Roland Garros, Zverev ora o mai più. K.O. anche Ruud con Fonseca. Cobolli, Berrettini, Arnaldi, sogni di gloria
Quando invitarono Alfredo Binda a non partecipare al Giro d’Italia, perché troppo forte e per evitare un dominio scontato, gli organizzatori ottennero lo stesso obiettivo che è stato raggiunto quest’anno al Roland Garros dopo che i primi due giocatori del mondo, quelli che avevano dominato il tennis negli ultimi due anni e mezzo, si erano (involontariamente eh) fatti da parte. Si sono visti 9 terzi turni su 16 conclusi in 5 set, battaglie ed emozioni straordinarie, partite ricche di pathos e suspence, lotte furibonde, bellissime. E dei 4 ottavi di ieri, altri due hanno richiesto la lunga distanza: Jodar con Carreno Busta, rimontando da due set a zero, e Mensik con Rublev che invece i primi due li aveva vinti ma poi ha perso terzo e quarto, prima di diventare il più giovane ceco nei quarti di uno Slam dai tempi di Ivan Lendl. Erano anni che la gente non si entusiasmava così tanto e per così tante partite. Non fraintendetemi: non sto sostenendo che sarà meglio che Alcaraz e Sinner, Sinner e Alcaraz, smettano di giocare, vadano in pensione a meno di 25 anni. La loro rivalità è splendida e merita di durare quanto durò anche quella dei Fab3, Federer,Nadal, Djokovic anche se loro sono solo due in attesa che qualche classe 2006 (Fonseca, Jodar, Landaluce, o il più giovane Kouame, o il ventenne Mensik, così come altri giovani virgulti oggi ancora sconosciuti) si faccia avanti, però è vero che questa edizione del Roland Garros che appariva quasi scontata nel nome del suo grandissimo favorito – Jannik Sinner – adesso è talmente aperta che la possono vincere in tanti, perfino uno dei nostri superstiti italiani, se non Zverev che con tre finali perse all’attivo sembra staccarsi un tantino sopra tutti gli altri ed è certamente consapevole che questa potrebbe essere la sua ultima e più grande occasione e quindi – come mi ha detto stamani uno scettico collega tedesco (che mi ha pregato di non scrivere il suo nome…) – “troverà certamente il modo di perderla!”. Beh Ruud, che come Zverev poteva vantare tre finali Slam all’attivo – e due qui a Parigi – quel modo l’ha trovato, ma non tanto per colpa sua. Ha perso per un’altra grande performance di Joao Fonseca che, sotto gli occhi del tricampeao Guga Kuerten in prima fila- visto spesso in piedi ad applaudire i colpi del connazionale – ha rimandato a casa le ambizioni del norvegese. I primi tre set sono stati bellissimi. Ruud ha così fatto la fine di Djokovic. Si è arreso cioè allo straordinario talento dello “spaccapalle” brasiliano (specie di dritto) Joao Fonseca: quello che ha chiuso la domenica a mezzanotte e mezzo è stato a mio avviso il match tecnicamente migliore e più spettacolare del torneo fin qui: 75 76(8) 57 62. Fonseca a seguito di questo risultato è già 25 ATP a 19 anni, Mensik 20 a 20 anni, Jodar 23 a 19: sono i tre quartofinalisti che circondano il 29enne Zverev nella parte bassa del tabellone. Vinto il primo set Fonseca aveva avuto 2 setpoint subito prima del tiebreak (sul 6-5 e servizio Ruud), ma nel tiebreak il norvegese si era conquistato 3 setpoint che gli avrebbero consentito di pareggiare il conto dei set. In quel tiebreak (10-8 per il brasiliano) ci sono stati punti straordinari con applausi da spellarsi le mani, ma anche errori abbastanza inspiegabili. Però, nel complesso, sono stati 18 punti da seguire con grandissima suspence. Alla fine, insomma, Ruud fuori dai giochi mentre Zverev, quest’anno abbonato alle semifinali (e alle sconfitte con Sinner), era stato il primo ad approdare ai quarti di finale. Lo ha fatto per l’ottava volta e la quinta consecutiva al Roland Garros dove ha perso una delle sue tre finali Slam pur essendo stato avanti due set a uno con Alcaraz. Ha dato un convincente 3 set a zero a De Jong (con solo il primo set un po’ tremebondo). Contro Jodar secondo alcuni entusiasti del giovane spagnolo