Auger-Aliassime nel Roland Garros senza padroni: il talento del “quasi” davanti alla sua grande occasione?
Auger-Aliassime, 25 anni, è ai quarti di finale del torneo parigino. Félix è arrivato fin qui passando attraverso più di una zona d’ombra: due set a uno sotto contro Daniel Altmaier, break di svantaggio nel quinto, quattro ore e sedici minuti di tennis nervoso, intermittente, quasi sempre sul bordo. Poi ha perso ancora il primo set contro Roman Andres Burruchaga, si è ritrovato sotto di un break anche nel terzo, e di nuovo ha dovuto ricostruirsi punto dopo punto. Contro Brandon Nakashima è successo ancora: primo set lasciato andare, partita rimessa in piedi con il servizio, il diritto e due tie-break gestiti meglio dell’avversario. Solo agli ottavi, contro Tabilo, è arrivata finalmente una vittoria pulita: diciassette ace, trentanove vincenti, un terzo set chiuso in appena ventisei minuti. Félix Auger-Aliassime è stato a lungo il talento del “quasi”: quasi pronto, quasi esploso, quasi stabilmente dentro l’élite. A quattordici anni era già un caso: nel 2015 diventò il più giovane giocatore di sempre a vincere un match nel tabellone principale di un torneo Challenger. A diciotto sembrava uno dei volti designati della generazione successiva. Nel 2019 entrò prima tra i primi cento e poi tra i primi venticinque del ranking ATP, raggiungendo tre finali nel circuito maggiore e imponendosi come una delle promesse più riconoscibili del tennis maschile. La crescita, però, non fu mai del tutto lineare. Dopo diverse finali perse e alcuni picchi importanti — su tutti la semifinale allo US Open 2021 — il 2022 sembrò l’anno della piena legittimazione: quattro titoli ATP, il contributo decisivo al Canada campione in Coppa Davis, la qualificazione alle ATP Finals e il best ranking di numero 6 del mondo, raggiunto il 7 novembre. Fu la stagione in cui Auger-Aliassime parve avvicinarsi davvero alla parte più alta del tennis, non più soltanto come prospetto, ma come presenza stabile tra i migliori. Poi la traiettoria si complicò. Per un periodo rimase intrappolato in quella zona ambigua dei giocatori troppo forti per essere considerati incompiuti e non ancora abbastanza continui per essere considerati campioni. A fine 2024 era sceso fino al numero 29 ATP, dopo due stagioni più frammentate e meno convincenti. In quella fase, come ha raccontato lui stesso, la questione non era più soltanto fisica o tecnica, ma tattica: come rendere il suo tennis più ripetibile, come trasformare la qualità in abitudine. Nel 2025 la risposta è arrivata soprattutto nella seconda metà della stagione. Auger-Aliassime ha ritrovato profondità di campo, fiducia e continuità emotiva: semifinale allo US Open, titolo a Bruxelles, finale al Masters 1000 di Parigi, semifinale alle ATP Finals e ritorno nella parte altissima del ranking. Ha provato a ricostruirsi: meno dipendente dai picchi, esibendo un tennis fondato sulla capacità di restare dentro le partite, di accettarne le oscillazioni e di ripetere il proprio livello settimana dopo settimana. Frédéric Fontang, che lavora con lui dal 2017, ha spesso descritto il proprio ruolo con un’immagine molto precisa: l’allenatore come architetto, come custode del processo. Non solo tecnica e tattica, ma gestione complessiva: calendario, recupero, lavoro mentale, scelte quotidiane. Fontang lo ha accompagnato da quando Felix aveva sedici anni, prima come parte di un team e poi dal 2020 come riferimento principale. Dentro questa storia entra anche Toni Nadal, che in passato ha lavorato nel team come consulente. Fontang ha spiegato che l’obiettivo era dare a Felix uno sguardo esterno, qualcuno che sapesse cosa significhi vincere Slam e vivere certi momenti. Di Toni, Fontang ha sottolineato soprattutto la capacità di trasmettere legittimità. Ad ogni modo Felix «non ha mai perso la fiducia», ha voluto sottolineare Fontang. Parigi 2026 gli presenta una situazione più che intrigante. Il tabellone maschile è diventato un territorio strano: anarchico perché senza padroni, democratico perché finalmente accessibile a chiunque: tra i giocatori rimasti non c’è un vincitore Slam, e per ragioni diverse tutti sentono di avere in mano una carta irripetibile. C’è chi cerca il primo grande salto, chi rientra da anni complicati, chi all’improvviso non vede più il trofeo come un miraggio ma come un obiettivo concreto. E poi ci sono i giovanissimi, la next next gen, quelli che non hanno ancora un passato pesante da portarsi dietro e proprio per questo possono giocare con una libertà diversa e tentare il “colpaccio”. Flavio Cobolli, prossimo avversario di Félix, appartiene a questa nuova geografia del torneo. Anche lui è dentro a una corsa inattesa. È come se si fosse spalancata una porta rimasta chiusa per lungo tempo: prima dai Big Four, poi dalla nuova legge imposta da Sinner e Alcaraz. Un accesso che sembrava negato ai comuni mortali e che adesso, a Parigi, torna improvvisamente praticabile. Ma praticabile non significa vicino: i passi per attraversarla sono ancora molti, e tutti complicati. Bisogna capire chi tra i due avrà abbastanza lucidità per fare il primo senza farsi travolgere dal momento, dal panico o dall’esaltazione eccessiva. ...