Roland Garros, Berrettini: “Wimbledon? Non credo mi daranno una wild card, pronto a fare le quali”
Erano passati cinque anni dalla vittoria più recente di Matteo Berrettini al Roland Garros. Era il 2021, l’azzurro si spinse ai quarti di finale, perdendo solo contro Novak Djokovic. Da allora è passata una vita, è cambiato tutto…ma Berrettini ha ancora di vincere, di provarci, di lottare. Lo dimostra la bella vittoria in rimonta contro Marton Fucsovics, sconfitto in quattro set. Una grande soddisfazione, come si evince anche in conferenza stampa, per l’ex n.6 al mondo. D: Come ti sei sentito in campo, parlaci delle condizioni e delle sensazioni.Berrettini: “Mi piacciono queste condizioni, come si alza e rimbalza la palla. Sono contento di esserci per la prima volta dal 2021. Ho trovato andando avanti la giusta mentalità, è importante per me questo torneo“. D: Sei tornato tante volte da infortuni. Come si fa, cosa succede, a cosa si pensa? Berrettini: “Quando arrivano gli infortuni sei sempre negativo, non vuoi fermarti e pensi ‘avrei potuto fare questo, avrei potuto fare quello‘. Allo stesso tempo però mi guardo allo specchio e vedo ancora la mia carriera e quello che ho ottenuto. Chi mi conosce da quando ero bambino sa che mi infortunavo già da quando avevo più o meno 12 anni, quindi in un certo senso fa parte di chi sono. Se da una parte ho un grande servizio, dall’altra ho anche questo tipo di problema, però ho anche una mente resiliente e lavoro sempre duro per tornare, perché mi piace competere. Mi piace mettermi in situazioni in cui la maggior parte delle persone farebbe fatica: più le cose si fanno dure, più io ci sono, sono un po’ “psycho” da questo punto di vista. Nei prossimi anni voglio continuare a fare questo: competere, divertirmi, vincere più partite possibile. Come ho detto, sono cinque anni che non giocavo a Parigi e fa bene essere qui a parlare dopo una vittoria“. D: Sei di quattro fuori a Wimbledon. Chiederai wildcard o giocherai quali?Berrettini: “Non penso mi concederanno una wildcard. Se dovessi entrare, entro, altrimenti giocherò le quali. So il mio livello qual è, Wimbledon è uno dei miei tornei preferiti. Per me è importante come gioco, piuttosto che per cosa gioco. Vorrei tornare in top 20? Certo, ma c’è un processo. Ora siamo a Parigi, voglio godermi la permanenza e l’atmosfera, anche i campi piccoli. Mi ha ricordato la prima volta qui nel 2018. Ho giocato solo due volte quali in uno Slam, US Open e Australian Open, e poi sono rapidamente arrivato in top 100. Ma se dovrò lo farò, a volte devi rientrare“. D: Sei arrivato qui sulla scia di risultati che non ti soddisfacevano, ma sentivi di poter alzare il livello. Hai perso un primo set con occasioni, da lì cosa è scattato?Berrettini: “Ho fatto i conti nelle ultime settimane con la parte di atteggiamento, energia. Credo di essermici ritrovato anche nel primo set, in cui non riuscivo ad alzare i giri del motore, ed ero statico. Invece di darmi addosso mi sono detto che ci stavo provando, quello che ho sempre fatto. Trovata la quadra sono andato avanti. Dovevo superare un po’ di tensione iniziale“. D: Si parla sempre della parte fisica, della parte mentale. Ma tennisticamente ti mancava qualcosa, che ora stai ritrovando?Berrettini: “Paradossalmente è la parte a cui sento di dover aggiungere meno. Questo sport è fatto da tennis, testa e fisico. Negli ultimi anni il livello l’ho sempre avuto, non mi sono mai sentito indietro. Ma devi incastrare queste tre cose per farle funzionare. Sto cercando di trovare la quadra, ho dato un’aggiustata al tempo del servizio. Mi sento meglio, faccio meno fatica a servire…soprattutto tre su cinque è fondamentale“. Vanni Gibertini: Come ti senti dal punto di vista mentale? E che rapporto hai con la tua professione? Cosa ti rende felice di andare in campo? Qualcosa di diverso rispetto a quindici anni fa?Berrettini: “Sicuramente è diverso rispetto a prima, sarebbe anormale il contrario. Quello che mi fa scendere in campo è rendermi conto di quanto mi sento vivo quando competo. Quelle sensazioni lì, come annullare palle break e lottare mi spinge ad andare avanti, a superare un limite che ho già oltrepassato tante volte. Ma sono convinto di voler fare questo, mi piace giocare e stare in campo come oggi. Bisogna accettare che in tante cose positive successe altre mi hanno messo in difficoltà, e a volte scricchiolo“. D: Avrai Rinderknech, che forse ti ricorda un infortunio (US Open 2023, ndr). Avrai probabilmente il tifo contro, come ti relazioni con questo?Berrettini: “Dopo aver vissuto il tennis senza pubblico preferisco avere una bolgia contro. Giocare con lui qui è una bella cosa. Ci svegliamo e lavoriamo per questo tipo di emozioni e partite, sarà complicata per mille aspetti. Sono contento che ci sarà una bella atmosfera. E anche un campo più bello“. D: Che regalo ti sei fatto o ti hanno fatto per i 30 anni che ti è piaciuto di più? E il giorno dopo ti sei svegliato pensando “Adesso qual è il limite?” oppure con più leggerezza, dicendo “Ho 30 anni, ho fatto una grande carriera, mi diverto e vado avanti così”? Berrettini: “Ho pensato sia a leggerezza che a pesantezza, la mia testa è un frullatore. Ho avuto tantissimi regali, quadri di me che gioco, collane, bigliettini, libri. Ma soprattutto ho fatto beneficenza. Una cosa che non mi piace pubblicizzare, andrebbe fatta a prescindere. Ho chiesto a chi voleva farmi un regalo una donazione a una Onlus che aiuto (Atleti al tuo fianco). In primis perché ho tutto, sono fortunato e posso permettermi tutto quello che c’è nel mondo. Preferivo aiutare persone più sfortunate, fare qualcosa per gli altri, che è sempre buono. Si è raggiunta una bella somma. Si aiutano persone che soffrono a livello psicologico, day by day, soprattutto per il cancro. Ricevo lettere da ragazzi che così possono comprare e scegliere determinate cose. Una cosa che mi colpisce è che sotto chemio solo i gelati puoi mangiare, e c’è un frigo con il mio nome sopra. Ogni volta che prendono un gelato ringraziano il mio nome. Ricevere queste lettere e ringraziamenti è uno dei motivi per cui si gioca“. ...