Roland Garros – Sinner non c’è, eppure ci sono 3 italiani in ottavi a Parigi. E possono tutti vincere
“Secondo me Cobolli sarà il finalista della metà alta del tabellone”. Me lo dice, non richiesto ma sua sponte, Mats Wilander, che consuma un pasto frugale nella Caffetteria del Roland Garros a due passi da me. Ora io so bene che in Italia si ha a che fare con tanti superstiziosi che come sentono azzardare qualsiasi tipo di pronostico, e da chiunque, immediatamente cercano il legno o il ferro da toccare, quando non altre parti più intime. E nel migliore dei casi ti danno del “gufo”, altrimenti del menagramo. Poiché a Mats Wilander sia per Eurosport che per l’Equipe vengono chiesti spesso pronostici e lui non si tira mai indietro, inevitabilmente finisce per sbagliarne alcuni. E non si perdona mai chi sbaglia, anche se Rino Tommasi diceva “I pronostici li sbagia solo chi li azzarda”. E allora ecco che in Italia ho letto spesso che Mats viene chiamato anche Gufander! Spero che lui non lo sappia e, semmai, non lo capisca. Però, qualunque cosa dicono i superstiziosi di casa nostra – che spesso se la prendono anche con il sottoscritto e io faccio spallucce – Wilander resta uno dei migliori esperti e intenditori del globo. E lo sarebbe anche se non fosse stato n. 1 del mondo e non avesse vinto 6 Slam, fra cui tre Roland Garros. Insomma non l’ultimo venuto giù con la piena di un fiume tracimato. In effetti, anche se il modo entusiasmante in cui sia i due Matteo, Berrettini con Comesana, Arnaldi con Collignon hanno vinto al supertiebreak a 10 punti del quinto set in battaglie che hanno sforato di 13 minuti le 5 ore “Berretto”, e con appena 2 minuti sotto le cinque Arnaldi, indurrebbe a privilegiare le loro imprese ai confini dell’epica, Flavio Cobolli ha dato una tale lezione (62 62 63) all’americano Tien che aveva vinto la scorsa settimana il torneo di Ginevra, che la profezia di Mats Wilander meritava secondo me la prime righe del mio editoriale. Anche perché Flavio, dei sedici approdati agli ottavi di finale, è l’unico a non aver perso un set. Ha battuto Pellegrino, Wu e Tien e ha giocato un solo un tiebreak, quello del secondo set con l’amico Pellegrino. Il problema per Cobolli è – o potrebbe essere – che nel suo stesso quarto di finale c’è ancora in lizza Auger Aliassime, testa di serie n.4 e vincitore in 4 set poco prima dell’una del mattino di Nakashima. Il canadese avrebbe classifica, esperienza e risultati sufficienti alle spalle per giocare da favorito contro Flavio, che però lo ha battuto due volte su due quando hanno giocato nel 2024 (all’Open del Canada e ad Acapulco) e Flavio non era ancora quello di oggi. Lunedì 1 giugno l’Italia del tennis avrà tre suoi rappresentanti negli ottavi di finale del Roland Garros… e proprio nell’anno in cui è inaspettatamente uscito di scena il favorito del torneo, Jannik Sinner. Altrimenti gli azzurri in ottavi sarebbero stati 4 e sarebbe stato un vero record, seppur solo dell’Era Open perché anche nel ’47 c’erano già stati in quattro: Quintavalle, Belardinelli, Cucelli e Sada. Così invece, con tre…soli (!) rappresentanti, è la settima volta che registriamo un tale exploit qui a Parigi, comprendendo tutta la storia del torneo internazionale cominciata nel 1925 con la vittoria di monsieur Crocodile Lacoste (anche se il Roland Garros fu inaugurato con l’edizione del 1927). L’ultima con tre italiani in ottavi, la sesta cioè, era stata nel 2021. C’erano Berrettini, Musetti e Sinner. Ma – ATTENZIONE! – c’è una piccola differenza rispetto a quest’anno. I tre del 2021 dovevano affrontare i big 3, Federer, Djokovic e Nadal. Berrettini passò oltre perché Federer si ritirò per aver giocato tardissimo il turno avanti, gli altri rimandarono i nostri a casa. Quest’anno a Berrettini tocca Juan Manuel Cerundolo, n.56 ATP e vincitore al super tiebreak del quinto set su Landaluce (Matteo vestirà i panni del vendicatore di Sinner?), a Cobolli tocca l’americano Svajda n.85 (che ha battuto il Cerundolo più forte in 5 set) e a Arnaldi Frances Tiafoe (testa di serie 19 ma n.22 ATP) che ben oltre la mezzanotte è riuscito a battere al quinto set (46 67 76 61 62) il portoghese Faria, n.118 che era emerso dalle qualificazioni. Insomma, si tratta di ben altri avversari rispetto ai FAB 3 incontrati nel 2021. Non è detto, con questo, che i nostri vincano, anche perché soprattutto Berrettini e Arnaldi sono reduci da battaglie pesantissime. Arnaldi 3 su 3, di circa tre ore e mezzo, quattro ore e mezzo, cinque ore. Berrettini ha dovuto trascinare il suo quasi quintale per 5 ore e 13 minuti: recupererà appieno? Aver 30 anni non è come averne 25, però ieri lui si è certo praticato un’iniezione di grande fiducia. L’unica cosa certa è che finalmente dopo uno dei Roland Garros più torridi di