il tedesco che troppi continuano a considerare un gran perdente per via di quella finali – in particolare quella con Thiem all’US Open – potrebbe subire l’ennesima delusione. Io penso invece che Jodar, reduce da due battaglie in cinque set sia ancora un tantino immaturo: altrimenti non sarebbe andato sotto due set a zero con il “vecio” Carreno Busta. Vero però che contro Carreno poteva considerarsi favorito e aveva tutto da perdere, mentre contro Zverev potrà giocare più libero, con meno responsabilità, almeno fino a quando non vincesse due set dei tre che gli servono per centrare le semifinali contro il vincente di Mensik-Fonseca. I tifosi italiani, dopo lo scoramento per l’inatteso k.o. subito da Sinner, hanno ripreso a sognare in grande. In grande? Beh sì, essi ipotizzano Berrettini che vendica Sinner sconfiggendo il suo giustiziere Juan Manuel Cerundolo, e Arnaldi che vince l’ennesima maratona – lui a vincere facile proprio non si diverte – contro Tiafoe che forse non è tanto più riposato di lui per aver vinto sabato sera la sua prima partita rimontando due set di handicap con il qualificato portoghese Faria. Se ciò accadesse davvero i due Matteo si troverebbero a giocarsi un duello fratricida nei quarti garantendoci quindi almeno un semifinalista azzurro. Ho scritto almeno… perché a quella semifinale potrebbe serenamente approdare– sempre continuando a sognare in grande – anche il terzo dei “nostri” moschettieri, cioè Flavio Cobolli cui si chiederebbe in fondo di portare a compimento due imprese possibilissime, e cioè battere prima l’americano Svajda e poi probabilmente il più temibile canadese Auger Aliassime, n.6 e peraltro battuto due volte su due nel 2024, in Canada e a Acapulco. Sempre che Aliassime non perda dal cileno Tabilo n.36. Del californiano di San Diego Zachary Svajda, n.85, 23 anni, 1m.e 75 cm, la gente sa piuttosto poco. Provo a dirvi qualcosa allora. Era fortissimo da junior, perché vinse da sedicenne e diciottenne i campionati junior americani a Kalamazoo el 2019 e 2021 e li avrebbe probabilmente vinti anche nel 2020 se non fosse stato l’anno del Covid che annullò l’edizione. Per aver vinto quel torneo ricevette 2 wild card dall’US Open e si difese bene a New York sia da sedicenne contro Paolo Lorenzi dal quale perse in 5 set che da diciottenne contro Jannik Sinner cui tolse un set al secondo turno nel 2021. Nel 2024 era salito a n.140 del mondo, ma poi il cancro che colpì suo padre, che gli faceva anche da coach, gli distolse ogni attenzione. Gli dissero che suo padre avrebbe potuto andarsene un giorno come un altro. “Era davvero duro concentrarsi sul tennis…mi dissi allora che per il tennis ci sarebbe stato altro tempo e lo dissia mia madre, perché papà non riusciva più nemmeno a parlare…Vengo a casa e mi voglio occupare solo di voi”. La lotta contro il tumore di Tom Svajda è durata un anno e mezzo, fino alla sua morte, nell’ottobre del 2025. Zach ha allora ripreso a giocare e non l’ha mai fatto come adesso. Si è iscritto alle qualificazioni di quattro tornei e le ha superate tutte: Australian Open, ATP 500 Dallas, ATP 250 Delray Beach, ATP-WTA 1000 Miami. Poi nel challenger di casa a San Diego, ha vinto il torneo battendo in finale Korda. Così è entrato per la prima volta nei top100. E qui ha battuto Alexei Popyrin e Adam Walton —il giustiziere di Daniil Medvedev – prima di mettere a segno la sua vittoria più importante contro Francisco Cerundolo, testa di serie n.25. In questi giorni l’’americano ha raccontato che fino a 20 anni non aveva mai messo piede su un campo in terra battuta. E prima di questo torneo non aveva vinto che 8 partite fra terra rossa e terra verde, avendone perse 24. Tutto fuorchè uno specialista insomma. Cobolli lo ha incontrato a Delray Beach nel 2024 e lo ha battuto 64 67 62. Dovrebbe ribatterlo anche oggi, ma guai a sottovalutare uno che contro Cerundolo è riuscito a vincere nonostante i crampi accusati nel terzo e nel quarto