Le maratone di Parigi: le battaglie al quinto set, il record di Cerúndolo e l’eccezione Cobolli
Nel panorama tennistico, la terra rossa è da sempre sinonimo di battaglie. Il servizio fa meno la differenza e scambi duri e combattuti possono far scorrere le lancette dell’orologio per molto tempo. Il Roland-Garros rappresenta la massima espressione del tennis sul mattone tritato, ma l’edizione 2026 sta scrivendo nuove pagine di storia, in un torneo ormai senza padroni, nel quale la condizione fisica dei tennisti e l’imprevedibilità hanno conquistato un ruolo chiave. Chiusa la prima settimana e con il tabellone allineato agli ottavi di finale emerge un quadro molto chiaro: i pronostici sono saltati, i match si dilatano e i protagonisti emergono da zone della classifica che solitamente non sono quelle che ci si aspetta di trovare nella seconda settimana di uno Slam. Cerúndolo-Landaluce: un match da record Uno dei protagonisti di questa prima settimana del Roland-Garros è sicuramente Juan Manuel Cerúndolo. Il ventiquattrenne argentino continua la sua incredibile cavalcata parigina in maniera sempre più sorprendente. Se nella giornata di giovedì era riuscito a sconfiggere il numero 1 al mondo Jannik Sinner, crollato fisicamente a un passo dalla vittoria, nella giornata di sabato ha raggiunto un altro ragguardevole traguardo. Il match tra Juan Manuel Cerúndolo e Martín Landaluce, durato 5 ore e 58 minuti, entra direttamente nella storia dello Slam francese. Si tratta del più lungo sulla terra parigina da quando è stato introdotto il match tie-break nel 2022. Complessivamente solo due incontri hanno superato questa durata ed entrambi si sono giocati a oltranza, senza quindi il long tie-break finale nel quinto set. Si tratta di due match di primo turno: il primo risale al 2004, quando Fabrice Santoro si aggiudicò il derby contro Arnaud Clément per 16-14 al quinto dopo 6 ore e 33 minuti di gioco. Sopra la soglia delle 6 ore c’è anche la vittoria di Lorenzo Giustino contro Corentin Moutet del 2020 (per l’esattezza 6 ore e 5 minuti). Se guardiamo complessivamente al panorama dei tornei del Grande Slam, sarà di fatto impossibile raggiungere quanto fatto da John Isner e Nicolas Mahut nel 2010, quando il loro storico match di primo turno a Wimbledon durò 11 ore e 5 minuti spalmate su tre giorni di gioco. Isner è stato protagonista anche del secondo match più lungo della storia Slam, la semifinale di Wimbledon 2018 persa 26-24 al quinto contro il sudafricano Kevin Anderson e durata 6 ore e 36 minuti. Un terzo turno da maratona Ritornando alla terra parigina, se Juan Manuel Cerúndolo e Landaluce si sono issati sino a raggiungere un posto sul podio dei match più lunghi giocati a Bois de Boulogne, gli altri non sono rimasti a guardare. Nonostante il meteo che ha trasformato i campi parigini in un survivor game, gli atleti in gara hanno lottato strenuamente sino all’ultimo quindici. Alla fine sono stati ben 9 i match su 16 a chiudersi al quinto set in questo terzo turno, scrivendo un record per gli eventi del Grande Slam nell’Era Open. Il bilancio finale di questo terzo turno diventa quasi surreale: su 80 set massimi teorici disponibili (numero di set che si sarebbero disputate se tutte le 16 sfide fossero arrivate al quinto set), ne sono stati giocati ben 71. E se Francisco Cerúndolo e Zachary Svajda hanno fatto in fretta giocando i 5 set in poco più di 3 ore, per gli altri non è stato così facile. Berrettini ha battuto Comesaña dopo 5h e 13 minuti, Arnaldi ne ha impiegate 4h e 58 per avere la meglio di Collignon, e Fonseca 4h e 53 per ribaltare Djokovic. Sopra le 4 ore anche le vittorie di Tiafoe, Ruud, Jódar e De Jong. Per dare un termine di paragone anche nel turno precedente 9 match erano arrivati al quinto ma in quel caso erano trenta gli incontri disputati. Tra coloro che si sono trovati a disputare il set decisivo sia nel secondo sia nel terzo turno vi sono J.M. Cerúndolo, Comesaña, Tiafoe, Fonseca e Landaluce (che aveva vinto al quinto anche il match di primo turno contro Prado). Un tabellone inaspettato: le sorprese fuori dalla top 50 Le sorprese non si fermano alla durata dei match. Se si pensa al tabellone ipotetico che vedrebbe agli ottavi le prime 16 teste di serie, la realtà si è rivelata molto diversa. Solamente in 5 hanno rispettato il pronostico raggiungendo l’agognata seconda settimana. Tante sorprese sono arrivate da tennisti che ad oggi si trovano fuori dalla metà nobile della top 100. Per la prima volta dal 1973 – anno in cui sono stati pubblicati i primi ranking ATP ufficiali – ben sei giocatori classificati fuori dai primi 50 del mondo sono riusciti a strappare un pass per gli ottavi di finale nello stesso Slam, un’autentica anomalia statistica. Tre di loro si trovano fuori dalla top 100, in ordine di classifica dalla posizione 104 alla 106 ecco Matteo Arnaldi, Matteo Berrettini e Jesper De Jong. Gli altri tre sono Juan Manuel Cerúndolo (56), Zachary Svajda (85) e Pablo Carreño Busta (89). L’effetto sorprese viene rafforzato dal fatto che ben 6 di loro saranno al loro primo ottavo di finale Slam. Per Jodar e Fonseca il discorso è diverso, trattandosi della seconda apparizione in un Major per lo spagnolo e la quinta per il brasiliano. Per gli altri quattro (Svajda, De Jong, J.M. Cerúndolo e Tabilo) il risultato raggiunto a Parigi rappresenta un incredibile iniezione di fiducia. L’eccezione alla regola: Flavio Cobolli In questo panorama dominato dal caos e dalla fatica, c’è un uomo che sta viaggiando a una velocità diversa. Stiamo parlando di Flavio Cobolli. Il tennista romano si è qualificato per gli ottavi di finale senza concedere nemmeno un set lungo la strada. Per capire la portata di questa impresa in un’edizione così difficile da decifrare, basti pensare che negli ultimi vent’anni solo due giocatori erano arrivati da soli alla seconda settimana a Parigi immacolati nei parziali: Rafael Nadal (2008) e Jannik Sinner (2024). Mentre il resto dei contendenti si logora in match serrati sotto il sole parigino, Cobolli ha minimizzato gli sforzi, ottenendo il massimo possibile. Come ha detto lo stesso tennista romano in conferenza stampa, “vince chi sogna di più”. Resta da vedere se questa freschezza fisica diventerà l’arma decisiva quando la posta in palio sulla terra parigina diventerà ancora più pesante. ...