Cahill: “Sinner non è un robot, ma ha un computer interno. Futuro? Parleremo a fine stagione”
Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere sempre meglio la figura di Darren Cahill, che insieme a Simone Vagnozzi guida il team di Jannik Sinner rappresentando una figura tripartita tra coach, mentore e secondo padre. L’alchimia tra tutti gli elementi della squadra, unita alla forza del n. 1 del mondo, ha portato quest’ultimo a vincere Slam, Masters 1000, raggiungere l’apice del ranking ATP, frantumare record a ripetizione. E non è finita qui, verrebbe da dire. L’allenatore australiano, tra l’altro, ha scelto di rimanere con l’altoatesino per un’altra stagione, sebbene in un primo momento avesse individuato il 2026 come ultimo anno della propria carriera. Proprio il tema relativo alla possibile permanenza ulteriore è stato trattato da Darren Cahill nell’intervista rilasciata alla collega Federica Cocchi de ‘La Gazzetta dello Sport‘. Interrogato su un eventuale ripensamento in vista della stagione che verrà, l’australiano ha lasciato aperta una (grande) porta sul futuro: “Vediamo… Non pensavo che avrei allenato Jannik nel 2026 e invece sono qua. Per il momento nessuna scommessa, il mio obiettivo è fare il miglior lavoro possibile per Sinner e il team quest’anno. Poi parleremo a fine stagione, come abbiamo fatto l’anno scorso, e decideremo, con la massima serenità”. Quando condividi tanti momenti importanti per 4 anni, impari a conoscere tutto dell’altro. Ed effettivamente Darren Cahill e Jannik Sinner hanno questo tipo di rapporto: “Penso che non ci siano più sorprese dal punto di vista della personalità, perché stando tanto tempo insieme a stretto contatto ci si impara a conoscere molto bene, pregi e difetti. Ma nessuno è perfetto… Sinner è cresciuto e maturato molto in questi anni, ora è un giovane adulto che sa gestirsi sempre meglio dentro e fuori dal campo“. È anche vero, però, che non è detto che al pubblico arrivi sempre tutto del grande campione. Jannik Sinner, ad esempio, è il classico n. 1 riservato, che tende a far conoscere quello che ritiene opportuno di sé stesso. Darren Cahill, a ‘La Gazzetta dello Sport’, rivela però un aspetto che si vede meno: “È estremamente curioso. Quando si trova in un gruppo di persone, tutti vogliono sapere qualcosa da lui, ma alla fine trova il modo di ribaltare la situazione e tempestarli di domande, che si tratti di sport o di vita, di come gestire la pressione, delle fidanzate o di qualsiasi altra cosa. Vuole imparare dalle persone che hanno vissuto esperienze che probabilmente lui vivrà in futuro. Vuole essere pronto in anticipo“. Infine, la chiosa sulla diatriba, accesasi soprattutto negli ultimi mesi e alimentata anche da alcuni colleghi di Jannik Sinner, sull’essere una sorta di robot in campo. Darren Cahill, però, è certo: “Per niente. C’è una parte di lui che ama il pericolo e che non si vede molto in campo, perché quando è in partita ha questo computer interno che lavora continuamente e c’è una certa sicurezza nel modo in cui gioca. Calcola le probabilità di vincere il punto scegliendo un certo colpo con meno rischio, ed è la caratteristica di un giocatore vincente“. ...