Da Federer e Djokovic ad Alcaraz: il filo rosso del tennis ai Laureus Awards
Avete presente l’Academy di Los Angeles, quelle statuine dorate consegnate ai migliori attori, registi e film del pianeta, universalmente conosciute come Oscar? Ecco, traslate tutto nello sport e avrete i Laureus World Sports Awards. Un riconoscimento che, anno dopo anno, ha costruito il proprio prestigio fino a diventare il punto di riferimento globale per celebrare i campioni che hanno segnato la stagione precedente. Nati nel 1999 da un’iniziativa congiunta di Daimler e Richemont, i Laureus hanno avuto la loro prima cerimonia nel 2000 a Monte Carlo, e da allora hanno attraversato città simbolo dello sport e della cultura, mantenendo intatto il loro valore: premiare l’eccellenza, dentro e fuori dal campo. Il meccanismo di assegnazione è articolato ma chiaro. Una prima giuria composta da giornalisti di oltre 80 Paesi seleziona una shortlist di sei candidati per ogni categoria. Da lì entra in gioco la Laureus World Sports Academy, un’élite di leggende dello sport che vota i vincitori finali. Le categorie principali sono cinque, Sportivo dell’anno, Sportiva dell’anno, Squadra, Rivelazione e Ritorno dell’anno, a cui si aggiungono premi speciali come il Lifetime Achievement o lo Sport for Good. Il trofeo, una statuetta firmata Cartier, è un simbolo potente: due atleti che si sostengono su un cerchio, a rappresentare i cinque continenti e l’universalità dello sport. Il tennis e i Laureus Awards: una storia di dominio Se c’è uno sport che più di altri ha lasciato un’impronta profonda nella storia dei Laureus Awards, quello è il tennis. Bastano due nomi su tutti: Roger Federer e Novak Djokovic. Lo svizzero e il serbo condividono il primato di vittorie nella categoria “Sportivo dell’anno” con cinque successi ciascuno. A testimonianza di un dominio che attraversa epoche diverse ma racconta la stessa cosa: continuità, grandezza e impatto globale. Federer, inoltre, ha arricchito il proprio palmarès anche con il Laureus per il Ritorno dell’anno nel 2018. Completando un percorso che va oltre i numeri e si intreccia con l’immaginario stesso dello sport moderno. Accanto a loro, un altro gigante di questo sport: Rafael Nadal che ha vinto due volte il premio. Con la particolarità di essere l’unico ad aver trionfato in tutte le principali categorie individuali (Sportivo dell’anno, Rivelazione e Ritorno). Di ieri invec l’ingresso nel club di Carlos Alcaraz, vincitore nel 2026 dopo una stagione da numero uno del mondo e due Slam in bacheca. Sul fronte femminile, il peso del tennis è altrettanto significativo. Serena Williams è stata eletta Sportiva dell’anno per quattro volte, diventando il punto di riferimento assoluto della categoria. Prima di lei Jennifer Capriati (2002) e Justine Henin (2008), poi Naomi Osaka (2021) e infine Aryna Sabalenka, protagonista dell’edizione appena trascorsa. Quando il tennis fa doppietta Il dato forse più interessante è un altro. Quante volte il tennis è riuscito a conquistare contemporaneamente il premio maschile e quello femminile nello stesso anno? È successo cinque volte nella storia dei Laureus, un segnale evidente di quanto questo sport riesca, ciclicamente, a imporsi come riferimento globale. La prima volta nel 2008, con Roger Federer e Justine Henin. Poi nel 2016 e nel 2018, anni segnati dalla doppietta Novak Djokovic – Serena Williams e ancora Federer–Serena. Nel 2021 il successo condiviso tra Rafael Nadal e Naomi Osaka, fino all’ultima edizione, quella di Madrid 2026. Dove il tennis ha di nuovo monopolizzato la scena con Carlos Alcaraz e Aryna Sabalenka. Un filo rosso che unisce epoche diverse, generazioni e stili di gioco, ma che racconta sempre la stessa cosa. Quando il tennis raggiunge il suo apice, diventa inevitabilmente lo sport di riferimento anche fuori dal campo. Madrid, nell’ultima edizione, ha rappresentato l’ennesima conferma di questa tendenza. Carlos Alcaraz ha bruciato le tappe fino a prendersi il premio, diventando il più giovane vincitore tra i grandi nomi del circuito, mentre la scelta di Aryna Sabalenka lascia spazio a qualche riflessione: il suo 2025 è stato di altissimo livello, ma segnato anche da finali Slam sfumate a Melbourne e Parigi e dalla semifinale persa a Wimbledon contro Amanda Anisimova. Un quadro che inevitabilmente riapre il confronto con altre eccellenze dello sport mondiale, come Katie Ledecky, protagonista di una carriera straordinaria impreziosita da sette ori olimpici e ventuno titoli mondiali. In sala, per l’Italia, oltre a Jannik Sinner che era in corsa per il titolo di sportivo dell’anno, anche Lorenzo Musetti e Jasmine Paolini, segno di una generazione che osserva e che magari un giorno vorrebbe prendersi quello stesso palcoscenico. Perché in fondo i Laureus funzionano così: celebrano il presente, ma raccontano anche il futuro. E il tennis, da oltre vent’anni, è quasi sempre lì, a premiare i campioni di oggi, immaginando già quelli di domani. ...