ATP/WTA: i top e i flop di Amburgo, Ginevra, Rabat e Strasburgo
Come un amico o perfino un passante a cui chiedi un favore, di sostituirti. Di tenerti il posto in fila, giusto il tempo di sbrigare una commissione. Riempitivi, insomma. L’immagine è forte e ingenerosa. Ma i tornei prima di un major, in un’ottica sempre più esageratamente slamcentrica sono visti davvero così da una discreta fetta di appassionati. Eppure, come ogni settimana, i 500 e i 250 ci fanno scoprire volti nuovi, o ritrovarne di noti. E quanto accaduto nei tornei ATP di Amburgo e Ginevra e in quello WTA di Strasburgo ci ha divertito. E offerto nuovi spunti per le nostre pagelle. Ma soprattutto, almeno per una settimana non abbiamo pronunciato né Career, né Grand. Né tantomeno Slam. E vi pare poco? I top Buse (10) La settimana perfetta che risveglia i sopiti entusiasmi dei tifosi peruviani. D’altronde, l’attesa è stata lunga 19 anni per rivedere un connazionale alzare un trofeo tennistico. Passate le forche caudine delle qualificazioni, Ignazio fa un bel filotto: elimina subito il campione uscente Cobolli. Poi Mensik in modo nettissimo negli ottavi, Humbert nei quarti e Kovacevic in semifinale. Da sfavorito ha sorpreso anche Paul in finale. Mostrando garra da vendere. Dall’alto del numero 31 ATP, suo best ranking, vorrà e potrà ambire ad altre scalate? Navarro (10) Ci sono toh, chi si rivede piacevoli da sentirsi dire. Altri, invece, accompagnati da sguardi giudicanti e falsi sorrisi. Emma Navarro, dopo alcuni problemi di salute, è rientrata nel circuito in evidente ritardo di condizione. L’immancabile fogna social le ha riservato commenti da suburra. Per questo è ancora più bello raccontarne la vittoria del 500 di Strasburgo. Battute, fra le altre, la rampante connazionale Jovic (6-1 al terzo) in ottavi e Shang in un equilibratissimo match di quarti in cui la cinese ha servito per il match. Poi Li in semifinale e la testa di serie numero uno Mboko. In un match dove ha prevalso la sua esperienza e la maggior lucidità nei momenti più caldi. Bentornata. Tien (10) Non è dato sapere quanto Learner sia bravo a disegnare a mano libera. E chissà se conosce l’aneddoto del cerchio e il dualismo fra Giotto e Cimabue. In sintesi, l’allievo Tien supererà il maestro Chang? Andiamoci piano, perché vorrebbe dire ambire al trofeo parigino. Che Michael vinse nell’indimenticabile edizione del 1989, quella della rivoluzione in versione tennistica. Di sicuro il mancino statunitense padroneggia le geometrie del gioco. Come hanno scoperto a loro spese, nel 250 di Ginevra, l’aspirante ex Tsitsipas, Michelsen, Bublik in semifinale (con un elettrizzante tie-break a decidere il terzo set) e il coriaceo Navone, rimontato in finale. Se il Giotto di Irvine vorrà quanto meno eguagliare il Cimabue che lo guarda dalla panchina, dovremmo trovarlo sullo Chatrier domenica 7 giugno. Difficile che accada. Mboko (9) In Canada si respira aria buona, evidentemente. E soprattutto a livello femminile il tennis ne risente positivamente. Per una Andreescu tradita troppe volte dal fisico e una Fernandez dal tennis leggerino per poter tornare alle vette della finale a Flushing Meadows (era il 2021), è arrivata una Mboko che ha scalato velocemente le classifiche lo scorso anno. E sembra assolutamente intenzionata a rimanere in top ten. E magari ad andare oltre. A Strasburgo ha regolato Boisson, proprio Fernandez nei quarti e Cristian in semifinale. Nell’atto conclusivo ha dovuto fare i conti con la rinata Navarro. In un match giocato un po’ sotto tono. Incontro portato al terzo, ma nel quale non ha mai dato l’impressione di essere in controllo. A neanche 20 anni, la canadese è una delle giocatrice dal potenziale maggiore. Paul (9) Rapido, fisicamente molto preparato, Duttile tatticamente. Eppure allo statunitense sembra sempre mancare qualche piccolo passo per entrare nel club di quelli forti davvero. Nel 500 tedesco l’ultimo step si chiamava vittoria. Cui è arrivato vicino, ma anche