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A qualcuno piace caldo: il Roland Garros, Sinner e il tennis nella canicola

In una delle sorprese più clamorose nella storia recente del Grande Slam, Jannik Sinner è uscito sconfitto dal suo match di secondo turno contro Juan Manuel Cerundolo, più per cause relative alla sua condizione fisica che per la superiorità tecnica dell’avversario.  Il match si è disputato probabilmente nella giornata più calda del torneo fino a quel momento, con inizio a mezzogiorno, e una temperatura che ha ben presto superato i 30 gradi centigradi. Prima del match erano state fatte varie disquisizioni (per non dire illazioni) sulla programmazione insolita di quel match: erano infatti più di tre anni che il n. 1 del mondo non apriva il programma sul Philippe Chatrier, giocando in uno slot orario non particolarmente favorevole all’audience televisiva e all’affluenza degli spettatori, soprattutto quelli ospiti degli sponsor. Qualcuno diceva che si era mancato di rispetto a Sinner facendolo giocare nel mezzo della giornata con il sole a picco. Altri invece (soprattutto tra la stampa anglosassone) avevano ipotizzato che il torneo avesse voluto proteggere Sinner dalle ore più calde della giornata (ovvero, dati alla mano, quelle del primo pomeriggio) dati i suoi precedenti problematici (uno su tutti quello contro Spizzirri in Australia) nei match giocati nella grande calura. Come spesso accade, se si viene accusati di due “reati”, uno dei quali è totalmente opposto all’altro, probabilmente si è fatta la cosa giusta. Sinner non ha perso per il caldo, ma supponiamo che sia vero Fatto sta che in questa Parigi rovente, nella quale le condizioni di gioco sono state molto difficili nel corso delle prime giornate, alcuni giocatori hanno accusato malesseri per l’eccessiva calura, primo su tutti Jakub Mensik, che ha finito il suo vittorioso match contro Mariano Navone sdraiato a terra incapacitato a muoversi. È stato costretto a uscire dal terreno di gioco in barella. Sinner ha categoricamente escluso che il suo malessere fosse da imputare alle condizioni atmosferiche: c’era caldo, ma come ormai da tempo ci accaloriamo a spiegare, il caldo di Parigi in questi giorni non ha nulla a che vedere con quello di New York o Cincinnati o Melbourne o anche di Indian Wells. Anche perché, come ha detto lo stesso Sinner, sul cemento il calore arriva anche dal terreno di gioco, quindi ha un effetto ancora più pesante. D’altra parte, però, se si mettono le convinzioni di Sinner e quelle di chi lo segue sul posto in giro per il mondo con quelle degli sbraitatori da social che non si spostano dal divano, diventa difficile stabilire chi effettivamente abbia ragione. Ragion per cui potrebbe essere legittimo chiedersi se il Roland Garros stia prendendo seriamente la tutela della salute dei giocatori oppure li stia semplicemente mandando al rogo sui campi arroventati dal sole. Extreme Heat Policy Innanzitutto bisogna precisare che il Roland Garros ha adottato una Extreme Heat Policy, esattamente come l’Australian Open e lo US Open. L’indicatore guida è sempre il medesimo, ovvero la Wet Bulb Global Temperature (WBGT), un numero che riassume temperatura, umidità, vento e irraggiamento. Il Roland Garros ha fissato la prima soglia a 30,1° (che corrispondono circa a 35°C con il 60% di umidità). Al raggiungimento di questo valore si introduce una pausa di 10 minuti alla fine del secondo set dei match femminili e alla fine del terzo set per quelli maschili. La seconda soglia è invece quella di 32,2° (corrispondente a circa 36°C e 66% di umidità), al raggiungimento della quale è prevista la momentanea sospensione di tutti gli incontri e la chiusura del tetto sul Philippe Chatrier e sul Suzanne Lenglen. La ripresa del gioco è prevista dopo il ritorno dell’indice WBGT sotto tale valore soglia. Da notare che i tetti sui due campi principali del Roland Garros funzionano in maniera diversa rispetto a quelli degli stadi australiani: non “sigillano” l’arena, sono come due ombrelli sul campo. Di conseguenza creano una zona d’ombra diminuendo l’irraggiamento, ma non diminuiscono l’umidità (niente aria condizionata) e riducono la circolazione dell’aria. Il valore viene rilevato da due sensori che sono posizionati sul Philippe Chatrier e sul campo 14, ovvero nell’estrema zona ovest dell’impianto. Misura troppo blanda? Chi è abituato a fare attività fisica all’aperto si renderà certamente conto che si tratta di valori soglia piuttosto elevati: anche individui allenati fanno fatica a performare in condizioni di quel tipo, ma soprattutto fanno fatica a rendere al meglio producendo una qualità di gioco per cui valga la pena pagare un biglietto. Perché non dimentichiamo che il fine ultimo dello sport professionistico è questo. A Parigi non accade molto spesso di avere condizioni di questo tipo a fine maggio, ma visti i trend globali del clima è certamente prevedibile che questi episodi possano ripetersi con maggiore frequenza nel prossimo futuro. Il tennis del futuro Sinner o non Sinner, gli eventi di questo torneo probabilmente spingeranno a una rivisitazione al ribasso di questi valori soglia: è auspicare che non ci debba scappare, se non proprio il morto, quantomeno un incidente molto grave prima che si prenda qualche provvedimento. In Australia è necessario che si raggiungano temperature molto alte per far scattare la “heat policy” perché quando c’è molto caldo a Melbourne è per l’arrivo di masse d’aria dai deserti dell’entroterra australiano, quindi con un’umidità molto bassa che riduce l’indice WBGT. Infatti se si pensa alle giornate torride dell’Australian Open 2026, si ricorderà che nonostante temperature elevatissime e giocatori in grande difficoltà era necessario attendere diverse ore prima della sospensione sui campi laterali e della chiusura del tetto. Le immagini di giocatori stravolti dal caldo e portati via dal campo in barella non possono che far male al tennis: certamente non bisogna penalizzare chi punta sulla preparazione fisica “appiattendo” le condizioni di gioco, ma è difficile non convenire sul fatto che una revisione dei parametri delle “Extreme Heat Policy”, da quest’anno adottate anche dai Tour oltre che dagli Slam, sia auspicabile per il bene di tutti. ...

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