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Roland Garros, Berrettini: “Abbiamo bisogno delle sconfitte, anche di quelle che fanno male”

Quarti di finale Slam, quasi quattro anni dopo lo US Open 2022. Matteo Berrettini è tornato ad altissimi livelli, ed è l’italiano con la classifica più bassa di sempre a raggiungere gli ultimi otto in uno Slam. Affronterà, in una partita a prescindere alla portata, Frances Tiafoe o Matteo Arnaldi. E questo vorrebbe dire un italiano sicuramente in semifinale al Roland Garros. Il giorno è storico, e Matteo lo sa. D: Cosa significa per te questo risultato?Berrettini: “Avete visto come ho celebrato. Sono grato, un match molto difficile, specie nel terzo set, ero un break sotto e sotto 6-3 nel tie-break. L’ho tirata su con uno ottimo livello di tennis, sono fiero di me. Ricordo ora quanto era triste nel periodo degli infortuni, ma non sono sorpreso, ho provato ancora a me stesso che anche nei momenti più difficili trovo l’energia e sono fortunato di avere attorno persone che mi danno energia positiva, che mi aiutano a trovarla, e non è facile nei periodi negativi. Quando fatichi anche a tirare due palle. Sono contento perché oggi ero lì dal primo all’ultimo punto, parlavo convinto, mi sono divertito“. D: Giochi diversamente per proteggere il tuo fisico, ti adatti, forzi di meno?Berrettini: “Abbiamo provato a capire se ci fosse qualcosa che mi creasse davvero problemi, ma la realtà è che, se ci fosse stato un gesto ‘sbagliato’, mi avrebbe dato fastidio su ogni servizio o su ogni colpo che tiro. Questo è uno sport estremamente esigente, fisicamente e mentalmente, uno dei più duri che ci siano, considerando le condizioni, i viaggi, il numero di ore di allenamento e di partita. Sono arrivato alla conclusione che il mio corpo si usura come è normale che sia. Alcune persone hanno uno stile più fluido, altri un modo di giocare più potente; io l’ho accettato, è semplicemente quello che sono. La chiave è stata ritrovare la fiducia per andare al 100% su ogni colpo, come ho sempre fatto. Penso che ciò che mi ha reso vincente è proprio il fatto di colpire forte, con tanto peso sulla palla: per questo il mio servizio e il mio dritto sono le armi più grandi che ho, e andare al 100% è la soluzione per sentire di poter giocare al meglio.“. D: Potresti affrontare un italiano, come ti prepari?Berrettini: “Spero che potremo giocre io e Arnaldi, anche lui viene da un infortunio difficile al piede, che gli ha impedito di giocare al suo livello, come avrebbe voluto. Anche lui è un grande agonista, abbiamo condiviso il campo in Davis, gli auguro il meglio. Se giochi per l’Italia può essere complesso, e capita spesso di avere tanti italiani ad alto loivello oggi. Ed è buono per il tennis italiano. D: Dopo la prima partita è scattato qualcosa, o si sono incastrati bene gli eventi dopo dei risultati negativi?Berrettini: “Un po’ il tennis è così. Siamo abituati a veder vincere, vincere, fare risultati. Bisogna fare un distinguo tra i giocatori. Nadal vinceva sempre, al massimo finale. A volte i giocatori hanno bisogno di sconfitte, anche che fanno male come a Roma e a Madrid, dove non mi sono sentito bene in campo. Quello che mi piacerebbe succedesse è avere un po’ più equilibrio. Si sente troppo l’onda di ‘fenomeno se faccio un risulatbo buono o finito se esco al primo turno’. Jannik Sinner è uno, tutti gli altri abbiamo bisogno di sentirci tristi, di perdere, la classifica si fa in un anno. Ho avuto momenti difficili che mi hanno però fatto trovare le energie giuste. Non si può avere sempre un picco verso l’alto, altrimenti saremmo tutti n.1 al mondo“. D: In queste settimane incontri qualche difficoltà in più in risposta, dove in particolare? E quanto sarebbe importante alzarne il rendimento?Berrettini: “Non è il mio punto di forza, ma compenso molto bene dall’altra parte. Le condizioni qui sono molto rapide, non avevo mai giocato contro Juan Manuel, non mi aspettavo servisse prime del genere, ma la seconda era aggredibile. Se migliorassi tutto sarebbe meglio, spesso basta un break e la partita gira. Ma più giocherò a questo livello più il tennis si alzerà“. Ubaldo Scanagatta: Cosa ti ha soddisfatto di più? La vittoria, tornare ai quarti dopo cinque anni, come hai servito, come hai giocato il dritto? C’è un aspetto che non ti aspettavi a tale livello?Berrettini: “Non ho mai dubitato del mio servizio, del mio dritto, se l’ho fatto è perché dubitavo della tenuta mentale, collegata al fisico. Dubitavo di poter competere con questa intensità mentale, con questo esborso di energie per così tanto tempo, perché venivo da un periodo negativo. Grazie alle persone che mi hanno continuato a ripetere che sono fatto per questo e ritrovare la quadra sono qui. Questo torneo testimonia che sono un signor giocatore di tennis“. D: Nei momenti di oscurità c’è una cosa a cui ti attacchi, fai qualcosa? Che ti rimette in contatto con te stesso?Berrettini: “Ho fatto qualche passeggiata, ad esempio a Valencia, ma non nei posti turistici. Guardando le persone ‘normali’, non esposte, non in competizione continua con sé stessi e con gli altri. Persone che andavano in ufficio. Mi ha rilassato, capire che il mondo va avanti anche senza quello che faccio io. Mi ha ricordato lo stop della scorsa estate, in cui il tour andava sereno senza di me. Disinnesco così, passo tanto tempo da solo, forse troppo, ma così mi disinnesco“. D: Avevi parlato dell’esperienza. Oggi ti è servita di più per giocare in top sul suo rovescio, che è il colpo debole, o a gestire il suo servizio?Berrettini: “Un po’ tutto, entrambe le cose che hai detto. Nella mia testa ero già pronto a chiudere la partita al quarto set, perché mi è successo in passato di essere avanti 2 set a 0, perdere il terzo e dover ricominciare a lavorare, continuando a fare le cose giuste. A livello di gioco mi sembrava che col passare del tempo lui stesse tenendo soprattutto grazie al servizio; quando si entrava nello scambio mi sentivo più forte, e questo mi dava fiducia. Ho fatto un po’ un ‘rewind’ nel mio database di quante volte è successa questa situazione, in cui sei avanti, sei vicino a chiudere, ma devi ricominciare da capo e dirti: ‘Continua a fare le cose giuste, continua a fare quello che ti ha portato in vantaggio’. Questa è una cosa che solo l’esperienza può darti: per un ragazzo alla prima volta in uno Slam è più difficile fare questo ragionamento, ma anch’io ho dovuto sbatterci la testa e imparare“. ...

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