Emma Raducanu: rientro a Strasburgo con il nuovo (ma vecchio) coach Richardson
Ebbene sì, Emma Raducanu ha ormai assunto e licenziato tutti i coach disponibili e adesso non può fare altro che ricominciare il giro. Prima che qualche istruttore UISP obietti, “ehi, io non l’ho mai allenata”, chiariamo che si tratta di un’iperbole. Ma lasciamo da parte le curve coniche. Il “giro” di Emma non torna a Nigel Sears – il suocero di Andy Murray – bensì a Andrew Richardson, già seduto nel suo angolo durante le tre settimane che l’hanno vista arrivare diciottenne al titolo dello US Open 2021. Tempo altre due settimane e Richardson fu licenziato. Lo rivedremo a Strasburgo. La prova è andata bene Alexis Canter, Nick Cavaday, Mark Petchey, Francisco Roig sono solo alcuni dei nomi che negli ultimi anni hanno affiancato Emma, forse più alla ricerca di un trucco magico per far riapparire quel tennis che di una strada più tradizionale. Poche settimane fa, Emma era andata ad allenarsi alla Ferrer Academy, diretta appunto da Richardson, tanto che si era ventilato un ritorno di fiamma. E così è stato, con quella preparazione per la stagione su terra battuta che è valsa anche come periodo di prova. “Sono felice di aver riallacciato i rapporti con una persona che conosco da oltre un decennio e non vedo l’ora di crescere insieme, un passo alla volta” ha commentato Emma secondo quanto riporta The Guardian. A dire il vero non è nuova a riprendere vecchie collaborazioni. Era successo, seppure per pochi giorni, l’anno scorso ad Abu Dhabi con Roman Kelecic, suo allenatore ai tempi junior. Non va mai bene Superfluo ricordare che Raducanu non si è più espressa con continuità a quei livelli, raggiungendo da allora (e in carriera) solo un’altra finale del Tour, quest’anno a Cluj-Napoca. Così, mentre Emma si destreggiava tra contratti milionari, sconfitte e infortuni, la quantità di critiche che le pioveva addosso diventava smisurata. Perché, se non hai un titolo Slam in bacheca, puoi anche essere un(a) top player ma hai fallito; se invece vinci solo uno Slam solo, hai fallito lo stesso. Insomma, cosa giochi a fare se non sei Sinner o Alcaraz (e solo nei rispettivi periodi migliori)? Poi qualcuno ci rivela periodicamente tattiche impensabili, come l’importanza per i pro di farsi rimbalzare – se non evitare – commenti, critiche e cose anche peggiori. Piovono pacchi – non bene La aspettavamo a Linz, letteralmente, perché il sottoscritto (in realtà soprascritto, ma ci siamo capiti) era andato in Oberösterreich apposta, e invece, forse coincidenza, ella decise di rinunciare, lasciandolo solo a tentare di consolarsi con un numero fuori scala di kebab. Il rientro era stato posticipato agli Internazionali, “sto una favola, spacco tutto” diceva (più o meno) Emma a Roma subito prima di cominciare il torneo, ma dovremmo scrivere prima che cominciasse il torneo, nel senso che esso è davvero cominciato, mentre ella ha dato forfait mezz’ora dopo aver pronunciato quelle parole. Il problema era lo stesso, la sindrome post virale che la tiene lontano dalle competizioni dal terzo turno di Indian Wells oltre due mesi fa. Ebbene, sarà la volta buona? Questa volta forse ci siamo. La volta è quella di Strasburgo, WTA 500 in partenza il 17 maggio, subito prima del Roland Garros. Emma, wild card, sarà accompagnata da Richardson. La terra battuta non è la superficie preferita della classe 2002 nativa di Toronto e certo non è facile ritrovare immediatamente le migliori sensazioni in torneo dopo un’assenza prolungata. Lo scopo in effetti sarà proprio quello, giocare almeno un paio di match in vista di Parigi per poi mettere i piedi sull’erba per ben figurare in casa, a Wimbledon, cinque anni fa torneo della rivelazione e dell’anticipazione – del trionfo Slam, sì, ma anche delle polemiche. A questo punto, non possiamo non tornare a domandarci: Emma ritroverà la strada? Se Strasburgo significa letteralmente “città delle strade”, potrebbe essere il posto giusto per iniziare a cercarla. ...