set… Se tutti questi sogni non impossibili diventassero realtà avremmo un tennista italiano in finale, 50 anni dopo Panatta, un anno dopo Sinner.Con il primo che trionfò – e Adriano verrà domenica 7 giugno a consegnare al vincitore la Coppa dei Moschettieri e verrà certamente “celebrato” con più calore umano e simpatia di quanto gli sia accaduto al Foro Italico un paio di settimane fa – e il secondo che è lì che ancora rimpiange quei tre matchpoints mancati quasi quanto il crollo patito contro il più debole – ma non così debole – dei fratelli Cerundolo. Quello mancino, Juan Manuel, che gioca meno bene del fratello Francisco, ma è mancino e ha meno paura. Sulla scia del pronostico di Mats Wilander che ha profetizzato Cobolli finalista della metà alta del tabellone, sono stati tanti oggi altri colleghi di varie nazionalità e testate a condividere un grande exploit del ragazzo romano che è cresciuto avendo per proprio idolo – oltre a Totti e ai migliori calciatori della Roma – Matteo Berrettini. Che meraviglia sarebbe per lui e per noi se i due si incontrassero in semifinale (l’altro Matteo permettendo)! Questo lunedì seguiremo Live su Ubitennis i tre incontri dei giocatori italiani: Cobolli vs Svajda dalle 11, Berrettini contro Juan Manuel Cerundolo terzo match sul Lenglen dopo due singolari femminili (una garanzia che non finiranno mai…quando ti aspetti che finiscano, prima Potapova-vs Kalinskaya che possono parlarsi in russa anche se la prima ormai invece dei puntini fra le parentesi scrive AUT, austriaca seguito del cambio di nazionalità, poi Keys e un’altra con i puntini, Shnaider anche se ha un cognome che potrebbe essere austriaco), e a seguire – giusto il tempo di innaffiare il campo e spazzare via la polvere di mattone tritato dalle righe, ecco Arnaldi-Tiafoe sempre sul Lenglen econ la consueta aspirazione del nostro per fare le ore più piccole che si può. Già perché la sera sul centrale è tutta al femminile, Sabalenka-Osaka, bel match almeno sulla carta. Anche se con le ragazze non si sa mai. Un unico match serale, con i biglietti venduti solo per quello, è sempre un piccolo rischio. In teoria potrebbe durare anche solo un’oretta e mezzo, se finisse come il 63 62 della Andreeva sulla Teichman, un’ora e 40 come il 75 61 della Kostyuk sulla Swiatek, oppure due orette, come per il 46 64 60 della Svitolina sulla Bencic. Nei 3 precedenti duelli conduce 2-1 la bielorussa: Aryna ha vinto a Indian Wells 62 64 e a Madrid 67 63 62 sempre in ottavi. La Osaka vinse all’US Open 2018 63 26 64 anch’essa in ottavi. Sono abbonate a match di ottavi perché la Osaka da qualche anno non riesce a trovare la continuità per risalire fra le top 10: ci riuscisse finirebbe prima o poi, magari anche solo da n.8, per affrontare la Sabalenka già nei quarti. Nella storia del Roland Garros con il tetto e con la sessione serale che è nata nel 2021 è successo solo quattro volte che sia toccato a un match femminile di rappresentare l’unico match serale anziché un match maschile che dura almeno tre set e spesso è abbastanza legato a rispettare la regola dei servizi …ragione per cui è quasi impossibile che una partita finisca in meno di un’ora e mezzo come invece può più facilmente succedere in un match femminile. I quattro match sono stati nel 2021 Serena Williams-Begu (finì 76 62 1h e 44) e Swiatek-Kostiuk (63 64 1h e 34m), nel 2022 Cornet-Ostapenko (60 16 63 1h e 43 m), nel 2023 Sabalenka-Stephens (76 64 circa 1h e 43 m). Non ho intervistato i possessori dei biglietti per quelle sere (acquistati in largo anticipo senza quindi immpaginare di averli acquistati per un singolare femminile anziché per uno maschile) per capire se avevano gradito o meno di far da cavie per una serata al femminile. Io credo che con tre Italiani negli ottavi, volendo sentire anche che cosa diranno a fine partita, oggi difficilmente riuscirò a vedere anche altro. Ora verso le due di notte…lasciatemi sognare un tris azzurro ...