Coco Gauff, dal ricordo di Howard Fendrich alla protesta media: “Orgogliosa dell’unità tra giocatori”
La conferenza stampa di Coco Gauff al Media Day del Roland Garros si è aperta con un momento di commozione per la prematura scomparsa di Howard Fendrich, storica firma dell’Associated Press e presenza abituale nel mondo del tennis. La numero uno americana ha voluto ricordarlo prima di rispondere alle domande su pressione, crescita pubblica, perfezionismo e controllo emotivo. Spazio anche al tema più politico della giornata: la riduzione degli impegni con i media, scelta condivisa da diversi giocatori come primo segnale concreto di unità. “Non volevamo penalizzare voi giornalisti”, ha spiegato Gauff, “ma mostrare che siamo tutti sulla stessa pagina”. MODERATORE: Coco, so che volevi dire qualche parola prima di cominciare, quindi ti lascio il microfono. COCO GAUFF: Sì, volevo iniziare riconoscendo una perdita profonda che credo tutti noi abbiamo vissuto come comunità con Howard. Era una persona con cui mi piaceva sempre parlare, penso fosse uno dei volti che preferivo vedere in sala. Sono rimasta profondamente triste quando ho saputo la notizia questa mattina. Volevo mandare le mie condoglianze a voi e naturalmente alla sua famiglia e ai suoi amici. La sua presenza mancherà moltissimo nel circuito. MODERATORE: Domande. D. Grazie per queste parole, Coco. Per te qual è la cosa migliore e quale la peggiore del dover crescere sotto gli occhi del pubblico? COCO GAUFF: Beh, la cosa migliore, credo, è che a volte hai qualche vantaggio: le persone ti riconoscono e cose del genere. La peggiore, penso, è che quando cresci commetti degli errori, e quindi tutti i tuoi errori vengono in qualche modo mostrati. Però penso anche che non sia necessariamente una cosa negativa, perché magari altre persone possono rivedersi in me e capire che non siamo tutti perfetti. Tutti dobbiamo imparare. D. Mi chiedevo se potessi paragonare l’esperienza di giocare una finale Slam sull’Ashe a quella sullo Chatrier. Quanto ti ha influenzato la follia dell’Ashe, quanto può essere incredibilmente rumoroso quando un’americana gioca la finale? E in cosa è diverso rispetto a quello che hai vissuto qui contro Iga e Aryna, con il pubblico? COCO GAUFF: Sull’Ashe il pubblico era folle e, in più, quel giorno il tetto era chiuso. Era davvero rumorosissimo. Ricordo che quando stavo servendo per chiudere nell’ultimo game, tra un punto e l’altro tutti stavano in silenzio. Si sentiva la differenza quando le persone erano davvero concentrate. Contro Iga, sinceramente, non ricordo molto di quell’esperienza, perché ero molto nervosa. Letteralmente non sono riuscita a giocare quella finale, ero troppo nervosa. Onestamente non ricordo molto. Mi ricordo solo che durante la premiazione pensavo: “Non voglio mai più perdere una partita in questo modo”. Contro Aryna, invece, mi ha sorpreso il fatto che il pubblico fosse nettamente dalla mia parte. Sinceramente non sapevo che tipo di pubblico ci sarebbe stato in quella finale dello scorso anno. La cosa che mi ha colpito di più è stata proprio vedere quanto fosse schierato per me. E poi Spike Lee era proprio vicino al mio box degli asciugamani, quindi è stato piuttosto bello. D. All’inizio della stagione sulla terra avevi parlato del lavoro che stavi facendo sul controllo emotivo. COCO GAUFF: Sì. D. Nelle ultime settimane è sembrato un po’ diverso rispetto al passato. Mi incuriosisce capire in cosa consista per te questo lavoro sul controllo emotivo. È parlare con qualcuno? So che sei una persona molto legata alla fede. Puoi raccontare i diversi aspetti del modo in cui ti presenti in campo, di come lavori per mostrare la persona che vuoi essere e assorbire l’esperienza della partita nel modo che desideri? COCO GAUFF: Sì, ho una terapeuta da cui vado da molto tempo. Poi scrivo anche un diario e cerco semplicemente, soprattutto, di non essere negativa. Penso che a volte io possa essere troppo perfezionista. Quando gioco le partite, vorrei vincere letteralmente ogni punto nel modo più perfetto possibile. Ovviamente per me non può sempre andare così. Credo di vedere dove voglio arrivare, e voglio arrivarci talmente tanto, però ora sto cercando di concentrarmi sul processo e sugli alti e bassi del percorso nel tennis. È qualcosa su cui a volte riesco a focalizzarmi e che riesco a fare bene, mentre altre volte non ci riesco altrettanto bene. D. Domanda fuori microfono. COCO GAUFF: Voglio dire, l’ho fatto, non so cosa volete che dica. Non ha fatto male. Avevo delle trecce grandi, quindi… D. C’è un modo in cui puoi confrontare la mentalità con cui sei arrivata qui l’anno scorso rispetto a quella di quest’anno? L’anno scorso stavi lottando tantissimo con il servizio e con tutto il resto, cercando comunque soluzioni, e quest’anno ti sei ritrovata di nuovo in una situazione simile. Ti sembra la stessa cosa o ti senti comunque meglio quest’anno? COCO GAUFF: No, mi sento molto meglio. Ho ancora commesso doppi falli nelle partite, ma a Roma la mia media era di quattro doppi falli a partita, e con quello posso convivere. Quindi sì, per me è molto meglio rispetto all’anno scorso. Ovviamente sto vincendo molte di queste partite anche grazie alla lotta mentale