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Diario dal Foro, giorno 2: pubblico dai due volti, neanche la pioggia ferma gli Internazionali (sugli spalti)

Sarà anche vero che i primi giorni dei 1000 con i tabelloni da 96 giocatori sono privi di partite interessanti. Ed è vero, giustamente, che Roma non fa eccezione. Ma al contempo è indubbio quanto sia interessante girare in questi giorni sui campi secondari, dove c’è il tennis “meno nobile”. Perché lì si respira aria di battaglia, quell’aria che ci si aspetta dalla terra rossa. Come in Ugo Carabelli-Shevchenko, un piccolo psicodramma di cui probabilmente non si ricorderà nessuno. Ma che è tra le cose più interessanti, specie per la riflessione che ne scaturisce, di un mercoledì grigio. E non solo per il meteo su Roma. Roma, scommettitori e un problema di civiltà Premessa fondamentale: scommettere non è illegale, al compimento della maggiore età. È un gioco, come tanti altri, che molti appassionati fanno con piacere e rispetto. E se c’è qualche incivile di troppo, non è colpa dell’ATP o della WTA. Né dell’organizzazione del 1000 di Roma. Durante Ugo Carabelli-Shevchenko il pubblico era abbastanza schierato verso l’argentino, con una piccola parte a spingere il kazako. E, su questo possiamo quasi giurare, non per il suo buon tennis. Urla, cori, un’atmosfera da stadio forse a tratti anche un po’ eccessiva. Un tifo palesemente non sano. Tanto che a fine partita Shevchenko, uscito alla fine vincitore, ha guardato verso le tribune mimando il gesto dei soldi. Come successo anche a Pellegrino all’ultimo turno di qualificazioni. Ma questi atteggiamenti sono figli di un tennis sempre più aperto, e che attira ampie fasce di individui che poco hanno a che fare con questo sport. A tal punto da non conoscere i giocatori o dal non capire perché ci si possa sedere sulle tribune, quindi entrare, ogni due game. Un dato che dimostra come i prezzi dei biglietti molto alti, e persone abbienti che possono permetterseli, non siano garanzia di qualità degli spettatori. Tutt’altro. Sarà un argomento sicuramente molto discusso, ma la realtà è che rimane una fetta di pubblico minoritaria, composta da incivili, a disturbare ben oltre il dovuto. Soprattutto sui campi laterali, rovinando match di lotta pura, spesso anche altamente godibili. Ah, queste wildcard… Delle sette wildcard scese in campo nel singolare femminile, solo Tyra Grant si è qualificata al turno successivo. Battendo però un’altra italiana, sempre ammessa in tabellone tramite invito, come Lisa Pigato. Tradotto: non fosse stato per un sorteggio fratricida, probabilmente nessuna delle wildcard italiane tra le ragazze si sarebbe qualificata al secondo turno. Anche perché Grant, che ha un potenziale davvero intrigante, e specie quando si gira sul dritto fa molto male, non ha esattamente brillato. Che la Federazione premi le giocatrici italiane, dando loro modo di crescere, è giustissimo. E ci auguriamo che sia sempre così, anche per regalare a molte ragazze che lavorano duro tutto l’anno almeno una settimana da sogno. Al contempo è innegabile come venire sorteggiate contro una wildcard italiana sia, molto spesso, una sorta di bye. Sintomo di un movimento in netta difficoltà, con la sola Jasmine Paolini a tenere alto il nome dell’Italia a livello WTA. La domanda, a questo punto sorge spontanea: perché non fare qualcosa che possa migliorare le nostre giocatrici, del presente ma soprattutto del futuro, oltre a concedere wildcard per gli Internazionali d’Italia? Una rete di tornei, qualche 125, ora che il 250 di Palermo non c’è più, potrebbe essere una buona soluzione. Per le wildcard maschili, sulla carta, c’è qualche speranza in più. In attesa degli sviluppi del giovedì. A Roma l’entusiasmo vince sempre Ad oggi l’Italia vive di tennis. È un dato di fatto, difficilmente confutabile. Basta pensare a questo mercoledì appena trascorso. Una giornata vissuta con il dubbio della pioggia fino al tardo pomeriggio, e direttamente con il meteo avverso nell’arco della serata. A tal punto da posticipare di un’ora l’inizio della sessione serale e non poter finire il programma come previsto. Eppure fino alla fine della partita di Cocciaretto, tutto fuorché indimenticabile, il Foro era ancora pieno, quasi straripante di fan entusiasti. Rimasti anche dopo la cancellazione degli incontri, quasi ad augurarsi un ripensamento. Giove Pluvio la pensava diversamente, e i lavori per il tetto sul Centrale non inizieranno prima del prossimo anno. Ma l’amore dei fan italiani per il tennis lascia davvero ben sperare. Certo, con fare da fantasma del Natale futuro si potrebbe affermare che per non sprecare i soldi spesi per il biglietto si agisca in questo modo. Ma la realtà è che, specie in sessione serale, c’è tanta passione per il tennis, a prescindere. Sfidando anche la pioggia e la pazienza dei poveri ragazzi della security. Che spesso sono i veri campioni di queste manifestazioni. In attesa che Berrettini, ad ora di colazione, ci faccia andare a pranzo contenti. ...

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