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Alcaraz e la via verso Wimbledon-

Salite impervie presuppongono ripide discese. Parafrasando e prendendo in prestito concetti sportivi derivanti dal ciclismo, non basta essere bravi scalatori per vincere una corsa. Bisogna tenere in discesa, governare le ripidità opposte a quelle appena affrontate, salendo verso la cima. Perché non tutte le corse finiscono in cima ad una montagna. Marco Pantani che sosteneva di andare forte in salita “per abbreviare l’agonia”, Paolo Savoldelli di Giri d’Italia ne ha vinti due, dominando le discese. Questo piccolo excursus ciclistico è, a nostro sindacabile giudizio, il giusto viatico per parlare di un giocatore che fino a quasi un mese fa sembrava inarrestabile in salita e che adesso sta affrontando la fine di quella specifica salita, lì dove spiana prima della discesa. Carlos Alcaraz negli ultimi mesi ha praticamente monopolizzato l’attenzione mediatica; giustamente aggiungeremo. In quanti a 19 anni sono stati in grado di vincere quello che lui ha vinto? Due 500 (Rio e Barcellona) e due 1000 (Miami e Madrid), in totale quattro successi su due superfici diverse. Le stellette di favorito o di uno dei papabili erano saldamente sul petto di Alcaraz prima del Roland Garros. E anche durante. Vederlo giocare (soprattutto dal vivo) ha lasciato negli occhi di tutti la percezione che quanto ipotizzato fosse reale. Poi il quarto di finale con Zverev, giocato su uno Chatrier giusto teatro di una performance che sembrava già scritta, di un percorso che lo avrebbe portato a giocare la propria semifinale o con Nadal o con Djokovic, che il proprio quarto lo avrebbero disputato la stessa sera. Ma lo sport non risponde a logiche particolarmente astruse e ha nel proprio DNA un aspetto che non va sottovalutato: c’è un tempo per tutto. A Parigi non era ancora arrivato quello di Alcaraz che, anche forse più nettamente di quello che ha registrato lo score finale (1-3), ha trovato in Zverev un giocatore capace di fermare l’avanzata del giovane iberico, imponendo la legge del giocatore più esperto, abituato a gestire situazioni che per Carlos erano e sono ancora sconosciute. Non era il posto giusto e il momento giusto, ma arriverà. Da quel momento in poi la salita sembra essersi arrestata, per Carlos sembra essere arrivata la discesa, ovviamente più emozionale che tecnica. Più mediatica che sportiva. Cosa è successo nell’ultimo mese a quello che sembrava essere il predestinato che tutto il mondo tremare fa? Semplicemente nulla o perlomeno nulla di drammaticamente irreale. Fuori dal Queen’s per un problema al gomito, sconfitto da Tiafoe per 2-0 nel torneo esibizione di Hurlingham, la stagione su erba è sempre un tassello complesso da collocare all’interno del proprio bagaglio tecnico, soprattutto per chi è giovane nel circuito.   “Non mi considero tra i favoriti su questa superficie, tanto meno a Wimbledon: ci sono giocatori più esperti e più abituati di me a questa superficie” ha detto Alcaraz ai media spagnoli dopo il match con Tiafoe. “Una settimana fa non potevo affatto allenarmi. Sono venuto qui con l’incertezza se sarei stato in grado di giocare normalmente. In questi giorni ho avuto sensazioni positive dal mio corpo, mi sono sentito abbastanza bene, senza dolore al gomito. La verità è che non mi dispiace essere sotto i riflettori, non la considero una pressione negativa. Mi reputano uno dei favoriti per Wimbledon, ma non la vedo così. Ci sono tanti giocatori che sull’erba giocano meglio di me. Djokovic, Rafa, Berrettini… Il mio obiettivo è di fare esperienza su questa superficie”. Un piccolo appunto anche sul modo di giocare che dovrà avere sull’erba: “Sapersi muovere bene è molto importante. Penso che sia la chiave per riuscire a ottenere buoni risultati qui. Stiamo cercando di migliorare lì, nella mobilità e nei piccoli dettagli che sono più importanti su questa superficie. Essere di più aggressivo del necessario, cercando di sfruttare bene il fatto che riesco ad attaccare il campo e approcciarmi a rete. Vedremo…“. Insomma, il cartello lavori in corso è bene in vista fuori dal cantiere Alcaraz. La stagione sull’erba è iniziata ed è viva la sensazione che il ragazzo debba migliorare l’approccio ad una superficie che si gioca per un periodo troppo breve dell’anno e non dovunque. Che sia una reale condizione o una strategia per tenere basse le aspettative di un ragazzo che in molti vedevano già numero 1 al mondo, lo vedremo tra qualche giorno. Di sicuro dovrà tenere ben saldo il manubrio di una bicicletta che sta affrontando, dopo una salita veloce e ripida, un tratto in discesa; le grandi corse (a tappe) si vincono anche così.    ...

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