Roland Garros, Vavassori: “Top 100 in singolare? Un sogno, ma non è possibile farlo”
Domenica da incorniciare per Andrea Vavassori. L’azzurro prima vince in doppio con Simone Bolelli, poi torna in campo per il misto e vince anche al fianco di Sara Errani. Una grande giornata per il doppista italiano, ai quarti di finale in entrambi i tornei di specialità a cui prende parte. Ed è ben contento di parlarne in una lunga chiacchierata con i media dopo le due vittorie. Gioia per entrambi i componenti della coppia, come ha dimostrato anche Simone Bolelli. D: Allora, perdevate 6-1. Che vi siete detti? Vavassori: “In realtà stavamo giocando benissimo. Loro hanno giocato molto bene il secondo set. Io ho calato un pochino l’energia quando abbiamo preso break sul mio servizio, che di solito non capita molto spesso. Però con questo punteggio qui sappiamo che la partita può girare molto in fretta, perché col punto secco anche il game dell’uomo a volte si complica: se vai sotto 15-30 già uno dei punti puoi perderlo. Abbiamo perso il punto secco, siamo andati sotto 4-0 in un attimo e lì ci siamo detti di dare il massimo dell’energia e cercare di partire il meglio possibile al tiebreak. Poi loro hanno giocato molto bene i primi punti e sono girati un po’ male. Abbiamo provato a farli giocare il più possibile. Anche loro ci hanno concesso qualcosa, una volée facile di Harrison sul 6-3 che poteva cambiare un po’ la partita. Quando ho sbagliato quella volée lì sul 6-4 ci siamo detti: ci siamo, siamo attaccati. Con le unghie e con i denti abbiamo provato a stare lì e abbiamo sfruttato l’energia del pubblico che ci ha dato una bella mano alla fine. Secondo me ha messo più pressione a loro e ha gasato noi. È stata poi molto intelligente Sara a giocare due palle basse sulla donna, sulla Stollar. È una bella vittoria, siamo contenti. Quando si vincono queste partite qui vuol dire che sei una coppia vera, quindi dà fiducia“. D: Ti diverti di più a giocare il misto o il doppio “normale”?Vavassori: “Io mi diverto a competere, quindi più gioco più mi diverto. Quando gioco entrambe le competizioni gioco sempre meglio del solito, perché è da quando giocavo i Challenger che facevo singolo e doppio insieme: più partite giocavo, più entravo in fiducia. Sei più abituato a vivere certe situazioni di gioco, più abituato a uscire da determinate situazioni di svantaggio, di vantaggio e a gestire i momenti topici della partita. Essere nei quarti di finale in entrambi i tornei sicuramente fa sì che la fiducia sia molto alta“. D: Andrea, come si “resetta” nello stesso giorno il fatto che hai giocato con due partner diversi, prima con Simone e poi con Sara? Ci vuole intanto una profonda conoscenza del gioco e poi cos’altro? Vavassori: “Il fatto è che con Sara e con Simone adesso gioco tante partite, quindi ci conosciamo molto bene. Se avessi giocato con un’altra partner di doppio misto sarebbe stato sicuramente più difficile. Invece, conoscendo molto bene come giochiamo e cosa fare in campo, è diverso. Sia io che Sara, ma anche Simone, siamo degli studiosi del gioco, quindi sappiamo sempre di più cosa fare in determinate situazioni di gioco. Questo è un grande aiuto, soprattutto per come interpretiamo il gioco noi. Ho avuto un po’ di problemi di stomaco perché avevo poco tempo per mangiare: ho mangiato la colazione e poi solo due piatti di riso in tutta la giornata, quindi alla fine del misto avevo un po’ di mal di pancia“. D: Stasera ti rifai?Vavassori: “Adesso mi devo sfondare. Non ho mangiato niente e col mio fisico, se non mangio, dimagrisco di due chili in una giornata. Adesso vado a fare un po’ di trattamento e poi mangiamo, andiamo a fare la cena“. D: Anche se dici che, conoscendo sia Sara che Simone, sai quello che devi fare in generale, io ho la sensazione – avendo giocato anch’io, seppure a livelli modesti, sia misto che doppio – che nel misto bisogna pensare di più. Vavassori: “Sì, nel misto sicuramente è completa tattica. È facile giocare con Sara perché è molto intelligente in campo. È difficile tenere il suo game di servizio, perché rispondono sia gli uomini che le donne al suo servizio, quindi ogni punto è una guerra. Lei è molto brava a vedere determinate situazioni, a giocare il lob, a giocare la palla bassa. È bello confrontarsi e riuscire a leggere le situazioni di gioco in maniera diversa insieme. Nel misto il problema è che non dobbiamo mai abbassare un attimo il livello di gioco, perché appena prendiamo un break, se non stiamo subito lì su ogni punto, in un secondo prendiamo 6-1, come è successo oggi. Soprattutto io non devo