e ad altre cose, però sento di essere una giocatrice migliore rispetto all’anno scorso, e questo mi dà più fiducia. D. Mi chiedevo, con l’esperienza che hai ormai maturato dopo anni nel circuito, cosa hai imparato sulla programmazione, sulla scelta dei tornei da giocare. So che a volte hai detto, dopo, di aver ripensato ad alcune scelte di calendario. E anche Washington, dove hai vinto e poi non sei tornata: potrebbe essere una possibilità per te in futuro? COCO GAUFF: Sì, credo che semplicemente impari cosa funziona e cosa no. Per me la trasferta in Medio Oriente è sempre stata difficile. Continuo a provare a farla funzionare, ma semplicemente non funziona. Forse l’anno prossimo è qualcosa che potrei riconsiderare. Washington, sinceramente, è un torneo in cui mi piacerebbe tornare. La prima volta c’erano le Olimpiadi, quindi quello lo ha escluso. Poi l’anno scorso, con il fatto di essere andata avanti qui e con il poco tempo per recuperare, era complicato. Dipenderà dalle circostanze, da come andranno questi tornei adesso e Wimbledon. Però è uno dei miei eventi preferiti tra quelli che ho giocato nel circuito. È sicuramente un torneo in cui vorrei tornare in futuro e lo giocherò di nuovo, solo che non so in quale anno. D. Puoi parlare del tuo coinvolgimento nella riduzione degli impegni con i media di oggi? A Roma si era parlato di boicottaggi. A che punto sei su questo tema? COCO GAUFF: Sì, sono una delle giocatrici che partecipa. Quindi non resterò qui troppo a lungo [sorride]. No, non so. È qualcosa che mi è stato proposto dopo Roma. So che a Roma ci sono state discussioni, ma io ero ancora nel torneo. Per me non è necessariamente qualcosa che farà una grande differenza per gli Slam, o per questo torneo, però credo che dimostri che molte di noi sono sulla stessa lunghezza d’onda e che abbiamo messo in atto un’azione collettiva, invece di limitarci alle conversazioni. Penso che questo sia il primo vero passo concreto che abbiamo fatto. Sono orgogliosa del fatto che siamo riuscite a trovarci tutte sulla stessa posizione. D. Alcune giocatrici, tra cui Jess pochi minuti fa, hanno scherzato dicendo che chiedere alle giocatrici di fare meno media non è poi così difficile. Considerando i discorsi sui boicottaggi e cose simili, quanto pensi che le giocatrici sarebbero disposte a fare cose che potrebbero danneggiarle, cioè dei sacrifici, per portare avanti questa battaglia e raggiungere i loro obiettivi? Per esempio, avreste potuto decidere di non fare affatto conferenze stampa, quasi sfidando il Roland Garros a multarvi. Quanto pensi che le giocatrici si sentirebbero a loro agio nel fare cose scomode? COCO GAUFF: Penso che dipenda dalle giocatrici. Credo che quelle che oggi stanno facendo questa cosa si sentano abbastanza a proprio agio con questa parte. C’era una linea sottile tra ciò che potevamo fare e il non penalizzare voi, perché voi non avete nulla a che fare con questa situazione. Per questo penso che molte giocatrici abbiano scelto di fare comunque la conferenza stampa oggi, cercando però di limitare gli impegni con le televisioni e con i partner dei tornei. Allo stesso tempo siamo qui oggi e possiamo rispondere alle vostre domande. È difficile trovare un equilibrio. Ovviamente sì, non è difficile chiederci di fare meno media, però io apprezzo anche i media. Non so, è un po’ come… non so, qual è l’espressione? Sapete cosa sto cercando di dire. Angelo e diavolo? Sì, oddio, scusate. D. Spero davvero che noi siamo gli angeli. COCO GAUFF: Sì, voi lo siete. Almeno per me. Non so che domande abbiate fatto agli altri. D. Daniil era qui poco fa e parlava di questa cosa, dicendo che era la volta in cui aveva visto molti dei top player più uniti. Ti ha sorpresa, considerando che non c’è una lega formale e non siete sindacalizzati? Ti ha sorpresa la facilità con cui è stato possibile organizzarsi? Dev’essere difficile anche solo avere i numeri di telefono di tutti nello stesso gruppo e convincere le persone ad accettare qualcosa del genere così rapidamente. COCO GAUFF: Penso che tra i top 10 non sia stato troppo difficile, perché avevamo iniziato queste conversazioni già l’anno scorso. In realtà proprio qui è stata la prima riunione a cui ho partecipato di persona. Da quel punto di vista, quindi, non è stato troppo difficile né troppo sorprendente per me, in base alla mia esperienza e a come sono andate le cose nel corso dell’ultimo anno. Ovviamente spero che potremo continuare a coinvolgere più giocatori, più iniziative, e ottenere i risultati che vorremmo vedere. D. Quando hai un record come il tuo qui, 27 vittorie e 5 sconfitte, con il titolo dello scorso anno, questo ti mette a tuo agio e ti dà tranquillità, oppure ti concentri di più sul fatto che stai difendendo il titolo? COCO GAUFF: Sinceramente, ogni volta che vengo a questo torneo, non penso nemmeno ai miei risultati passati qui. Ovviamente è diverso pensare allo scorso anno, però non so, l’anno scorso sembra successo dieci anni fa. Per me, a volte durante una partita so di giocare bene qui. Anche se non sto esprimendo il mio miglior tennis, so che posso ritrovare quel livello proprio per la mia storia in questo torneo. Però non è qualcosa a cui penso entrando in campo. ...