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Da Wimbledon al Roland Garros passando per Cincinnati e Shanghai. Quelle volte che Sinner è stato male in campo

Insomma, al Roland Garros Jannik Sinner è sopra di due set contro uno che non ci può perdere mai, Juan Manuel Cerundolo, che tu consideri un Jordi Arrese 1.0 (non un errore di battitura). Si può andare al parco per allenarsi. Che nemmeno è facile, perché sappiamo cosa c’è in questi giorni. Il caldo? No, stanno transennando come se non ci fosse un domani in attesa di Vasco Rossi e correndo si finisce in percorsi ciechi se non labirintici. Ah, i tempi in cui Vasco veniva in città una volta all’anno al festival dell’Unità… C’era ancora la mezza stagione, probabilmente, altro che 31 gradi a fine maggio. A Parigi, mica a Bangkok, signora mia. Quindi, all’epoca, rientrando a casa, non avresti appreso immediatamente della sconfitta di Sinner – forse perché non avrebbe perso, ma più che altro perché attorno al 1980 non avevi un PC sempre connesso a internet. Prima di vedere cosa c’entri questa parte con il fatto tennistico che ha scosso il giovedì parigino e il Roland Garros tutto, diamo merito a Juan Manuel che ha saputo chiudere il match, cosa che per esempio non era riuscita a suo fratello Francisco sempre al Rolando due anni fa, divorato dalla tensione contro un Djokovic in attesa che gli antidolorifici gli facessero dimenticare il pezzetto di menisco vagante. Il giovane Cerundolo che, anni fa, ebbe l’umiltà di cambiare racchetta: non più quella “prestigiosa” del fratello, bensì una più facile e a lui più adatta a dispetto del nome “estremo”. Sinner: “A un certo punto, il muro” Jannik Sinner ha giocato 18 quinti set: contro JM Cerundolo ha perso il dodicesimo. E il match è durato “appena” 3 ore e 36 minuti, dunque meno del limite delle 3h48′ minuti, durata della sua vittoria più lunga, contro Ivashka allo US Open 2022. Peraltro, dopo la sconfitta (fa un po’ impressione usare questa parola, non eravamo più abituati), Jannik ha detto: ”All’inizio colpivo molto bene, poi a un certo punto ho sbattuto contro un muro e basta“ . Il “certo punto” è arrivato dopo nemmeno due ore, quindi la durata non c’entrava granché, stavolta. Tuttavia, non è la prima volta che Sinner perde lottando contro due avversari: il bimane implume dall’altra parte della rete e il proprio fisico. Ripercorriamo allora il viale dei ricordi, fermandoci a osservare gli episodi passati in cui il caldo o un’altra situazione occasionale gli hanno creato grossi problemi. Wimbledon 2024 “Mi gira la testa” dice Sinner al fisioterapista nel terzo set contro Medvedev. Sono i quarti di finale, Jannik non sfrutta due set point in quel parziale e perde al quinto, dopo cinque vittorie consecutive contro Daniil, ex bestia nera. “Questa notte non ho dormito bene” spiegherà dopo l’incontro. Per rifarsi l’anno dopo, trionfando sui Prati in finale contro Alcaraz. Australian Open 2025 In Australia è estate. I tennisti inseguono la bella stagione (quasi) tutto l’anno come Patrick Swayze e la sua banda in Point Break, ma se è troppo bella non va bene per giocare. Un paradosso. Jannik vince sul velluto a Melbourne, cedendo appena due set, nessuno dai quarti in avanti. Ma ha rischiato di non arrivarci, ai quarti, perché contro Rune accusa un calo fisico nel secondo set, vinto da Holger. Toilet break, Jannik arranca e sul 3-2 va negli spogliatoio per un MTO. Rientra, vince in qualche modo il set, si rirpende in quello successivo e nessuno lo ferma più. Cincinnati 2025 “Da ieri non mi sento bene, mi gira la testa, non riesco a muovermi”. È la finale di Cincinnati contro Alcaraz, lo spagnolo è 5-0 davanti a un Sinner evidentemente non in condizione di giocare già dal primo game. Jannik, che obiettivamente non sarebbe neanche dovuto scendere in campo, si ritira. ATP Shanghai 2025 Al terzo turno contro Griekspoor, l’ultima sconfitta di