Roland Garros, Cobolli: “C’è uno spiraglio per tutti. Vince chi sogna di più”
Flavio Cobolli è il primo italiano a staccare il pass per gli ottavi di finale del Roland Garros 2026. Per la seconda volta in carriera giocherà un quarto turno Slam, dopo Wimbledon lo scorso anno. E il risultato arriva dopo una bellissima vittoria, in controllo totale, contro Learner Tien. Una grande soddisfazione per Flavio, come si evince anche dalla sua conferenza stampa. Che svolge chiedendo una felpa vista la forte aria condizionata della sala conferenze. Vanni Gibertini: La parte del tuo tabellone è molto aperta. Ti vedi come un contendente per la vittoria?Cobolli: “(fa finta di toccare ferro) Penserò partita per partita, ci sarà di sicuro un nuovo campione Slam. Ma non voglio pensarci, ho una partita molto dura alla prossima, ha battuto Cerundolo. Devo essere pronto a lottare di nuovo“. Ubaldo Scanagatta: C’è un’aria diversa, hai detto. Rispetto ai quarti a Wimbledon, qui sei agli ottavi senza perdere set con prospettiva diversa, che emozione ti procura? Che sensazioni hai, sogni più facilmente in grande?Cobolli: “Ho sempre la mia stessa routine. Il giorno dove vinco vado a cena con i miei amici, il giorno prima della partita con il team. Ho la mia routine e i miei pensieri. So che c’è una chance in più rispetto agli altri Slam, anche a Wimbledon. Qui si gioca sulla mia superficie preferita, sognare non è mai sbagliato. Sognano in tanti, ed è giusto. Vince chi sogna di più“. D: Come fai a concentrarti sulla prossima partita solo?Cobolli: “Non è facile, vedi il tabellone, guardi tanti match. Hai tanto tempo per guardare le altre partite, non è facile stare partita per partita, ma ci provo. L’unica cosa che so è che ho vinto tre partite, e giocherò la quarta“. D: Cosa conosci di Svajda, ci hai mai giocato o allenato? Lo conosci?Cobolli: “Abbiamo giocato a Delray Beach due anni fa, ci conosciamo bene, ci siamo allenati un po’ di volte. Dovrò studiarlo ancora, non ci ho giocato sulla terra né ci ho visto giocarlo. Non è la superficie che predilige, ma direi che ha un buon feeling con questi campi“. D: Nella gestione di questi momenti particolari quanto ti ha dato consapevolezza la vittoria in Davis? Se quelle giornate ti sono servite per acquisire modo di gestire questi momenti?Cobolli: “Mi hanno abituato a giocare in questi stadi, alla pressione di certe grandi partite. Certo la maglia della nazionale dà pressione ulteriore, non paragonabile a quando giochi per te stesso, ma mi ha aiutato a gestire la pressione nei match dove ce n’è tanta“. D: Sei rimasto concentrato sul punto, motivato, senza farti distrarre.Cobolli: “Di solito non è la mia qualità migliore. Ma sono rimasto concentrato in una partita dove sapevo che se fossi rimasto concentrato avrei potuto vincere in tre mi sarebbe stata utile per quella dopo. Ho dato tutto per togliermi il prima possibile dal campo“. D: Darderi ci ha detto che c’è un’aria particolare in spogliatoio senza Sinner, senza Alcaraz, senza Djokovic. La senti?Cobolli: “Questa aria diversa si sente, specie perché non ci sono i due più forti, e adesso anche Nole. Quando cammini nello spogliatoio c’è uno spiraglio per tutti, e tutti vogliono raccoglierlo. E siamo pronti a lottare su ogni punto per raccoglierlo“. D: I box dei team sono più lontani su un campo come lo Chatrier. Qual è la tua preferenza, meglio lontano, meglio più vicino?Cobolli: “Meglio che sono lontani (ride). Avere il box dietro è meglio per gli allenatori per un fatto di visuale, si vede meglio la partita. Sono lontani ma è anche il bello del tennis, non c’è un campo uguale, devi sempre trovare soluzioni. Non ci vedo niente di male“. ...