Roland Garros, Jodar: “Nadal e Alcaraz i miei idoli. Raccattapalle? Non l’ho spinta”
Una battaglia da più di 4 ore di gioco, gli ottavi conquistati e una mentalità da top player che continua ad affinarsi senza sosta. Rafael Jodar getta il cuore oltre l’ostacolo contro Alex Michelsen, in un match destinato a ripetersi negli anni a venire, e continua la sua cavalcata al Roland Garros. Lo spagnolo non potrebbe essere più soddisfatto in conferenza stampa, rivelando come crederci sino all’ultimo punto sia un obbligo quando si mette piede in campo e quanto questa convinzione possa influire in rimonte del genere. Sembrerebbe tutto perfetto, se non fosse per un “giallo” che ha attirato sul classe 2006 una sfilza di insulti per un apparente comportamento sgradevole nei confronti di una raccattapalle. Jodar, uscito dal campo per un toilet break, secondo alcuni avrebbe spinto una ragazzina, rea di trovarsi sulla sua strada. Alcune inquadrature in realtà lo assolvono: il diretto interessato, ovviamente, ha precisato che non è un gesto che lo rispecchia e come la ragazzina sia inciampata nei teloni del campo nel tentativo di scansarsi. In ogni caso, il giovane spagnolo si sarebbe comunque potuto comportare un po’ meglio. D. Il tuo famoso connazionale, Rafael Nadal, ha giocato solo tre volte un incontro di cinque set qui nel corso della sua carriera, e tu hai già dovuto disputare un’epica partita di quattro ore e cinque set. Cosa ti è servito per scavare dentro di te e raggiungere l’obiettivo?RAFAEL JODAR: “Sì, insomma, è stata una partita davvero tosta. Sapevo che stava giocando molto bene alla fine del secondo set e soprattutto all’inizio del terzo set. Sapevo che la partita era ancora molto lunga quando ho perso quel terzo set. Sapevo che se avessi dato il massimo, avevo delle possibilità, ed è quello che ho fatto. La partita non è finita finché non si conclude l’ultimo punto, e questa è stata la mia mentalità durante il quarto e il quinto set, ed è stato uno dei motivi per cui sono riuscito a ribaltare la partita“. D. Questo Roland Garros è pazzesco. Ancora di più da ieri. Da diversi giorni quello che sento dire in giro è che questo giovane spagnolo, Rafael Jodar, può farcela, può arrivare molto, molto lontano. Non mi stupirei di vederlo in finale, davvero. Ne sei consapevole, innanzitutto? Ti senti pronto?RAFAEL JODAR: “Beh, voglio dire, la mia mentalità è sempre quella di andare partita per partita. Penso che sia stata una partita davvero dura. Avrei potuto tranquillamente perdere oggi se non avessi vinto il quarto o addirittura il quinto set. La mia mentalità è quella di recuperare bene per la mia prossima partita. Sarà un’altra partita difficile, quindi devo prepararmi, cercare di dare il mio meglio, ma concentrarmi solo sulla prossima partita e non pensare oltre”. D. Chi sono stati i tuoi modelli di riferimento nel tennis negli ultimi anni? Ci sono giocatori a cui ti sei in qualche modo ispirato o su cui ti sei concentrato mentre sviluppavi il tuo stile?RAFAEL JODAR: “Cerco di sviluppare il mio stile, ma il mio modello di riferimento nel tennis quando ero più giovane era Rafael Nadal. Poi, negli ultimi anni prima di diventare professionista, direi probabilmente Carlos Alcaraz. Sai, entrambi sono spagnoli, del mio stesso Paese. Quindi penso che quelli siano stati i miei due modelli di riferimento mentre crescevo. Ma, come ho detto prima, cerco di seguire la mia strada e cerco di crescere come giocatore, capisci, ma con il mio spirito”. D. Ho visto un video in cui, mentre stai uscendo dal campo a un certo punto di questa partita, spingi via una raccattapalle. Mi chiedo cosa sia successo e perché l’hai fatto?RAFAEL JODAR: “No, cioè, avevo finito il secondo o il terzo set. Non ricordo quale fosse. Lei stava camminando all’indietro, e penso che lei… sì, cioè, io non l’ho spinta né niente del genere. Stavo dicendo a mio padre di darmi le cose che mi avrebbe dato dopo una pausa per andare in bagno, quando stavo tornando. Ma, sì, lei era in mezzo, quindi penso che stesse cercando di togliersi di mezzo. Stava andando all’indietro, ma penso che sia, tipo, caduta, ma non perché l’ho spinta, perché c’era qualcosa, tipo… come si chiama?” D. Il telo di copertura del campo.RAFAEL JODAR: “Il telo di copertura del campo, sì. Era proprio dietro di lei. Quindi mentre camminava all’indietro, è caduta su quello. Ma ovviamente apprezzo tutto il lavoro che i raccattapalle stanno facendo. So che è difficile, con il caldo e le condizioni, stare lì, quindi lo apprezzo. Non potrei mai, sai, spingere un raccattapalle, quindi…” D. Ma l’hai toccata con le mani, giusto?RAFAEL JODAR: “No, non l’ho toccata. No, no, no. Non potrei mai farlo.” Rafa Jódar, sobre este momento con una recogepelotas: «No la empujé, estaba diciéndole a mi padre que me diera unas cosas. Ella estaba en el medio y se tropieza con la lona. Aprecio el trabajo que hacen los recogepelotas y nunca los empujaría» pic.twitter.com/a10zdU0Ih1— Germán R. Abril (@gerebit0) May 29, 2026 ...