Gabriela Sabatini: “Il ritiro a 26 anni? Ero stanca mentalmente, ora voglio stare vicina al tennis”
Ricorre quest’anno il trentennale del ritiro dall’agonismo di Gabriela Sabatini, la tennista argentina più forte di ogni tempo, nonché l’ultima tennista sudamericana ad aver firmato un torneo del Grande Slam. Successe nel 1990 a New York, la ventenne Gaby optò per un atteggiamento spiccatamente offensivo e sorprese in due set Steffi Graf; il giorno dopo il diciannovenne Pete Sampras sconfisse Andre Agassi, coetaneo dell’argentina, e la rivista Matchball nel titolo di copertina parlò dei “Nuovi eroi”. Gabriela, come detto, non aggiunse però altri titoli major all’exploit americano, né mai fece meglio del terzo gradino del ranking, scalato per la prima volta nel 1989, eppure l’entusiasmo che seppe suscitare tra gli appassionati è indimenticabile e in una intervista apparsa lunedì sul sito sportivo del suo paese Pagina 12 chi le pone le domande prova a sintetizzare la fonte di ogni emozione scaturita dalle gesta della ragazza nata a Buenos Aires il 16 maggio 1970 con la parola aura. Quando era in azione l’atmosfera era diversa, elettrizzante, e a Roma l’effetto-Gaby era ancora più evidente: Sabatini vinse l’evento nell’Urbe per quattro volte, perdendo due finali. Roma è il torneo vinto in più occasioni nella sua carriera e il pubblico del Foro ha sostenuto la sua rivale forse solo una volta, in semifinale nel 1990, ma si trattava di Martina Navratilova. Il ruolo di Gabriela oggi Oggi la ex-campionessa è ambasciatrice nazionale del suo sport, ruolo che condivide con Martin Jaite, e nel suo programma di impegni la settimana scorsa è stata a San Paolo per seguire un torneo del circuito Roland Garros Junior Series, che ha in palio la wild card per il tabellone principale del torneo dei pari età. Gaby tiene subito a sottolineare il clima splendido e la passione che si respira in Brasile: “Questo torneo in stile Roland Garros è come essere a Parigi: l’intera organizzazione e l’atmosfera sono fantastiche. Inoltre, il supporto che danno ai ragazzi è meraviglioso. È un’opportunità davvero unica; vedere le tribune di questo club completamente piene è fantastico. È meraviglioso per loro poter vivere questa esperienza, di cui hanno davvero bisogno”. Interrogata sul suo presente nello sport della racchetta, Gabriela si accende: “Per me è un grandissimo onore far parte di questo progetto del Roland Garros. Venire qui in Brasile, incontrare così tante persone del mondo del tennis, comprese quelle della mia generazione. E stare con i ragazzi: interagire con loro, con i loro allenatori, chiedere loro come è andata, come si sentono, poter dire qualcosa”. La ricetta del campione Gaby conferma di essere rimasta la persona umile degli esordi anche quando le viene chiesta la ricetta per costruire la nuova Sabatini; l’ingrediente principale nei decenni evidentemente non è cambiato: “Lavorare sodo, avere un piano ogni giorno. Capire che perdere fa parte del percorso… (bisogna però) cercare di godersi i momenti, godersi il fatto di essere qui, perché non è un’opportunità per molti giovani giocatori. Si tratta di affrontare il percorso senza farsi prendere dall’ansia”. Il ritiro La sua carriera ad alto livello iniziò prestissimo, al punto che, quindicenne, perse la semifinale di Parigi nel 1985 contro Chris Evert, che il giorno dopo avrebbe vinto in una partita incredibilmente emozionante il suo sesto titolo sul rosso francese ai danni di Martina Navratilova. In questa luce forse si può comprendere anche il suo precoce ritiro, a 26 anni. Lei in proposito si esprime così: “Avevo bisogno di fare un passo indietro, mentalmente ero esausta. Ma col tempo, ho voluto riavvicinarmi al tennis. Perché il tennis mi ha dato tutto: tutto ciò che ho oggi, l’opportunità di fare tante cose. Viaggiare, incontrare persone. Per me, il tennis è una grande famiglia, grazie alle persone con cui vivevo allora. Mi piace stargli vicino, mi piace guardare il tennis, dare la mia opinione, osservare cosa succede”. Il tennis femminile in Argentina Sabatini si congeda con un pensiero al livello attuale del tennis femminile in Argentina: “Lo vedo bene, ci sono parecchi tornei nel paese e questo è importante perché le ragazze non devono necessariamente espatriare per giocare. In ogni caso non è facile ma alcuni nomi stanno emergendo e la competizione non può che fare bene. Paola Suarez è un’ottima scelta come capitana di Billie Jean King Cup, farà bene, soprattutto dopo il contributo immenso di Mercedes Paz e quello nell’Associazione di Florencia Labat”. ...