WTA Stoccarda: i progressi di Rybakina, le difficoltà di Paolini e l’interpretazione degli scontri diretti
Il WTA 500 di Stoccarda, oggi forse il torneo 500 più prestigioso e ambito del circuito femminile, è stato vinto dalla testa di serie numero 1 Elena Rybakina. Dopo il forfait di Sabalenka, Rybakina era la logica favorita, e il pronostico è stato rispettato. Dunque, a prima vista, si potrebbe parlare di un torneo dallo svolgimento scontato. La giocatrice di classifica più alta presente al via ha confermato le gerarchie e conquistato la Porsche messa in palio dagli organizzatori. Questo, appunto, a prima vista. In realtà quanto accaduto a Stoccarda 2026 non è stato tutto così lineare come potrebbe sembrare, visti i tanti spunti e le sorprese a cui abbiamo assistito. E questo malgrado fossero al via ci fossero solo 28 giocatrici, con le prime 4 teste di serie che hanno beneficiato del bye al primo turno. Non tantissimi match, quindi, ma comunque non sono mancati temi interessanti. Cominciamo da quello forse più intricato da analizzare. 1) Il torneo dei precedenti smentiti Gli anglosassoni usano i termini “matchup” e “H2H” (head-to-head). Vale a dire il confronto fra giocatrici e i loro risultati precedenti. Come si “incastrano” le diverse caratteristiche, come le tenniste reagiscono tecnicamente e tatticamente quando si trovano una contro l’altra; ma anche quanto è rimasto nella mente delle contendenti dopo che si sono incontrate più volte. Tutti questi fattori possono avere un peso significativo per indirizzare l’esito di un match. Ebbene, a Stoccarda in diverse partite il risultato ha smentito i precedenti, anche quando erano univoci. Ricordo i tre casi più significativi. Svitolina nei due match disputati in passato con Noskova aveva perso, invece a Stoccarda ha vinto. La stessa Svitolina aveva sempre vinto contro Muchova (3 vittorie a zero), eppure le cose sono andate all’opposto. Non solo: Muchova, oltre a non avere mai vinto contro Svitolina, non aveva mai vinto contro Gauff. Coco sembrava proprio un ostacolo insormontabile per lei: sei partite disputate, sei sconfitte con un bilancio di 12 set a 1. Il match più recente, a Miami 2026, era finito 6-1 6-1 per Gauff. Invece a Stoccarda ha prevalso Karolina (6-3 5-7 6-3). Come mai? In tutti questi confronti diretti ribaltati c’è un elemento interessante di cui tenere conto: le giocatrici non si erano mai affrontate sulla terra. Quindi è stato il cambio di superficie l’elemento determinante per rovesciare i valori? E possiamo considerare la terra indoor di Stoccarda una terra di tipo “standard”? Non è facile arrivare a conclusioni certe. Decidete voi se il ragionamento ha senso, o se dobbiamo soltanto ritenerlo un caso. Prima però proviamo a valutare i diversi confronti con qualche elemento in più. A dare retta al risultato, la terra avvantaggerebbe Svitolina su Noskova; e direi che questa potrebbe essere una spiegazione tecnica abbastanza convincente. Tutto sommato, penso che per Noskova sia meglio affrontare Svitolina sul cemento invece che sul rosso. Ce lo confermano anche le statistiche di rendimento: a livello WTA Noskova in carriera ha vinto il 65,2% di match sul cemento ma soltanto il 48,5% su terra. Invece Svitolina ha un rendimento praticamente identico sulle due superfici: 66,6% di successi sul duro, un decimo di punto in meno, 66,5%, sulla terra. Secondo confronto. Visto il risultato, la terra dovrebbe avvantaggiare anche Muchova su Svitolina. Qui le valutazioni diventano molto più opinabili. Muchova in carriera ha statistiche migliori sul cemento (70,6% di vittorie) che su terra (64,0%). Se invece consideriamo i picchi di rendimento, significa confrontare una finalista del Roland Garros (Muchova) con una plurivincitrice di Roma (Svitolina). Come dicevo sopra, le condizioni di Stoccarda sono un po’ diverse da quelle della terra classica: si tratta di campi temporanei, spesso descritti dalle giocatrici come più scivolosi, ma anche più rapidi rispetto a Roma o Parigi (ma non più rapidi di Madrid, perché in Spagna c’è l’altitudine a velocizzare le condizioni). E poi c’è la componente indoor a mischiare ulteriormente le cose. In linea generale si ritiene che l’assenza di vento degli indoor renda più semplice servire bene; ne conseguirebbe che chi fa più affidamento sulla battuta per costruire il proprio gioco risulterebbe avvantaggiato. È stato questo elemento a spostare gli equilibri tra Svitolina e Muchova? Potrebbe essere; ma allora conterebbe più il passaggio da outdoor a indoor che il cambio di superficie. Ultimo confronto: Gauff contro Muchova. Come detto, Muchova su terra vanta una finale al Roland Garros (persa in tre set contro Swiatek nel 2023). In compenso Gauff il Roland Garros lo ha vinto lo scorso anno, oltre ad avere raggiunto la finale a Roma e a Madrid. E va ricordato che Coco vanta una seconda finale a Parigi nel 2022 (persa con Swiatek, come per Muchova). Sul cemento Coco ha vinto il 70,7% dei match, su terra il 74,3%. Cambiando superficie i numeri assoluti non sembrano quindi suggerire un rovesciamento di risultato nel testa a testa. Sul piano tecnico Muchova possiede una impostazione di gioco che si avvicina di più al tennis classico su terra, almeno per come siamo stati abituati a conoscerlo nel passato: uso del rovescio slice, della palla corta, cambi di ritmo, frequenti movimenti sulla verticale. Però Gauff è sicuramente più forte nel gioco difensivo, e nella storia le grandi qualità difensive sono state spesso esaltate dalla terra battuta: tennisti molto capaci nella copertura del campo sono stati protagonisti di confronti-maratona nei quali poteva diventare determinante la componente fisica. E sul piano atletico Gauff non è certo inferiore a Muchova, anzi. Di fronte a tutti questi aspetti, le ipotesi vacillano: è stata davvero la superficie la discriminante decisiva per gli esiti di certi match? Difficile dare risposte certe, anche se a questo punto mi piacerebbe assistere a nuovi confronti tra le stesse giocatrici, sempre sulla terra battuta, per avere qualche elemento di verifica in più. a pagina 2: Le difficoltà di Swiatek e Paolini ...