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Berrettini riparte da Valencia: “La felicità non può dipendere dal ranking”

Matteo Berrettini riparte da Valencia, dal circuito Challenger e da una consapevolezza diversa. Dopo l’eliminazione precoce agli Internazionali d’Italia, il romano ha scelto la Copa Faulconbridge per ritrovare partite, ritmo e punti preziosi in vista di Wimbledon, torneo che resta uno dei luoghi più significativi della sua carriera. Il ranking oggi dice numero 100, ma Berrettini sembra voler leggere il proprio presente attraverso uno sguardo più ampio. L’obiettivo di tornare competitivo ai massimi livelli rimane, naturalmente: «So che posso giocare bene e vincere tante partite», ha spiegato a Punto de Break. Ma il tono è quello di un giocatore che, dopo anni complessi e tanti problemi fisici, non misura più tutto soltanto attraverso la classifica. Il bilancio del 2026, secondo Matteo, è soprattutto positivo sul piano fisico: «Era l’obiettivo principale a inizio stagione. Non ho potuto giocare in Australia perché non ero nella situazione ideale, poi ho disputato la tournée sudamericana e negli Stati Uniti ho fatto abbastanza bene». Sulla terra il rendimento è stato alterno, con buone sensazioni a Montecarlo e meno continuità nei tornei successivi. Da qui la scelta di Valencia, anche per preparare nel modo migliore i prossimi appuntamenti: Roland Garros e Wimbledon. Il passaggio più interessante, però, riguarda il rapporto con la classifica. Berrettini non nasconde il desiderio di tornare vicino ai migliori, ma lo fa senza trasformare quel traguardo in un giudizio definitivo sulla propria carriera. «Se adesso arrivassi “solo” in top 20, non lo vedrei come qualcosa di negativo. Oggi essere top 20 è diventata una sfida davvero dura. Se non torno in top 10, non è la fine del mondo». Parole che raccontano un Matteo più adulto, meno prigioniero del confronto con il proprio passato. «Ora che ho 30 anni mi rendo conto che il ranking non è tutto», ha aggiunto. E ancora: «La felicità di una persona non può dipendere dal ranking. Altrimenti tutti quelli che sono numero 80 del mondo sarebbero tristi». Una frase semplice, ma molto berrettiniana: morbida, sorridente, eppure piena di sostanza. Per il romano oggi contano anche altri elementi: la famiglia, le persone che lo sostengono, un team capace di pensare non soltanto ai risultati ma anche al suo benessere. Il tennis resta centrale, certo. «Sono nato giocando a tennis, ho sempre voluto dedicarmi a questo fin da quando avevo sette anni». Ma il tempo gli ha insegnato che per restare in piedi nel circuito bisogna anche sapersi guardare dentro. Ed è forse questa la vera notizia che arriva da Valencia: Berrettini vuole ancora tornare in alto, ma non sembra più disposto a consegnare la propria felicità a un numero accanto al nome. Un piccolo cambio di prospettiva, ma nel tennis di oggi, feroce e vorace come una centrifuga con la racchetta, può valere quasi quanto una vittoria. ...

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