mai prendere break: se prendo break io, la montagna inizia a essere abbastanza elevata“. D: Quando lei batte da sotto tu lo sai prima, te lo dice? Vavassori: “No. Adesso abbiamo deciso che sul match point ha battuto da sotto, se non sbaglio. No, ho battuto da sotto sull’8-6. Però sulla seconda di servizio io adesso vado indietro, non mi metto più davanti. Va bene sul veloce che magari la palla scivola, ma sulla terra la palla rimbalza alta. Me ne vado indietro, tanto siamo abituati a giocare anche le sfide con due avanti e due dietro. Ci mettiamo lì. Lei secondo me a volte dà quasi più fastidio con questa palla da sotto, perché magari gli uomini non se l’aspettano neanche e, a meno che non l’abbiano studiata benissimo, non la conoscono. Infatti lui ha giocato una palletta slice, lei poi ha giocato la palla moscia sulla donna e lei ha sbagliato la volée. A volte col suo servizio è quasi meglio giocare la palla bassa, perché se no la palla rimbalza alta e poi l’uomo la schiaccia. È una cosa quasi obbligata, non è solo una scelta ‘intelligente’. Ci sono uomini che giocano molto bene sulla palla bassa, altri fanno un pochino più fatica“. D: Quando giochi il misto contro una coppia in cui la donna è a sinistra, ti capita mai o è meglio avere la donna da una parte precisa? Vavassori: “Secondo me è meglio se la donna è a sinistra, perché è più facile da incontrare. In teoria l’uomo dovrebbe prendersi i punti pesanti a sinistra. Una volta a Wimbledon abbiamo provato a giocare con me a destra e lei a sinistra, però non mi è piaciuto perché secondo me l’uomo deve avere lo smash in centro. Se sono a sinistra lo smash non lo posso mai prendere, ce l’ha sempre lei. E poi stando a sinistra intercetti con la volée di dritto. È un po’ come nel padel: quello che schiaccia deve stare a sinistra. Se uno è mancino, invece, è giusto che stia a destra, così anche lui ha lo smash e la volée di dritto. La cosa importante è che l’uomo deve intervenire il più possibile, coprire di più il centro. Con la volée di rovescio e lo smash così è difficilissimo“. D: Andrea, ti faccio la stessa domanda che ho fatto a Simone prima: state avendo un percorso eccezionale fin da quando vi siete messi insieme. L’idea dello Slam, in senso positivo, è un’ossessione che vi mette pressione o vi stimola di più? Lo Slam sarebbe la chiusura del cerchio, no? Vavassori: “Secondo me non lo stiamo più guardando come un’ossessione. Io sono sicuro – e spero di vincerlo con Simone – di vincerne uno in carriera, quindi non ho l’ossessione di doverlo vincere per forza adesso. Il sogno sarebbe vincerlo con Simo qui a Parigi, il prima possibile, però non è che noi interpretiamo il gioco pensando solo a quello: stiamo lavorando per migliorarci e ci stiamo divertendo in campo, sappiamo cosa fare, stiamo lavorando bene. Con Roma abbiamo realizzato un sogno e ce lo stiamo ancora godendo, perché ci siamo resi conto – almeno io mi sono reso conto – che quando abbiamo finito quella partita lì è come se avessi messo una pietra, e quella non me la può togliere più nessuno. Se magari prima, andando in finale di uno Slam, dicevi: ‘Cavolo, avremmo potuto fare qualcosa di grande’, ora lo stiamo facendo. La cosa importante è godersi ogni partita, aggiungere dei pezzi, e poi il risultato arriva, in ogni caso. Essere troppo ossessionati secondo me non porta al risultato, perché giochi con troppa pressione nei momenti importanti. Se invece pensi partita dopo partita… A Roma, in semifinale, non pensavo di vincere il torneo: pensavo a vincere la semifinale e poi a preparare la finale. Questo aiuta a non caricarsi di pressione eccessiva“. D: Tra i tuoi avversari, c’è uno che ammiri particolarmente, anche se sono tantiVavassori: “A me piacciono, da avversari, quando li incontro, Patten e Arévalo: sono i due che, affrontandoli, dici che sono giocatori completi, che danno fastidio. Però hanno tutti quanti delle punte molto alte, i primi dieci sono tutti giocatori forti. Anche Skupski, quando gioca molto bene, è forte; Harrison, che è un doppista atipico perché da fondo è solidissimo. Granollers, Pavić… ci sono tanti giocatori da cui prendere qualcosa“. D: Senti, sei un ragazzino te come doppista…Vavassori: “Questo no, perché ho fatto i conti: ci sono otto giocatori che hanno più di 40 anni nei 128 e sono esattamente 64 su 128 quelli che hanno più di 30 anni, quindi sono appena appena passato. Bisogna fare la storia, non è che siamo qui a passeggiare“. Simone ha detto che giocherà altri 2‑3 anni. C’è anche l’idea del doppio misto alle prossime Olimpiadi, che sarà molto diverso rispetto al