grazie a un percorso da funambolo. Dove il posto del vuoto lo hanno preso i 7 match point salvati negli ottavi. Turno nel quale ha battuto in due giorni Etcheverry. Cui sono seguiti i confronti con Altmaier, relativamente semplice, e con De Minaur, altre montagne russe senza baratri particolari, però. In finale si è scontrato con la cattiveria agonistica e l’entusiasmo di Buse. Comunque, la settimana di Tommy resta positiva. In attesa che compia quell’ultimo balzo. De Minaur (6,5) Finalmente un buon torneo per l’australiano, in uno swing sul rosso finora insoddisfacente. Ad Amburgo ha affrontato avversari ostici. Specie nei primi due turni, contro Francisco Cerundolo e Davidovich Fokina negli ottavi. Match da cui è uscito vincitore alla distanza. Poi nei quarti ha concesso solo 3 giochi a uno spento Darderi. E il match successivo con Paul lo ha visto prendere un netto vantaggio per poi sprecare molto. Ha raddrizzato questo scorcio di stagione. Ciò detto, al Roland Garros approdare alla seconda settimana sarà un traguardo non semplice da raggiungere. Bublik (6) Solo quel saluto a fine match con Tien valeva il prezzo del biglietto. Bublik è estemporaneo, sul campo e fuori. Lunatico, a volte provocatorio. Ma sempre portatore di quell’umanità che nel tennis iper-professionale del terzo millennio manca decisamente. A Ginevra ha fatto il suo. Battuti Butvilas e Rinderknech nei quarti (match dall’esito non scontato), in semifinale ha trovato nelle intelligenti trame di Tien un ostacolo evidentemente troppo duro. Match divertente, che si è concluso solo al dodicesimo gioco del set decisivo. … E I flop Cobolli (5) Certo è che poteva pescare meglio l’avversario di primo turno. Invece, gli dei del bussolotto gli hanno giocato lo scherzo Buse. Il peruviano che, dopo aver freddato Flavio all’esordio, sarebbe andato a vincere il 500 di Amburgo. Sostituendosi proprio a Cobolli, che era campione uscente. Con tutte le attenuanti del caso, va detto che la prestazione del tennista romano è stata fiacca. Molti errori e poca intensità. Fin qui, il suo 2026 è stato una sequenza di accelerazioni e brusche frenate. Stagione che lo vede, sì, proiettato verso la top ten. Ma anche preda di amnesie e inopinate rese agonistiche. Gli stessi sovrintendenti della cabala di cui sopra gli hanno poi regalato uno scontro fratricida con Pellegrino al primo turno del Roland Garros. E crediamo che dopo il sorteggio Cobolli li abbia nominati più e più volte. Non invano. Ruud (5,5) Una volta pedalatore, per sempre pedalatore. Dopo l’exploit agli Internazionali ha comunque deciso di partecipare al 250 di Ginevra. Casper è il tipo di giocatore che vive di ritmo partita. Non può permettersi di programmare periodi di pausa, specie durante la stagionalità che gli arride di più, quella sul rosso. Nel torneo svizzero non ha brillato particolarmente. Ma neanche sfigurato. Battere Brooksby, Collignon e Popyrin è il minimo sindacale, per uno fresco di finale al Foro Italico. Con Navone in semifinale la stanchezza ha giocato un ruolo determinante. Un primo set abbastanza lottato, ma senza un particolare filo logico. E la resa facile nel secondo. Il norvegese sembra in ripresa rispetto allo scorso anno. E il Roland Garros potrà vederlo andare molto avanti. Ma al tempo stesso Casper non convince del tutto: un’uscita prematura nel secondo slam del 2026 non rappresenterebbe chissà quale sorpresa. Darderi (5,5) Drenato nelle energie psicofisiche dalle imprese romane, Luciano ad Amburgo ha mascherato la sua condizione finché ha potuto. Hanfmann e Burruchaga erano scogli sormontabili. Ma il furetto De Minaur lo ha fatto andare ai matti con le sue difese e un intelligente gioco a tutto campo. Però, se vuole salire ulteriormente, Darderi dovrebbe probabilmente imparare a dissimulare un po’ meglio la frustrazione. Un body language negativo, come quello che ha mostrato per buoni tratti dell’incontro, non fa che esaltare l’avversario. Specie se di rango come Alex. ...