Alcaraz: “Sto vivendo la vita che ho sempre sognato, anche se a volte mi sento sopraffatto”
Gli Internazionali BNL d’Italia proseguono ritmati verso le fasi finali. Il pubblico italiano può godersi le grandi vittorie dei tennisti azzurri, ma è costretto a fare a meno del tennis ispirato di Carlos Alcaraz. Il campione uscente è fermo ai box per un problema al polso che lo terrà lontano dalle competizioni almeno fino alla fine dello spaccato di stagione sulla terra rossa. Il mattone tritato è senza dubbio l’elemento che trasforma il fenomeno spagnolo in un marziano. Anche se sembra folle dirlo. Perché Carlitos vince senza soluzione di continuità su tutte le superfici. Il Carrer Grand Slam completato a nemmeno 23 anni è solo l’ultima conferma, la più limpida di un talento trasversale.La sua assenza sarà lunga e non ha una data di scadenza precisa. Sarà il suo polso destro a dettare ad Alcaraz i tempi di rientro. Il 2026 di Carlos si è aperto con l’Australian Open, l’ultimo tassello che mancava alla sua già regale collezione di Major, che conta sette trofei. Il momento di onnipotenza tennistica si è protratto fino a Doha, per poi andare esaurendosi da Indian Wells in avanti. Il ritorno sulla terra battuta avrebbe dovuto segnare un nuovo picco nelle prestazioni dello spagnolo. Almeno così era stato lo scorso anno, quando la primavera aveva accompagnato l’evoluzione ultima di Alcaraz verso la sua versione meno incline ai passaggi a vuoto.L’abdicazione di Montecarlo al cospetto di Jannik Sinner ha preceduto di pochi giorni l’infortunio di Barcellona, che, inizialmente, non pareva essere così serio.I controlli, invece, hanno suggerito la massima prudenza. Allora Carlos ha rinunciato a Madrid, Roma e Roland Garros – tornei in cui difendeva 3000 punti. Ma facciamo un passo indietro. Torniamo alla vigilia del Masters 1000 di Miami. L’allora numero 1 del mondo aveva appena subito la prima sconfitta stagionale per mano di Daniil Medvedev. Proprio in quei giorni Alcaraz ha rilasciato un’intervista per “Vanity Fair“. Una chiacchierata accompagnata da un servizio fotografico in cui la terra rossa lo avvolge. Con il senno di poi, è come se fosse stata una profezia strozzata. Alcaraz: “Sto vivendo la vita che ho sempre sognato, ma mi sento sopraffatto se penso ad altri 15 anni così” Alcaraz ha parlato con la sincerità dei 22 anni – nel frattempo divenuti 23 – e con la consapevolezza di chi sa di essere già una pagina dei libri di storia tennistici. “So che sto vivendo una vita da sogno, la vita che ho sempre sognato“ ha ammesso Carlitos. “Ma a volte vorrei poter avere più momenti per me stesso, per fare le cose che farebbe un ragazzo di 22 anni”. Questo è da sempre uno dei mantra del fuoriclasse di El Palmar. Un’anima contesa tra il dovere e il piacere. Tra l’ambizione di migliorarsi, di garantirsi un posto nell’Olimpo di questo sport e la volontà di ritagliarsi spaccati di vita normali in una routine che ordinario ha ben poco. L’essere sempre nell’occhio del ciclone, con le luci della ribalta che non ti abbandonano è ormai un’abitudine per Alcaraz, il quale, tuttavia, sembra non aver fatto pace con l’idea di tutte queste attenzioni mediatiche. “Penso che oggi dobbiamo stare molto più attenti a quello che diciamo e a quello che facciamo, ma alla fine siamo esseri umani, no?” “So di avere ancora tantissimo davanti a me, e cerco di non pensare al fatto che mi restino ancora 12 o 15 anni di carriera, perché mi sento sopraffatto” aggiunge il numero 2 del mondo, ricollegandosi alla voglia di respirare normalità. Il pensiero di perseverare con questa vita per anni ancora destabilizza Carlos, che, però, sta imparando a conoscersi tappa dopo tappa. Trovare un equilibrio che lo accompagni fino alla fine della carriera è uno degli obiettivi che si è preposto. “Col tempo, impari a capire di cosa hai bisogno” dice. “Ci sono stati momenti in cui non mi sono fermato a prendermi una pausa e questo mi ha portato a non giocare bene, oppure a infortunarmi, o… Diciamo