spese dei team sono a carico del tennista… e se uno si fa male sono cavoli suoi, vero Rune? Vero Berrettini? Cito nomi che hanno sfondato, per facilitare la comprensione, ma sono molti di più quelli che non ci sono riusciti!) che giocano in squadre partecipanti ai campionati di massima serie (la A da noi ma anche la B in gran parte dei casi), e in tutti i campionati stranieri di prima fascia non guadagnano mai meno di 100.000 euro (i meno forti e meno pagati eh) all’anno. Quanti sono al cospetto dei circa 100 tennisti che possono raccontare di passarsela bene? Fate voi il conto: oggi in genere ogni squadra ha 25 giocatori e in ogni campionato di massima serie ci sono dalle 18 alle 20 squadre. Moltiplicate quei 25 per 20 squadre e sono 500 giocatori per ogni nazione che oggi vivono benino. 500 per nazione vuol dire che se anche fossero soltanto 10 le nazioni nel mondo che pagano discretamente i calciatori, i professionisti del calcio non sono meno di 5.000 mentre quelli del tennis non arrivano a 150. Non si può paragonare così in fretta il calcio e la sua popolarità al tennis, però il divario è davvero stridente, soprattutto quando gli organizzatori degli Slam e oggi anche di buona parte dei Masters 1000 guadagnano tutto quel che guadagna (e con due settimane di incassi, di diritti tv, di sponsorizzazioni) sempre di più. Dice Djokovic: “La posizione dei giocatori non è quella che dovrebbe essere nei tornei del Grande Slam e nei circuiti. In generale, non è all’altezza”. “Ecco perché ho co-fondato l’associazione dei giocatori, la PTPA. È stata la mia ricerca di una soluzione più profonda e significativa, un po’ al di fuori del sistema, perché è strutturato in modo tale da non avvantaggiare i giocatori in tutti i campi. Anche in passato ho notato che molte volte le persone distorcevano le mie parole e dicevano che stavo chiedendo più soldi per me stesso, anche quando vincevo gli Slam. A voi piace mettere titoli del tipo ‘Il vincitore del Grande Slam ottiene questo e quello, mai così tanto nella storia’. “Ma non stiamo parlando dei giocatori con un ranking più basso, quelli di prima fascia, la base dei tennisti che stanno facendo fatica. Stanno abbandonando il tennis per mancanza di finanziamenti. Credo che siamo l’unico sport a livello mondiale, se si considerano tutti gli sport globali, a trovarsi in questa situazione particolare in cui non abbiamo una certa sicurezza finanziaria, o garanzie per i giocatori con un ranking più basso. Non so se la situazione sia cambiata negli ultimi due o tre anni. All’epoca, all’interno della PTPA, facevamo conteggi, studi e ricerche per capire quanti giocatori, tra uomini e donne, nel singolare e nel doppio, vivessero di questo sport”. “Si tratta di un numero molto, molto esiguo. Quando parliamo di vivere di questo sport, intendiamo che alla fine della giornata, dopo aver fatto i conti e aver coperto tutte le spese, i viaggi e il team, ti rimangano dei risparmi da poter investire in qualcos’altro. È un numero molto esiguo. Alla fine dei conti, questa è sempre una discussione aperta. Il tennis, come qualsiasi grande sport globale, è un grande business. Non è così semplice. “Naturalmente, deve essere affrontato da tutte le parti con la volontà di lavorare insieme e capire qual è la formula giusta. Un altro aspetto che va sottolineato è che il monopolio nel nostro sport è molto forte. Se si ripensa a quando è stata fondata l’ATP, il tennis è cambiato molto, ma ci sono alcuni aspetti della struttura che sono rimasti immutati. I giocatori che fanno parte del consiglio dei giocatori non hanno assolutamente alcun potere. Sono stato presidente del consiglio per molti anni. In pubblico si potrebbe pensare che ci sia un certo potere nell’eleggere il rappresentante dei giocatori. Poi c’è un consiglio di amministrazione. Ma l’intera struttura è concepita in un certo modo in cui i giocatori semplicemente non riescono a ottenere ciò che vogliono. Ecco perché i giocatori di punta si riuniscono e cercano di negoziare direttamente con gli Slam, cosa che ritengo sia la strada giusta. Bisogna cercare di trovare modi per trarne vantaggio”. Io concludo qui, dopo aver riportato le dichiarazioni di Djokovic: i giocatori troppo giovani sono troppo impegnati a crescere nello sport che praticano, per improvvisarsi sindacalisti. E quelli più anziani, come Djokovic, dopo aver combattuto vane battaglie si sono stufati di continuare a battersi per gli altri. Anche se ogni tanto riaprono bocca. Ma chi dà loro retta? Chi mai la darà? Quando potranno mai cambiare le cose se nel board dell’ATP – è un esempio – gli organizzatori dei tornei hanno lo stesso peso dei giocatori. Ci sono 4 rappresentanti degli uni e 4 degli altri. E poi il chairman che ha il voto determinante quando su una questione ci siano 3 direttori di torneo che la pensano in un modo e 3 giocatori che la pensano in un altro. Il che accade su tutte le questioni economiche importanti. Chi organizza i tornei e mette in palio il montepremi, quale che esso sia, il 15% dei ricavi o altro, ha sempre il coltello dalla parte del manico. I giocatori, di uno sport superindividualista, saranno mai capaci di far davvero squadra? Quando Djokovic, tempo fa, ha mollato la PTPA di cui era l’ispiratore, si è capito che lui non ci credeva più. ...