Jan in un Masters 1000. Avrebbe poi alzato tutti i successivi trofei di categoria, da Parigi a Roma. A Shanghai, tuttavia, Sinner non riesce a chiudere in due set – sei palle break mancate – e al terzo i crampi sono decisivi. Fisio al cambio campo sul 3-2, niente da fare, si ritira. Australian Open 2026 Contro Spizzirri, al terzo turno, sembra persa. Pareggiato il primo set vinto dallo statunitense, nel terzo arrivano i crampi per l’azzurro che va sotto 1-3. Tutto apparecchiato per la narrazione eroica, con il caldo inaccettabile tutto nella metà campo del Rosso di Sesto. Intervento del fisio al successivo cambio campo, Jan sotto un treno, ma l’indice di calore arriva a 5: gioco sospeso, tetto chiuso, al rientro un altro Sinner, nel senso del solito Sinner che va a vincere in quattro set. Non arriverà però all’atteso appuntamento in finale con Alcaraz: troppe le occasioni mancate contro Djokovic. Internazionali d’Italia 2026 In semifinale, Jannik trova Medvedev. È sera, la partenza è quella attesa, 6-2 per il nostro, che tuttavia accusa un calo fisico nel secondo set e finisce per perderlo 7-5. Saranno i tanti match giocati che chiedono il conto? Sinner risponde brekkando in apertura di terzo, poi preoccupa per l’arrivo del fisioterapista per un trattamento sul 3-2 (sembrerebbe l’unico punteggio possibile per chiamare il fiso). Invece tiene un altro game, la pioggia rimanda al giorno dopo e Jannik chiude un match che Daniil non è mai stato vicino a vincere. Roland Garros 2026 Si è parlato tanto di caldo in questi primi giorni a Parigi. Ruud, sopra di due set e 5-2, manca cinque match point e, fisicamente provato, ha rischiato la sconfitta contro Safiullin, ma si è ripreso salvato dal tramonto. Mensik, in preda ai crampi nel tie-break finale, è andato a prendersela con un po’ di complicità da parte di Navone, crollando a terra dopo il match point. Un netto miglioramento rispetto alla sua finale all’Australian Open Junior in cui era crollato prima. Si è parlato tanto di caldo anche per Sinner contro Cerundolo. Jannik ha spiegato: “Faceva caldo ma non troppo, non è stato un problema di caldo o di condizioni: oggi il problema ero solo io. Stanotte non ho dormito bene e stamattina quando mi sono svegliato facevo fatica, però può succedere“. Avrà ragione Jannik o i commentatori “social” che dicono il contrario? (Ai quali si accodano anche dei veri esperti, quando dovrebbero essere i primi a evitare diagnosi a distanza di un paziente nemmeno loro.) Se lo è domandato Vanni Gibertini in questo articolo, analizzando anche l’efficacia delle misure di Heat Policy adottate dai tornei. “Quel giorno” secondo Flavia Pennetta Insomma (di nuovo), stai facendo la tua corsa al parco ascoltando Jacopo Lo Monaco che nel podcast Schiaffo al volo riporta una riflessione di Flavia Pennetta: “Con Serena Williams, non ci posso vincere. Tira più forte di me, serve meglio di me, fisicamente sembra che non si muova ma è sempre sulla palla. Però, è più forte di me 365 giorni l’anno? No. Ci può essere un giorno in cui lei non sta bene, io sono al massimo e ci posso vincere. Io devo entrare in campo pensando che sia quel giorno”. Tu pensi che neanche in un anno bisestile quel giorno possa esistere per Juan Manuel contro Sinner, figuriamoci oggi. E invece. Invece l’altro Cerundolo era in doccia canticchiando felice Against all odds. Sinner indeciso tra REM e Daniel Powter, ma comunque Bad day. Ci sono volte, come questa, che fa male, eppure quella possibilità, per quanto vaga, è un po’ il motivo per cui non mettevano i Big 3 direttamente in semifinale, (tralasciando la parte per cui ci sono biglietti da vendere dal primo giorno del torneo) o, più in generale, perché si va effettivamente in campo a giocare a tennis o a qualsiasi altro sport pur da nettamente sfavoriti. Di più, è per questo che esiste lo sport. ...

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