Rublev: “Roma città meravigliosa. I campi? Non granché…”
Roma gli piace, eccome. I campi molto meno. Andrey Rublev arriva agli Internazionali d’Italia con il solito equilibrio disordinato che lo accompagna da anni: sincero fino quasi a sembrare brusco, capace di passare in poche frasi dall’entusiasmo per la città eterna alle critiche senza filtri sulle condizioni di gioco del Foro Italico. Nell’intervista concessa ai colleghi russi di Championat prima dell’inizio del torneo, il numero uno russo racconta infatti un rapporto doppio con Roma: affascinato dalla storia e dall’atmosfera della capitale, molto più freddo invece sul tema dei campi. È proprio parlando di terra battuta che Rublev si lascia andare a una delle riflessioni più interessanti dell’intervista. Alla domanda sul fatto che i campi romani vengano spesso considerati i più simili a quelli del Roland Garros, il russo non usa mezze misure: “Non vedo alcuna somiglianza. Negli ultimi anni a Parigi, soprattutto sui campi secondari, è quasi come non giocare sulla terra. È scivoloso, sembra cemento e c’è pochissima sabbia”. Un paragone che racconta anche quanto Rublev sia sensibile alle superfici e alle sensazioni del campo, tema sempre più centrale nel tennis moderno. Sul Foro Italico il giudizio è ancora più netto. Quando gli chiedono un parere sui campi di Roma, Rublev risponde quasi con rassegnazione: “Qui è sempre stato così, non sono un granché”. E poi entra nel dettaglio tecnico: “Anche un semplice rimbalzo è incredibilmente irregolare. Però è sempre stato così. Se fosse peggiorato improvvisamente capirei la sorpresa, ma è la stessa storia ogni anno”. Roma oltre il tennis: “Una città speciale” Parole dure, sì, ma pronunciate senza polemica teatrale. Più che un attacco, sembra la constatazione di un giocatore che ormai conosce perfettamente il torneo e le sue caratteristiche. Perché Rublev, a Roma, ha imparato anche a viverci oltre il tennis. E infatti, quando il discorso si sposta sulla città, il tono cambia completamente. “Roma è assolutamente meravigliosa”, dice. “C’è una storia incredibile, ovunque guardi. L’anno scorso ho perso presto e ho avuto un paio di giorni liberi, così ho fatto qualche giro, qualche escursione. È una città speciale”. Rublev racconta quasi con stupore il rapporto con una città che costringe a rallentare e ad alzare lo sguardo oltre il torneo: “Posti così ti fanno imparare la storia, ti fanno percepire qualcosa”. Il russo è arrivato in Italia dopo una settimana di allenamenti a Barcellona, senza particolari deviazioni o momenti mondani: “Allenamento e recupero, allenamento e recupero. Tutto molto tranquillo”. Nessuna pausa vera, anche perché, in questo momento della stagione, tutto è orientato verso il Roland Garros. Telecamere ovunque e poca privacy: “A volte si supera il limite” Anche il rapporto con l’atmosfera del torneo viene raccontato con una certa sincerità. Rublev ammette di vivere poco il site del Foro: “Vengo, mi alleno e poi vado via”. Ma allo stesso tempo riconosce il peso crescente dell’esposizione continua tra telecamere, contenuti social e riprese costanti: “A volte si supera il limite. Ci sono telecamere ovunque, persino vicino agli spogliatoi. Alla lunga rompe un po’ l’equilibrio”. Da qui anche il suo favore verso la decisione del Roland Garros di limitare le riprese nelle aree più private del torneo: “Sapere che esiste almeno un posto dove puoi stare tranquillo con il tuo team rende tutto più semplice”. Leggendo le sue dichiarazioni il primo pensiero è che sia il solito Rublev, diretto, ruvido nelle opinioni, ma anche sorprendentemente sensibile nel modo in cui osserva ciò che gli succede attorno. Roma, evidentemente, continua a lasciargli qualcosa, anche quando il rimbalzo non gli piace per niente. ...