Challenger Cagliari, Berrettini: “Navone è un signor giocatore. Solo Sinner rispetta sempre i pronostici”
Matteo Berrettini fa progressi: impegnato nel Challenger 175 di Cagliari, dopo aver superato al primo turno Kypson patendo le pene dell’inferno ha regolato in due set un quotato specialista della terra come Mariano Navone. Ecco le sue sensazioni espresse in conferenza stampa. Domanda: Ciao Matteo, ti chiedo a che punto della tua condizione ti senti, perché oggi hai giocato una partita solida, più presente in campo rispetto al primo turno. Come ti senti soprattutto a livello fisico? MATTEO BERRETTINI: Secondo me oggi è stata un’ottima partita. Negli ultimi mesi mi sento in forma fisicamente e tennisticamente. Quello che è un pochino mancato è stata la fase competitiva, un qualcosa che in passato facevo meno fatica a ritrovare dopo un periodo di stop. Adesso ogni tanto mi capita di oscillare un pochino, infatti l’obiettivo di queste prime due partite e di questo torneo in generale era proprio di ritrovare questo tipo di continuità di attenzione. Sono molto contento anche per il livello espresso in campo oggi. Mariano Navone è un signor giocatore, soprattutto sulla terra; è una partita che, se non giocata in questo modo, è molto complicata da vincere, quindi sono contento per quello. Domanda: Abbiamo visto un Berrettini completamente trasformato rispetto all’esordio dell’altro ieri. È una constatazione, più che una domanda. MATTEO BERRETTINI: Credo che il tennis sia fatto così. Si fa fatica; se avessi vinto la partita del primo turno 6-4, 7-5, magari non ci sarebbe stata questa domanda. Non credo di aver giocato una brutta partita nel primo turno, ma sicuramente le condizioni non hanno aiutato perché c’era molto più vento, quindi ci sono stati molti più errori ed era più difficile servire per entrambi. Però il tennis è questo: sapersi adattare alle condizioni, accettare quello che c’è in quella giornata, e più lo fai, più la qualità del gioco sale. Poi c’è da dire che non avevo mai giocato contro Vukic, non sapevo bene come giocasse e ho dovuto studiare un po’, mentre con Navone ci avevo già giocato due volte, quindi sono piccole cose che ti possono aiutare. Speriamo di continuare con questa intensità e questo livello per il prosieguo del torneo. Domanda: Anche in considerazione del valore dell’avversario: oggi hai battuto il numero uno del torneo, quindi sulla carta potevi essere lo sfavorito del match. MATTEO BERRETTINI: Sì, però il tennis di oggi ci sta dimostrando come i numeri contino fino a un certo punto. Blockx ha appena battuto Ruud, campione in carica uscente da Madrid. Non voglio dire niente su Jannik Sinner perché sta giocando e sta facendo grandi cose, però è un dato di fatto che l’unico che sta mantenendo sempre i pronostici sia lui. Per il resto, il bello del tennis è questo, altrimenti vincerebbe sempre la testa di serie numero uno. Sono entrato in campo con la consapevolezza che il mio livello è alto e che posso vincere contro chiunque, così come perdere contro chiunque; forse questo mi ha aiutato a stare così attaccato alla partita. Domanda: Hai parlato della poca conoscenza dell’avversario precedente, mentre conoscevi bene Navone. Sappiamo che è uno che spinge, mette ritmo e pressione. Avevi preparato questa partita esattamente come l’abbiamo vista in campo e, soprattutto, dove pensi di averla vinta? MATTEO BERRETTINI: L’avevo preparata al contrario, poi sono andato là e ho detto: “Sai che c’è? Faccio l’opposto!”. A parte gli scherzi, è una domanda interessante perché uno può preparare la partita in un certo modo e poi accorgersi di piccole cose. Mi sono accorto, insieme a mio fratello, da quando ho preso il break all’inizio, che avevo un po’ troppa fretta con il dritto… Sbagliavi un po’ troppo il diritto e provavi a fare male a Navone un po’ troppo presto nello scambio. Con un giocatore come Mariano non te lo puoi permettere perché ti porta all’errore. Com’è cambiata la partita tatticamente? MATTEO BERRETTINI: Sbagliavo un po’ troppo il diritto e provavo a fare male a Mariano un po’ troppo presto nello scambio. Con un giocatore come lui non te lo puoi permettere perché ti porta all’errore. Da lì in poi ho iniziato a costruire il punto con un po’ più di pazienza e le cose sono andate molto meglio. Non ricordo la seconda parte della domanda. C’è stato un momento in cui pensavi di averla già vinta? MATTEO BERRETTINI: No, credo che questa sia stata la chiave. È un giocatore che non ha nel servizio la sua arma principale, quindi mi dà quella tranquillità di sapere che posso rispondere anche se vado un break sotto. Allo stesso tempo è importante servire bene ed essere aggressivi perché lui risponde molto bene. Gestire tutte queste cose e trovare la chiave tattica è stato fondamentale. Matteo, dove pensi sia stato il tuo momento più difficile del match? MATTEO BERRETTINI: Ti dico due momenti. Sicuramente quando ho preso il break, perché non è facile da digerire, però mi sono messo lì a lavorare e l’ho recuperato subito. Quella è stata una prova di carattere importante: non mi sono innervosito, non sono andato giù di testa, anzi, ho tenuto botta. Poi, nonostante mi sentissi molto superiore verso la fine della partita, nell’ultimo o penultimo game sale un po’ la tensione quando hai le chance. Gestire quel tipo di pressione non è stato complicato, ma ho dovuto metterci tanta attenzione perché bastano un paio di prime in meno o un paio di errori e la partita si riapre. Ai quarti potresti giocare o con Hurkacz o con Nava. Sono due giocatori diversi; con Nava ci hai giocato quest’anno sulla terra rossa, mentre con Hurkacz c’è la suggestione della semifinale a Wimbledon. Chi preferiresti affrontare? MATTEO BERRETTINI: È difficile. Con Hubert non giochiamo dalla United Cup del 2023, una partita durissima anche quella. Siamo in fasi diverse delle nostre carriere, ma lui è un signor giocatore, completissimo, che serve molto bene e lotta. Ci conosciamo da una vita, da quando avevamo 17 e 16 anni, so che è un giocatore scomodo. Con Nava non ci avevo mai giocato e mi ha sorpreso molto a Santiago, dove ha giocato una signora partita. Scegliere chi preferire è difficile; si vede che il torneo sta andando avanti perché i giocatori sono di alto livello. Dal punto di vista tecnico delle attrezzature, hai fatto dei cambiamenti in virtù del vento o del caldo di oggi? Hai cambiato tensione delle corde o altro? MATTEO BERRETTINI: No, non ho cambiato nulla. Normalmente faccio cambiamenti se gioco presto la mattina o tardi la sera, quando le condizioni si allentano un po’. In quel caso tendo ad andare magari un chilo sotto con la tensione. Oggi mi sono trovato bene con le condizioni e non ho cambiato nulla. Quale partita ti è piaciuta di più: quella con Kypson o quella di oggi con Navone? MATTEO BERRETTINI: Tecnicamente quella di oggi, caratterialmente quella dell’altro giorno. Reagire dopo aver servito per il match e andare sotto di un break al terzo è stata una prova di grande carattere, soprattutto arrivando da una partita a Madrid in cui il mio atteggiamento non mi era piaciuto per niente. Quella vittoria ha un valore simbolico più importante. Oggi però, come sensazioni e come colpi, mi sono sentito meglio. ...