passato: all’inizio, concentrato in due giorni. E Sara sembra non avere nessuna voglia di smettere, quindi è un’idea… Vavassori: “L’idea c’è da quando abbiamo giocato il misto alle Olimpiadi: le dico sempre ‘Socia, ti devi mettere in una camera iperbarica e devi dichiararti fuori per le Olimpiadi’. Però ci stiamo divertendo. Secondo me, se gliel’avessi chiesto subito dopo Parigi, Sara avrebbe detto che Los Angeles era troppo lontana. C’è sicuramente il sogno anche per lei di giocare il doppio con Jasmine alle Olimpiadi e difendere anche la medaglia d’oro. Mi sembra sarebbe la quinta Olimpiade? Qui sarebbe la sesta. Sarebbe comunque un record incredibile che forse nessun altro nel tennis riuscirebbe a raggiungere, sei sono tante. Parlo del tennis italiano, ovviamente, sarebbero 24 anni di attività ad alto livello. Quindi l’idea c’è, però anche lì non pensiamo troppo avanti: pensiamo a divertirci quando giochiamo insieme, e ci stiamo riuscendo“. D: Ma come fai ad allenarti con Sara? Quando vi trovate?Vavassori: “Ci scanniamo in allenamento, facciamo solo sfide tutto il tempo. Ci siamo allenati a Roma il primo giorno, quando sono arrivato, il lunedì al Parioli: abbiamo fatto due ore di sfide. Poi lei ha fatto anche due ore di padel, tanto per non farsi mancare nulla“. D: Il tuo rapporto con il singolare com’è adesso? Lo fai quando ti va, lo fai quando puoi?Vavassori: “Il mio rapporto con il singolare… in realtà io mi sento decisamente migliorato anche in singolo. Le partite che ho giocato quest’anno sono state ottime, anche quelle ad Adelaide: ho vinto con giocatori che stanno facendo benissimo come Collignon, Tirante, Diallo. Non sono partite isolate, perché comunque ne ho giocate diverse buone. Il problema è che, secondo me, a un certo punto bisogna essere intelligenti e capire quando fare un passo indietro in alcune cose e concentrarsi su altre, perché non si può fare tutto. Dovrei fare un’annata in cui dico: faccio meno doppio e mi dedico al singolo. Obiettivamente, anche giocando qualche settimana di Challenger e qualche settimana ATP, non riuscirei mai ad arrivare top 100. Posso dire che è un mio sogno arrivare top 100, ma non è fisicamente possibile farlo adesso. Ho anche alcuni problemi fisici, in particolare al gomito: a inizio anno, quando ho giocato entrambe le cose – tante partite di singolo, doppio, doppio misto – a un certo punto ero messo male, e non aveva senso continuare così“. D: Sì, perché non è che fisicamente non tu sia preparato…Vavassori: “Fisicamente sono molto preparato, mi alleno tanto, anche per il singolo, quindi non è quello il problema. È più che ho paura che arriverei a un certo punto a rimpiangere di essermi spremuto troppo. Invece voglio avere una carriera molto lunga: mi diverto a giocare e a competere, quindi bisogna essere intelligenti e fare scelte più mirate“. D: Quindi il singolo non lo lasci, per il momento.Vavassori: “Quando è possibile lo giocherò. Ho provato a giocare il Garden a Roma, ho fatto il doppio con mio fratello: ho perso nei quarti, però anche lì ho fatto mille partite, quarti, 15 punti, e il giorno dopo giocavo a Madrid il Masters e abbiamo perso al primo turno. Sono scelte che, secondo me, non hanno più tanto senso. E poi queste due settimane di Masters 1000 mi hanno ammazzato: prima avrei potuto giocare, nelle settimane libere, i Challenger e magari le qualificazioni ATP; invece adesso quei dodici giorni mi hanno tagliato le gambe proprio“. D: Volevo solo chiederti: da quando hai cominciato a giocare il doppio in modo da “vincerlo”? Cioè, quali sono stati i passaggi? Vavassori: “Io ho avuto una carriera particolare, atipica. Ho sempre dato un pochino di più al doppio che al singolo, in realtà. Se vai a vedere – a te piacciono i dati – ogni anno ho sempre giocato più partite in doppio che in singolo, molte di più. Non avevo tanti soldi da investire all’inizio della carriera, ho sempre giocato meglio in doppio che in singolo. Il singolo è migliorato grazie al doppio. A un certo punto giocavo più doppio perché dicevo: è la fonte che mi permette poi di reinvestire. Ho giocato i primi ATP in doppio, i primi Challenger in doppio, e quando abbiamo fatto la finale Slam in Australia lì è cambiato un po’ tutto, perché non aveva più senso fare entrambe le cose allo stesso modo“. D: Ma Lorenzo potrebbe essere il tuo futuro compagno?Vavassori: “A Lorenzo auguro una carriera di singolarista ancora lunghissima. Sicuramente dopo Bole mi troverò un compagno straniero, molto probabilmente. Speriamo che Bole abbia ancora appunto due‑tre anni davanti, e poi si vedrà“. ...