ATP Roma: Jimmy Arias e quel record che non verrà mai battuto
Venerdì 8 maggio 2026 è stata una data storica per gli Internazionali BNL d’Italia. Per la prima volta più 40.000 persone hanno varcato i cancelli del Foro Italico per assistere dal vivo al Masters 1000 di Roma. Un successo senza precedenti per tutti, dalla FITP agli addetti ai lavori. Che non ha potuto non ricordarmi dell’edizione del 1983. Legata a doppio filo a Jimmy Arias. Pochi di coloro che oggi leggono di tennis sanno infatti chi sia Jimmy Arias. Oggi lui commenta gli Internazionali d’Italia per Tennis Channel. Nel 1983 invece li vinse battendo Higueras in finale una settimana dopo aver vinto anche il “mio” torneo di Firenze sconfiggendo Francesco Cancellotti. Anche se io vi racconterò fra poche righe perché ne scrivo oggi a proposito di quella finale romana che ha battuto un record insuperabile, non è un Carneade. E’ stato n.5 del mondo. Ha raggiunto semifinale allo US Open in quello stesso anno 1983 ma poi anche i quarti al Roland Garros nel 1984, gli ottavi a Wimbledon, il terzo turno all’Australian Open. E vinto 5 tornei, fra cui Indianapolis battendo Gomez e Palermo superando in finale José’ Luis Clerc. Con Andrea Jaeger vinse anche il doppio misto a Parigi. Aveva esordito precocissimo nel circuito professionistico a 16 anni. Lui e Aaron Krickstein, altro enfant prodige fecero conoscere al mondo del tennis il coach dei coach, Nick Bollettieri. Krickstein è stato il più giovane tennista a raggiungere i top 100 della classifica ATP, issandosi alla posizione no97 il 17 ottobre 1983, all’età di 16 anni, 2 mesi e 15 giorni, nonché il più giovane top 10 della storia, grazie alla nona posizione raggiunta il 13 agosto 1984, a 17 anni e 11 giorni. Nel 1984, all’età di 17 anni, prese parte al Masters disputatosi al Madison Square Garden di New York, diventando il più giovane tennista a partecipare a questo torneo. Di Arias intanto segnalo la data di nascita: 16 agosto (1963) come un certo Jannik Sinner. Sia Arias sia Krickstein avevano dritti coperti formidabili che sembravano il marchio di fabbrica di Bollettieri e della sua Accademia di Bradenton. Dove fu mandata anche Raffaella Reggi. E da lì sono usciti in tanti, tantissimi: Agassi, Courier, Haas, Sharapova, Rios, Seles, Kournikova, El Ayanoui. E chissà quanti ne dimentico. A rete non venivano mai, ma erano tutti straordinari attaccanti da fondocampo, capaci di imprimere una grandissima pressione sul gioco e gli avversari. Ma ora vi dirò perché ho deciso di scrivere di Arias in questi tempi in cui il tennis in Italia va talmente a gonfie vele – effetto Sinner e prima di lui Berrettini – che il presidente Binaghi (con la scusa di travestirsi da Robin Hood “per rubare ai ricchi per distribuire ai poveri!“) mette prezzi quasi inavvicinabili per una famiglia normale e ciononostante è tutto sold out. Beh, nella finale del 1983, quando si era spento il clamore per il tennis italiano dovuto al trionfo di Panatta su Vilas al Foro Italico del ’76, alla finale di Zugarelli del ’77, alla nuova finale di Aaaa-driaaa-noooo contro l’Orso Borg, alle 4 finali in 5 anni della nostra squadra di Coppa Davis, per assistere agli scambi infiniti e noiosissimi dei due arrotini Arias e Higueras si radunò sul centrale – che allora era ma non si chiamava ancora Pietrangeli – una vera folla record…mille persone! Mai ce n’erano state meno e mai ce ne sarebbero state di meno! Anche la prevendita era stata prevedibilmente scarsa. Gli Internazionali di quell’anno erano stati disertati dai big del tempo come Lendl, Wilander, Vilas, McEnroe, Connors. Testa di serie n.1 era José Higueras, n.2 José Luis Clerc e uno degli americani più inguardabili di quell’epoca, Eliot Teltscher, finalista battuto l’anno precedente, era il n.3. Una pena. Tutto il torneo fu un disastro in termini di pubblico. Binaghi si sarebbe suicidato. Altro che Robin Hood! E la finale fu prevedibilmente noiosa. Arias, appena un tantino più brillante grazie al dritto che era una vera frustata di polso, la vinse 6-2 6-7 6-1 6-4. Neppure l’anno dopo, 1984, ci si divertì granché con la finale Gomez-Krickstein come anche il solo punteggio lascia immaginare: 2-6 6-1 6-2 6-2. Negli anni successivi sarebbe andata un po’ meglio, certo molto meglio che nell’anno di Jimmy Arias. Ma a lui non ditegli del suo record imbattibile. Non gli farebbe piacere. E poi lui è uno che non le manda a dire dietro le spalle: nel luglio 2023 certi suoi commenti nei confronti di Iga Swiatek suscitarono molte polemiche: “La polacca ha il vizio di tenere il cappellino sempre basso, non si riesce nemmeno a vederla in volto durante le partite. In questo modo non si crea connessione con il pubblico. Non è un problema se a volte si arrabbia, ma vorrei vedere la sua personalità“. Suscitò un putiferio. Quasi come per Kyrgios: “Quest’anno ha giocato una sola partita, mi pare si prenda una pausa ogni due anni. Non so se il polso, il ginocchio o il tatuaggio gli facciano male per aver giocato troppo a Pokemon“. ...