Roland Garros, che gran partita ha vinto Fonseca su Djokovic!
Dopo la scorpacciata di cinque match azzurri di giovedì, quasi un’indigestione con il boccone rimastomi sullo stomaco per il triste, inattesissimo e clamoroso esodo di Jannik Sinner da un torneo che sembrava non potesse essere che suo, per questo venerdì mi ero ripromesso di godermi una giornata di mezzo relax, giusto per seguire il duello generazionale che più mi intrigava, quello fra Novak Djokovic e Joao Fonseca. Un match e via, magari di tre orette e via. Beh, i due separati da quasi 20 anni, hanno giocato quasi 5 ore! Spettacolo straordinario soprattutto per l’atmosfera da grandissima bolgia che c’era sul Philippe Chatrier, con tanti tifosi di Nole ma soprattutto una rumorosissima ed entusiasta torcida brasileira che avrebbe fatto impallidire quella che aveva assistito dal ’97 in poi alle straordinarie performances di Guga Kuerten, tricampeao qui – i lettori meno giovani ricordano quando Guga, che era scampato a un matchpont, disegnò un enorme cuore sul campo con la sua racchetta? – dopo un primo exploit quando non era uno dei primi 60 tennisti del mondo e, nonostante quel magnifico rovescio ad una mano, non aveva ancora mai vinto un torneo del circuito. Gli Olè, Olè Olè Joao hanno risuonato per tutte quelle cinque ore. Mi suscitavano – ancora!– tanta nostalgia per altri cori, quegli indimenticabili “Sin–ner, Sin-ner Olè Olè Sin-ner Sin-ner Ole Olè ”, che avevano risuonato per una dozzina di giorni al Foro Italico. La partita che garantisce a questo Roland Garros un nuovo campione Slam – visto che l’unico che ne aveva vinti fra i superstiti in gara era il solo Nole Djokovic – è decollata, sia come emozioni, sia come spettacolo, quando i due avversari si sono ritrovati fra fine quarto e poi quinto set. Nei primi due set Djokovic ha giocato un po’ come il gatto con il topo. Lui non sbagliava mai una scelta, mentre Fonseca faceva cose fantastiche, con quel dritto esplosivo ma giocava anche tante volte – troppe – proprio come uno junior, sbagliando la direzione dei colpi, cercando contropiedi assurdi. Mi ero ripromesso di chiederlo poi a Djokovic, quando ancora non sapevo se avrebbe finito per vincere o per perdere. Mi pareva che fra il braccio di Joao e la sua testa ci fosse spesso una notevole disconnessione. C’erano, insomma diversi errori banali, ma poi – con Djokovic che piano piano vedeva scemare le sue energie (ma non la sua voglia di lottare) – Fonseca è via via diventato più saggio, ha preso a giocare non solo missili di dritto e rovesci straordinari lungolinea, ma – pur tenendo l’iniziativa – anche molte palle corte vincenti. Onestamente non credo che avrebbe però vinto con il vero Djokovic. Nole è stato ancora una volta guerriero straordinario. Di certo era ben conscio del fatto che senza Alcaraz e Sinner in lizza, questa poteva essere una possibile chance per il 25esimo Slam …anche se io ho sempre pensato che le sue maggiori possibilità Nole le avesse più al prossimo Wimbledon che a questo Roland Garros. Certo il modo in cui Fonseca ha chiuso il match – sul 6-5 nel terzo set dovendo affrontare una pericolosissima pallabreak che lo avrebbe esposto a un diabolico tiebreak – mettendo a segno tre ace di fila, nemmeno fosse Isner, è stato impressionante. La personalità di Fonseca non si può davvero mettere in discussione, dopo che qui ha vinto due match di fila rimontando un handicap di due set a zero (Prizmic e Djokovic) con il secondo conquistato sul serbo che in una carriera ventennale dipanatasi lungo 82 Slam aveva perso una sola volta dopo essere stato in vantaggio per 2 set a zero: era accaduto con l’austriaco Melzer nel 2010 sul Suzanne Lenglen (26 36 62 76 64). Ho provato a cercare se ci fosse stato un altro diciannovenne che avesse rimontato due match consecutivi da 0-2 in qualche Slam, ma – esaminati i primi CV che mi sono venuti a mente di qualche campione precoce, Chang, Wilander, Becker, Edberg, Nadal e Federer ho sospeso la ricerca (ma se qualcuno di voi ha il tempo di proseguirla…sia il benvenuto) – non l’ho trovato. Ho chiesto a Djokovic se non condividesse la mia sensazione – che era poi anche quella di Alex Corretja che ho incrociato in ascensore a fine quarto set – secondo la quale a lui che aveva operato sempre le scelte più giuste nelle prime tre ore non fosse mancata soprattutto per un problema di energia quell’iniziativa che aveva fin lì saputo tenere. “Hai avuto l’impressione che eri te quello che poteva decidere il match quando eri più fresco?