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Diario dal Foro, giorno 3: cosa rimane a questo Berrettini dopo Roma?

Viene quasi voglia, al termine della terza giornata di gare agli Internazionali BNL d’Italia, di fare un pezzo monotematico. Argomento? Semplice, Matteo Berrettini a Roma. Certo, citiamo la capitale in quanto teatro specifico, ma più in generale il periodo dell’azzurro è complicato, di quelli che lasciano tanti dubbi e poche risposte. Mi perdonerete se oggi dedicherò a lui buona parte di questo diario. Anche perché Oleksandra Oliynykova meritava assolutamente un pezzo per sé. Berrettini, a Roma il cuore “Mi dispiace che abbia giocato così a Roma, ma conta accettare e andare avanti“. Prima ancora che riflettere su una prestazione opaca, con troppi errori, Berrettini quasi si scusa per aver giocato così proprio a Roma. Proprio nella sua città, il torneo a cui lui tiene di più. Il torneo di casa, dove ha sempre sognato di giocare. Dove per ora rimane isolato quel quarto del 2020, anno del COVID, quindi senza pubblico. Ma è sbagliato rimpiangere il passato piuttosto che vivere nel presente. E questo Matteo lo sa. Perché ha perso nonostante fisicamente stesse bene. Nonostante venisse da un buon quarto a Cagliari con ben sei giorni per recuperare prima di scendere in campo. Ma allora cosa c’è non va? Il rovescio non ha mai funzionato eccessivamente bene, questo è vero. Ma a spaventare nella sconfitta contro Popyrin sono stati i troppi errori di dritto. Dei gratuiti che faceva strano vedere uscire dalla racchetta di Berrettini. Che ogni tanto si guardava intorno, quasi ad accertarsi di essere a Roma. Quasi che la responsabilità di giocare a casa pesasse più del dovuto. E adesso? Berrettini, che succederà? Se c’è una qualità che apprezzo più di altre di Berrettini è l’onestà, e la capacità di essere autocritico. Non ha cercato scuse né alibi per la sconfitta, ma l’ha definita una sua brutta giornata. Non si è arrampicato sugli specchi, consapevole di essere partito bene per poi spegnersi via via. Quasi senza energie mentali, che un tempo ne contraddistinguevano i match. Quella cattiveria sembra solo un brutto ricordo, quell’intensità si vede a tratti. Rari. Ma è inutile chiedersi il futuro, in termini di ranking, cosa riserverà. Berrettini, in top 10, non tornerà. Forse neanche in top 20. Ma può ancora dire la sua, specie in alcuni tornei. Può fare exploit, può divertirci. E soprattutto divertirsi. Perché è lui che prima di tutti deve tornare a giocare con gioia, a sorridere in campo, a sentirsi contento dopo un vincente. Lui merita di riavere il suo tennis per vivere al suo massimo, perché a questo ha sacrificato tutto. Non è tempo di dire basta, è tempo di calibrare le aspettative nel modo giusto. Di porsi un minimo obiettivo, come anche la top 50, e perseguirlo. Per primo dovrà capirlo Berrettini. Che forse è stato anche troppo ottimista prima di scendere in campo. L’ottimismo è una qualità, e ad un tennista di alto livello fa bene. Ma può facilmente poi rivelarsi un’arma a doppio taglio se le cose non vanno come sperato. Non sarà una sconfitta a cambiare la carriera brillante di Berrettini. E non è una goccia che farà traboccare un vaso eccessivamente colmo. A 30 anni nulla è perduto, ma tocca ritrovare fiducia e vittorie. Anche abbassandosi un po’ di livello. Perché il tennis in Berrettini scorre ancora. Bisogna acciuffarlo finché si è in tempo. E vederlo in conferenza dopo la sconfitta più arrabbiato che deluso, più frustrato che triste, giusto leggermente sconsolato, mi lascia ben sperare. La lucidità è la chiave. Neanche Roma basta a ritrovare Tsitsipas “Tsitsipas ha perso“, mi segnala un collega in sala stampa. Faccio spallucce, e torno a battere sui tasti. Già, siamo a questo punto della carriera del greco. Un punto in cui vederlo perdere al primo turno a Roma, dove aveva raggiunto cinque volte almeno i quarti nelle ultime sette edizioni, non lascia più stupiti. A sorprendere forse sarebbe stato vederlo vincere. Ha definito Machac un sorteggio sfortunato, rifugiandosi dietro i soliti specchietti per le allodole nella zona mista post match. Durata pochi minuti, giusto per adempiere alla formalità. Il pubblico neanche affollava gli spalti per vederlo, nessuno lo cercava tra gli allenamenti. E neanche gli addetti ai lavori sono impazziti per la sua sconfitta. E l’assenza di giornalisti greci dovrebbe far riflettere. A Tsitsipas sta succedendo la cosa peggiore possibile: sta venendo dimenticato, perso nei meandri della classifica ATP. Problema di tennis? Forse no, perché neanche gioca così male. Ormai il suo livello è quello, immaginare certi picchi di un tempo sarebbe folle. Due finali Slam e tre titoli a Montecarlo chiamano vendetta. Ma, come un celebre fumetto recitava (parafrasando): “Stefanos…mai più Tsitsipas“. A differenza di Berrettini, lì speranze non ce ne sono più. E c’è davvero poco da fare, se non vedere consumarsi un grande talento. Che l’incapacità di cambiare, la poca umiltà nell’allenare un rovescio che sfigura in top 150, hanno frenato. Dal vincere Slam, perché con quel servizio e quel dritto, quella sensibilità a rete, parliamo di tali livelli. Che, nel sole di un caldo e affollato pomeriggio romano, si confondono nella nebbia dei ricordi. E di fan che preferiscono gironzolare per il site, piuttosto che vedere Tsitsipas. ...

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