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Roland Garros, i commenti alla sconfitta di Sinner: “Il caldo solo uno dei problemi”

Dopo la sconfitta più inaspettata del Roland Garros 2026, quella di Jannik Sinner contro Juan Manuel Cerúndolo, in Italia le voci più autorevoli nel mondo del tennis si sono fatte sentire dal numerosissimo calderone di commenti per passare ai raggi X quello che ha già assunto i connotati di un “dramma nazionale”. Sul Corriere della Sera, Marco Imarisio si concentra subito sul presunto fattore scatenante: “Il caldo è il suo tallone d’Achille, c’è poco da girarci intorno e poco importa delle dichiarazioni ufficiali. È un campione forte di testa, ma che quando avverte di non stare bene diventa fragile. La sensazione è che dentro di lui si scateni un effetto a catena, un corto circuito“. Sulla stessa testa interviene anche Gaia Piccardi, che invece preferisce insistere sulla dinamica della gara: “Il crollo è arrivato, verticale, a un game dalla vittoria su Cerundolo junior, trasformando in dramma una partita dominata. Suicidio sportivo, lo chiamerebbero gli psicologi dello sport”. E ancora, ponendo anche qualche ulteriore interrogativo,: “Cui nessuno, nemmeno un team che di Jannik dovrebbe conoscere ogni atomo, ha saputo porre rimedio […] le crisi sinneriane appaiono evolute e sfuggenti a ogni regola […] se c’è dell’altro, Sinner e il comitato di salute pubblica che lo circonda sono impegnati a non dirlo. O forse non lo sanno neppure loro”. Sulla Stampa, Stefano Semeraro ci fornisce qualche ulteriore coordinata sul contesto: “È un caldo fastidioso, non la maschera soffocante dei giorni scorsi“. Poi pone l’accento sul punto di svolta: “L’imprevisto non del tutto imprevedibile che cambia la faccia al torneo e rischia di cambiare i connotati a tutta l’annata del tennis“. Nello stesso giornale, Caterina Soffici si concentra sulle note positive di una giornata che di positivo ha avuto ben poco, ossia sull’atteggiamento dell’altoatesino: “Gli occhi sbarrati, le gambe rigide, i movimenti di un automa, Sinner ha avuto comunque l’onestà di rimanere in campo fino alla fine […] Poteva ritirarsi. Non lo ha fatto […] È rimasto lì, a soffrire per quasi due ore, piegato e tremante, perché uno come Sinner rispetta lo sport e il pubblico“. Per Repubblica, Gabriele Romagnoli definisce Parigi “una trappola annunciata”: “Si sapeva […] che avrebbe fatto un caldo infernale. Si sapeva che si sarebbe giocato, sempre, al meglio dei 5 set. Al meglio dei 3, anche ieri avrebbe vinto“. Ma il cuore della sua lettura è un altro: “Quel che non sappiamo, che soltanto lui sa, è che cosa succede a Jannik a un certo punto della favola […] c’è una mina invisibile […] Come disinnescarla? Banalmente, il calcolo delle probabilità suggerisce che facendo meno passi si abbiano meno possibilità di calpestarla“. La Gazzetta dello Sport, con Federica Cocchi, sceglie la metafora delle macchine, tanto care al ragazzo di Sesto Pusteria, per cercare di sdrammatizzare un pochino una vicenda intorno alla quale abbiamo già sentito toni più che disfattisti: “Una macchina perfetta, ma delicata. Come le supercar tanto amate da Jannik… la fuoriserie Sinner… è finita con il fumo che usciva dal radiatore. Niente panico: solo fisiologica, umana stanchezza“. E aggiunge poi la Gazzetta qualche polemica nei confronti dell’organizzazione del torneo: “In campo alle 12: poco tutelato dagli organizzatori”. Sul punto degli orari, Paolo Bertolucci (a Repubblica) replica in modo secco: “Se ha senso che il numero uno al mondo giochi nell’ora più calda? Certo. Non si possono riservare ai top player orari comodi, sarebbe irrispettoso per gli altri. Per alzare il trofeo bisogna vincere sette partite, e ci sono degli slot“. Così invece il nostro direttore Ubaldo Scanagatta, che cerca di riportare il piano della conversazione sulla fiducia nel team di Jannik: “Queste giornate di caldo atroce e disumano sono state la causa primaria“. E ancora: “Fosse stata una giornata come mille che ho vissuto negli anni al Roland Garros, Jannik sarebbe approdato al terzo turno“. In controluce, un giudizio sulla narrativa del “ha giocato troppo” che tanto stiamo sentendo in questi giorni: secondaria, rispetto al meteo. Dal campo arrivano parole nette. Lia Capizzi, espressasi su X, muove anche lei critica al caldo che tanto sta condizionando l’andamento di questo torneo (cita anche il caso Mensik) e apprezza la “Sincerità e classe. Di entrambi“. Riconosce anche il valore delle parole di Cerúndolo, che nell’intervista post-partita ha dichiarato: “Se non fosse stato per l’infortunio/malore di Sinner non avrei avuto alcuna possibilità di vincere, il match si sarebbe chiuso in 3 set […] mi sento male per lui, credo di aver avuto fortuna“. Dall’altra parte Sinner non costruisce alibi: “Non c’entra nulla il meteo. Faceva caldo ma non c’era un caldo pazzesco, era abbastanza ok per giocare”. E ancora: “Non voglio togliergli nulla. Complimenti a lui, ha giocato una partita solida… Non ho dormito bene… poi non riuscivo più a trovare energie. Nessuno è un robot“. Sulle scelte di calendario: “Se avessi saltato Madrid o Roma avrei potuto comunque avere una giornata così“. Interviene su X anche Angelo Mangiante, che parla di “una sconfitta che non cambia di un centimetro il giudizio su Sinner“: il crollo non intacca la gerarchia tecnica costruita in questi mesi. Sottolinea l’anomalia competitiva del contesto (“Era diventato un altro sport”, afferma), ma mantiene il baricentro sull’identità del giocatore: “Sinner è stato commovente […] rimasto in campo soffrendo fino all’ultimo respiro“, con una “capacità di sopportazione del dolore fisico quasi disumana” La prospettiva resta operativa e non espiatoria: “Ora riposo, recupero fisico e nervoso“, poi l’erba e la difesa di Wimbledon; “Parigi non cambia di una virgola nulla […] Sinner rimane di gran lunga il n.1 al mondo“. Infine, con una bella analisi su Ultimo Uomo Emanuele Atturo concentra l’attenzione sul modo in cui Sinner ha raccontato la sconfitta più che sul perché. Nota la scelta di parole “piatte“, controllate: “Oggi ero un po’ piatto“, “non avevo energia”, “faceva caldo, ma non terribile”. Lessico minimale, niente diagnosi roboanti: una “disciplina comunicativa” che risponde alla regola non scritta dei grandi (“non cercare scuse, ma soluzioni”). Da qui il parallelo con Federer: “Effortless is a myth”. La naturalezza, ricorda Atturo, è un effetto del lavoro; quando il costo affiora, il campione evita narrazioni salvifiche e resta nel perimetro dell’azione possibile. Anche per questo Sinner, in conferenza, abbassa i toni e tiene il discorso sul piano operativo invece che esplicativo. ...

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