sempre questa seconda settimana la temperatura sarà molto più bassa, attorno ai 20 gradi. I recuperi di condizione potrebbero venirne semplificati. Certo questo è stato fin qui un torneo molto strano. Sette outsider in un torneo che come tutti gli Slam dal 2000 in poi ha 32 teste di serie non sono pochi e il fatto che dei 16 incontri che hanno laureato 16 vincitori ben 9 abbiano richiesto un quinto set è qualcosa di assai inusuale – è infatti un record nell’Era Open – e testimonia il grande equilibrio che ormai caratterizza il circuito ATP. Fra i 16 qualificati ci sono tre giocatori peggio classificati del centesimo posto – e due sono nostri, Arnaldi 104 e Berrettini 105, il terzo è il lucky loser de Jong 106 – ma c’è anche l’89 Carreno Busta e l’85 Svajda. Se i francesi hanno fatto un tifo infernale per il loro ragazzino Kouame – con il diciassettenne di origini ivoriane battuto in 4 set dal cileno Tabilo dopo 3 ore 40 minuti di grande lotta: il tiebreak del quarto set è finito 11-9 dopo 4 matchpoint – in quasi tutti i match di cinque set ci sono stati punteggi e momenti altalenanti e, mentre anche nel singolare femminile accadevano sorprese non di poco conto e dopo altrettante lotte all’ultimo set – la campionessa in carica Coco Gauff che ha perso dalla russa-austriaca Potapova (46 76 64), Anisimova n. 6 che ha lasciato via libera all’ultima francese in tabellone, Parry (63 46 76), Osaka che ha avuto la meglio su Jovic soltanto per 76 67 64, Kalinskaya 63 06 62 su Osorio e Keys 63 57 75 su Mboko – però io ho seguito per oltre 4 ore su 5 il match di Berrettini con Comesana e devo dire di aver provato emozioni fortissime. Indimenticabili. Ho cercato di ritrasmetterle un paio di minuti dopo la conclusione di quel match giocato sul Simonne Mathieu sia con un video inviato per Instagram che con un altro video uscito sul canale YouTube di Ubitennis. Ero accaldatissimo, sudato, forse anche confuso, ma di sicuro è stato un reportage vivo, che dovrebbe aver reso le emozioni vissute. Mi entusiasmo ancora come un bambino, quando vivo certi match. Alla fine mi scopro sempre più… innamorato del tennis. Che è stata la mia vita. Credo che i giocatori percepiscano quanto ci sento, quanto mi fa piacere vederli vincere. Quando Berrettini è andato negli spogliatoi a fine terzo set, sotto due set a uno, francamente non avrei scommesso 10 euro sulla sua rimonta. Invece Matteo ha raccontato che Thomas Enqvist, gli ha detto: “Il quarto set lo vinci te”. E Mats Wilander mi ha detto che poche persone capiscono di tennis come Enqvist, al di là del fatto che chiaramente un coach ha quasi il dovere di incoraggiare e infondere fiducia al proprio “assistito”. Mentre il quinto set di Berrettini-Comesana si è sviluppato in un modo abbastanza prevedibile fino al tiebreak, quel tiebreak finale è stato quasi incredibile e non solo perché è finito 15-13 a favore di Matteo, che ha finalmente saputo sfruttare il quarto match point dopo che il suo indomabile avversario argentino ne aveva avuti due. Ma la cronaca, dopo tante ore, non entusiasma più neppure chi l’ha vissuta e la scrive – si è sfiniti quasi quanto i giocatori, senza avere addosso l’adrenalina del vincitore dovendo vagare fra decine di piccoli appunti sul blocnotes – figurarsi chi la legge! Nei video, che se foste iscritti al nostro canale YouTube, potreste vedere freschi freschi perché ricevereste le notifiche nel momento in cui vengono pubblicati, forse vivreste meglio tutto quel che ho provato. Comunque Matteo ha dimostrato una forza mentale, oltre che fisica, davvero mostruosa. Ha vinto di esperienza contro un avversario che ha servito più meno come lui – 3 break subiti per ognuno di loro, 20 ace per ciascuno! – e quasi meglio visto che ha messo a segno una percentuale di prime palle superiore, il 74% contro il 61% di Matteo. Ma Matteo ieri era davvero “The Hammer”, il Martello con il dritto: ne ha messi a segno una cinquantina! (70 i suoi vincenti totali…). Partita fantastica che gli ridarà quella fiducia che lui per primo aveva tante volte perduto in se stesso. Nel momento in cui ha scelto Thomas Enqvist io ho capito che però lui ci voleva ancora provare. Non voleva rassegnarsi all’idea di essere un ex finalista di Wimbledon (2021) non più capace di essere competitivo con i migliori 5 anni dopo. Beh lo è. Eccome se lo è. E che bello sarebbe ritrovarlo nei quarti, magari contro Arnaldi, altro tennista “risorto” alla grande. Avremmo in quel caso, di sicuro un semifinalista. E se l’altro semifinalista fosse Cobolli, be’, l’auspicio di Jannik Sinner che già funzionò per l’ultima Coppa Davis (“Possiamo vincerla anche senza me”) disse allora, e che ha ripetuto qui pochi giorni fa: “Ci sono tanti italiani che possono fare bene”, sarebbe stato centrato in pieno. ...