ATP Roma, Ruud: “Musetti era in difficoltà. Ho cercato di farlo correre il più possibile”
Da Roma, il nostro inviato Prosegue senza intoppi la corsa di Casper Ruud agli Internazionali BNL d’Italia. Il tre volte semifinalista al Foro Italico ha offerto l’ennesima grande prova a livello di ottavi di finale. Un acciaccato Lorenzo Musetti si è dovuto arrendere al tennis asfissiante del 27enne norvegese, che avanza quindi al turno dei migliori otto – dove sfiderà Karen Khachanov – avendo perso solamente quindici giochi complessivi in tutto il torneo. Dopo la vittoria, l’attuale numero 25 del mondo si è concesso ai microfoni dei giornalisti, rispondendo alle domande in maniera molto ricca. Ruud: “Do credito a Lorenzo per aver fatto del suo meglio” “Quando il tuo avversario sta male, c’è il rischio di pensarci troppo, perché analizziamo sempre molto i rivali, a prescindere da chi siano. Dal momento che non giocavo contro Lorenzo da tanto, ho fatto qualche ricerca: ho guardato molti dei suoi match, soprattutto qui a Roma, e in particolare ero live a vedere l’ultima partita con Cerundolo. Verso la fine di quel match sembrava già un po’ in difficoltà e ho capito che, se fosse stato questo il caso, avrei cercato di farlo correre il più possibile. È crudele e brutale, ma questo è lo sport. Devi fare tutto quello che puoi per cercare di vincere le partite e per me ogni vittoria è importante. Allo stesso tempo, ovviamente, gli auguro di stare bene e di recuperare il più velocemente possibile. Verso la fine si vedeva che stava facendo fatica, è stato un peccato forse per la partita. Ma in generale questa è la brutalità del nostro sport e anche di altre discipline. Non è facile gestire dolori e infortuni e gli do credito per aver provato a fare del suo meglio e per aver fatto quello che poteva”. “Quando qualcuno è sano e in forma ti aspetti che sia sempre un avversario molto duro da affrontare. Poi, appena avverti che ha un po’ di dolore o difficoltà fisiche, devi trovare il giusto bilanciamento. Da una parte non devi tirare troppo forte e fare errori, regalando punti gratis. Ma dall’altra non devi dargli palle comode a metà campo, quando può colpire in attacco. Spesso, quando qualcuno gioca senza pressione ed è un po’ infortunato, tende a tirare molti di questi colpi pesanti che gli entrano. Quindi, è un equilibrio delicato. Non è facile, ma sentivo di essere in un buon ritmo, di essere di buon umore, avevo fiducia in me stesso e sapevo di aver già giocato un paio di buone partite qui. Quindi, ho cercato di continuare su questa strada”. Ruud: “La classifica non sempre rispecchia come ti senti in campo” “Mi sento abbastanza vicino alla mia miglior condizione”, ha risposto Ruud a una mia domanda. “È curioso perché, con la classifica che ho oggi, che è peggiore rispetto a quella che avevo in passato, sento comunque di essere un giocatore migliore rispetto a due, tre, quattro anni fa. La classifica non rispecchia sempre come ti senti in campo e va bene così. Sono realista e so di aver perso alcune partite che forse non avrei dovuto o non avrei voluto perdere quest’anno. Partite che magari non perdevo negli anni in cui ero top 10 o top 5 al mondo. La qualità del tennis continua a salire e, anche se sento di aver alzato il mio livello rispetto a due, tre, quattro anni fa, anche gli altri giocatori hanno fatto lo stesso o forse ancora di più. La loro curva è stata migliore della mia e non c’è niente di male in questo. Devo solo accettarlo e continuare a lavorare duramente. In alcuni tornei e in certe partite mi sentirò meglio che in altre, ma spero di poter ottenere un buon risultato qui a Roma, continuare così, costruire un po’ di slancio in vista delle fasi finali del torneo, del Roland Garros e del resto della stagione.”. “Non riesco a ricordare con certezza l’ultima volta che un mio avversario ha spaccato la racchetta. Probabilmente è stato contro Bublik, se devo indovinare, in qualche partita che abbiamo giocato. Ci siamo sfidati parecchie volte, anche qui l’anno scorso, quindi probabilmente è stata quella. Di solito una racchetta viene spaccata quando le cose non vanno a proprio favore. Si cerca di non pensarci troppo. Arriva un warning e probabilmente dopo ci si ferma. Ci possono essere molte ragioni per cui si rompe una racchetta, ma in fondo è perché senti di non fare quello che dovresti o di non giocare al livello che puoi portare in campo. Ti frustri o fai troppi errori non forzati stupidi. Anche io in passato ho avuto la tentazione, ma finora sono riuscito a resistere”. Ruud: “In futuro spero di poter essere ancora più presente per mia figlia” “Come mi ha cambiato diventare genitore? Cerco di usarlo nel modo migliore possibile e di trarne solo aspetti positivi. Siamo fortunati a viaggiare con una tata che si prende cura di lei durante la notte, perché è una cosa alla quale devi essere preparato, è una spesa che devi sostenere per essere pronto, in forma e recuperato al massimo per le partite. Penso che sia abbastanza normale, nel mondo degli atleti, avere qualcuno che si occupa del neonato di notte, lo guarda e dorme con lui, così tu puoi avere abbastanza riposo e recupero”. “Durante il giorno passo molte ore al club, quindi cerco di dedicare i pomeriggi e le sere a lei, e questo mi dà molta gioia e mi mette il sorriso in faccia. Negli anni a venire ci saranno molte fasi diverse nella sua vita e spero di poter essere presente ancora di più in futuro. Ma in questo momento della sua vita non c’è poi così tanto che io possa fare, oltre a cercare di garantire che abbia una vita confortevole e buona. È sempre un equilibrio”. Ruud: “I Big Three in carriera hanno vinto circa il 53/54% dei punti giocati” “Penso che il sistema di punteggio sia fantastico perché non è legato al tempo. Quando guardo altri sport come calcio, basket, hockey su ghiaccio, sono tutti basati sul tempo e, se una squadra è troppo avanti, può far scorrere il cronometro. Nel tennis non hai questa possibilità. Devi uscire in campo e finire sempre di giocare la partita. Anche se sei in vantaggio o hai vinto il primo set, devi continuare a essere aggressivo. Questo è il bello del nostro sport. Puoi essere molto vicino alla vittoria e allo stesso tempo ancora lontano. Se guardi solo il punteggio, per esempio la settimana scorsa a Madrid contro Stefanos, il match è stato tiratissimo in tutti e tre i set e, uscendo dal campo, ho visto che avevo vinto circa 15 punti più di lui”. “Anche se avessi perso, probabilmente avrei comunque vinto più punti di lui. Questo dimostra quanto siano importanti i dettagli e vincere i punti cruciali. Molte partite sul Tour ATP, secondo me, si decidono su due, cinque, sei punti chiave nel match: se vinci quelli, puoi essere tu sopra, se no può diventare dura. Se guardi la statistica complessiva dei Big Three – Roger, Rafa e Novak -, hanno vinto circa il 53–54% di tutti i punti che hanno giocato in carriera. Ed erano dominanti. Questo ti fa capire quanto sia tutto ravvicinato. Il concetto di ‘no ad’, poi, è divertente. Penso che sia un’idea carina giocare il punto decisivo, perché i nervi entrano davvero in gioco. Ma amo molto il sistema così com’è e non credo che ci sia molto da cambiare nel punteggio”. ...