“. E’ stata l’ultima domanda della sua conferenza in inglese e lui – che cercava di centrare gli ottavi qui per la ventesima volta! Uno dei tanti suoi record – ha risposto a lungo, ammettendo che è stato il quarto set – nel quale aveva avuto due pallebreak per salire 5-3 “Penso che la fine del quarto fosse la mia occasione. Mi sentivo come fosse la migliore, sul 4-3, 15-40. Ha giocato dei punti davvero ottimi, attaccando e servendo bene” – il momento topico nel quale gli è sfuggito il match. Poi, per tutto il quinto set – avvincente e con vere prodezze da una parte e dall’altra – Nole doveva combattere contro le bordate del brasiliano ma anche contro la propria stanchezza. “Sarebbe stato meglio se si fosse trattato di un match due su tre ma…I ran out of gas” (“Ho finito la benzina”). A momenti in effetti sembrava che si trascinasse sul campo, credo abbia anche vomitato a un certo punto – ma cosa ingeriscono questi giocatori che vomitano così spesso? – ma poi, diversamente da Sinner giovedì, ritrovava improvvisamente lo sprint per compiere qualche meraviglia. “Quando ripenso ai momenti importanti e mi dico se avrei potuto fare qualcosa di diverso…beh, puoi sempre risponderti di sì. Ma alla fine devi far tanto di cappello a lui, ha giocato momenti di grande tennis, quasi sempre quando erano decisivi. Forse la mia unica colpa è stata sul 3-1 nel quinto quando ho perso il servizio. Ma, di nuovo, lui ha giocato dei punti molto aggressivi e ogni palla che gli arrivava sul dritto tirava dei missili. Poi con tre ace a 220 e 215 ha finito per salvare la pallabreak e a vincere. Che potevo fare? Bravo lui”. Ho trascorso, insomma, tante ore sul Philippe Chatrier per godermi un match emozionante e ricco di prodezze. Limitandomi a seguire su cellulare e Ipad qualche sprazzo delle maratone vinte in cinque set da De Jong su Khachanov (62 al quinto per il lucky loser olandese che aveva battuto Cinà, 4h e 19) e da Jodar su Michelsen (4h e 16 ma il suo prossimo derby con Carreno Busta – che ha battuto in 4 set Tirante – me l’aspetto più facile per il ragazzino, sebbene il veterano spagnolo in questo torneo si sia travestito un po’ da …Djokovic dei poveri!), mentre a Mensik dopo il 60 rimediato da de Minaur nel primo set si devono essere sciolte le tossine (e i crampi) accumulati nella precedente battaglia di cinque set con Navone, tant’è che all’australiano ha poi inflitto una vera lezione (62 62 63). Sono curioso di vedere che cosa farà il ceco (che battè Sinner a Doha) contro Rublev, il russo che ha dato 3 set a Borges e che con i capelli sempre più lunghi vorrebbe finalmente infrangere il muro dei quarti di finale che non è mai riuscito a superare in uno Slam. Marat Safin è convinto che il suo “pupillo” ce la farà. Ma secondo me non qui: prima Mensik e poi Fonseca o Ruud (che ha rimontato due set a Paul – gli ha annullato un matchpoint – e ha conservato il suo record di imbattibilità con i tennisti americani sulla terra rossa: 14 vittorie su 14!) mi sembrano ostacoli abbastanza improbi per lui. Nel singolare femminile è stata una giornata di risultati finalmente scontati, dopo le illustri eliminazioni dei giorni scorsi (Rybakina, Pegula, Paolini), salvo che per la Muchova (testa di serie n.10) battuta dalla svizzera Teichmann che io ricordo vittoriosa nel torneo di Palermo anni fa. La Swiatek si è presa la rivincita, 64 64 sulla connazionale Linette che l’aveva sorpresa a Miami, la Kostiuk ha proseguito nella sua striscia di vittorie (16) sulla terra rossa con un 64 63 alla Golubic così come l’altra ucraina Elina Svitolina (che io amerei vincesse il torneo anche qui) ha dato 62 63 alla Korpatsch. E a Andreeva ha dato 64 62 alla Bouzkova in un altro match senza troppa storia. Oggi da mezzogiorno in poi si torna a soffrire di…febbre azzurra. In tre riprese. Prima Cobolli sul “centrale” con Tien – Flavio ci ha perso a Pechino, ma io direi che sulla terra rossa, se non si fa prendere dall’emozione, sia lui leggermente favorito – poi Berrettini non prima delle 13 contro Comesana e spero non faccia troppo caldo. Arnaldi gioca contro Collignon, che un anno fa a Bologna perse da Berrettini in Davis, però indoor è altro tennis. Personalmente firmerei per due vittorie azzurre su tre, ma se facessimo un bel tris in fondo in fondo non mi stupirei troppo. Infatti faccio abbastanza fatica anche a individuare quale sarebbe la partita più difficile da vincere. In termini di classifica Tien, ma l’americano sulla terra rossa non ha ancora mai fatto veri exploit. Arnaldi è in fiducia come non era da tempo, dice che il piede non gli fa quasi più male. L’incognita, anche perché si gioca nel primo pomeriggio, per me resta Berrettini. L’altra sera con Rinderknech è stato inappuntabile. Ma il Berrettini by night è un po’ come il Berrettini on grass. Il Simonne Mathieu in mezzo alle serre, è un bel campo raccolto. Il pubblico si farà sentire, ma saranno più gli argentini fans di Comesana o quelli di Matteo? A me spaventa solo la distanza da percorrere fra quel campo e il n.14 dove giocherà Arnaldi. Credo sia più di un chilometro e sotto il sole non è proprio un gran bel camminare. ...