solo che non è finita bene”. Quando Sebastian Korda lo ha eliminato al terzo turno del Miami Open, Alcaraz non aveva ancora rilasciato questa intervista. Il pensiero non può che andare al match contro lo statunitense, quando lo spagnolo si è lasciato andare a più di un’espressione di difficoltà. A tal proposito, il murciano ha parlato anche dell’importanza della salute mentale: “Penso che sia importante tanto quanto prendersi cura del proprio corpo, se non di più“. “Ci sono persone che sono, giustamente, ossessionate dall’estetica del corpo” spiega. “Ma per me è altrettanto importante prendersi cura della propria testa”. La rivalità con Sinner: “Non abbiamo bisogno di odiarci” In seguito la conversazione ha virato sugli argomenti di campo. A cominciare dalla rivalità con Jannik Sinner, con cui forma parte della diade di invincibili che sta dominando il tennis da qualche stagione a questa parte. “Stiamo mostrando al mondo che possiamo essere in campo e dare il massimo, e provare a fare il maggior danno possibile all’altro mentre giochiamo, cercando di batterci a vicenda, e poi fuori dal campo essere semplicemente due ragazzi che vanno molto d’accordo“.Ha spiegato così il dualismo con l’azzurro Alcaraz, evidenziando come l’agonismo e la vita reale viaggino su due binari paralleli. Sono separati ma conciliabili.“Ci aiutiamo a dare il meglio. Stiamo lottando per lo stesso obiettivo, ma non c’è bisogno di odiarsi perché vogliamo la stessa cosa“. Un nemesi che rimane sportiva e che non sconfina i limiti del rettangolo di gioco. Anche se parlare di amicizie sul circuito è sempre difficile. “Quando si compete a questo livello, avere una vera amicizia è complicato. Si può fare, io sono totalmente a favore”. Tuttavia, Carlitos ha ritenuto di appellarsi alla pazienza. Lasciare il tempo a ciascuno dei protagonisti di compiere il proprio viaggio in quel percorso a ostacoli che è il tennis. Nonostante la speranza sia quella di continuare a sfidarsi per traguardi ambiziosi, Alcaraz è consapevole che la rivalità “Sincaraz” sia solamente all’inizio e per questo non ancora all’altezza, quantitativamente e qualitativamente, dei dualismi del passato. “Non sono paragonabili alle rivalità storiche che ci sono state nel tennis, perché entrambi abbiamo ancora molti anni davanti“. “La gente ormai sa che sono Carlos Alcaraz” Le domande più leggere, circa la moda e le questioni extra sportive, inframezzano i temi legati alla racchetta. Alcaraz è ormai considerato anche una nuova icona di stile. I suoi tagli di capelli e i suoi outfit sono tra i più chiacchierati.Louis Vuitton lo ha scelto come volto. “Ciò che rende Carlos così affascinante è l’emozione che porta nel gioco: gioia, spontaneità, vera arte” ha dichiarato Pharrell Williams, artista e direttore creativo della linea uomo del brand. “Vedendolo dal vivo, percepisci subito la sua presenza. Non sta solo giocando: sta esprimendo qualcosa”. Proprio il sorriso che gli regalano il tennis e le belle giocate è il filo conduttore che accomuna le grandi partite di Carlos. Tutte le volte che il divertimento è venuto meno, la sua ispirazione si è affievolita. E con questa anche le vittorie. Il numero 2 del mondo ha detto di non giocare per i record, ma la verità è che non può che essere un piacere tagliare i traguardi storici, riaggiornando le statistiche. Il sette volte campione Slam ha vissuto con le speranze pressanti della Spagna, che aveva riposto sin dalla sua adolescenza in lui tutte le speranze per vedere raccolta l’eredità di Rafael Nadal. I paragoni con l’immenso connazionale e con tutti gli altri Big Three si sono sprecati. Adesso è tempo di parlare del presente. “Siamo arrivati a un punto in cui i paragoni sono finiti“ sottolinea, pur ricordando quanto sia bello vedere il proprio nome accostato alle leggende della racchetta. “Ma io opto sempre per il mio stile, è quello che ho creato e che ho allenato per perfezionare. Non ho copiato nessuno” dice. “Adesso la gente sa che io sono Carlos Alcaraz“. ...