Roland Garros, Cobolli: “Ho avuto la preoccupazione del quinto set, ma non di perdere”
Flavio Cobolli è ai quarti di finale del Roland Garros, per la prima volta in carriera. Seconda volta negli ultimi otto di uno Slam, dopo Wimbledon 2025. Vince una bellissima partita contro Svajda, pur rischiando nel quarto set dopo un match point e due break di vantaggio. Ma tutto è bene quel che finisce bene, come si vede anche in conferenza stampa. D: Cosa stavi pensando quando ha recuperato nel quarto?Cobolli: “Sono davvero contento per il mio primo quarto qui a Parigi. Per me vuol dire molto, ero un po’ nervoso sul chiudere la partita oggi. Vuol dire molto questo torneo per me, non è semplice a volte quando sei avanti nel punteggio, come oggi. Ma penso anche che Zachary abbia giocato una grande partita dopo il secondo set. Il tennis è così, speciale proprio per questo, alla fine ero contento, e questo conta“. D: I nervi, il tabellone aperto, sentivi una diversa tensione?Cobolli: “Solo quella di chiudere la partita al quarto turno, non è facile, anche perché era il mio primo ottavo qui. Le aspettative non erano alte“. D: Perché è diverso in questi momenti? Il campo e la palla sono uguali, cosa succede nel cuore e nella testa?Cobolli: “Quando è quasi finita, inizi a pensare, e con il mio carattere è un problema. Voglio solo giocare al mio meglio, non mi piace pensare. E specie quando sono nervoso non gioco allo stesso modo, anche se il campo era pesante“. D: Hai giocato per la Roma. Quanto sei stato vicino a diventare un calciatore?Cobolli: “Ero un calciatore, lo sanno tutti, e mi piaceva anche più del tennis. Ma alla fine mi piace giocare con la squadra solo in Davis. Ho abbandonato il calcio perché quando gioco a tennis sento diverse emozioni, mi sento diverso con me stesso“. D: Nel quarto set, quando eri indietro, cosa hai pensato? Cobolli: “Ero un po’ nervoso, anche con il mio team. Ho provato a giocare il mio tennis, a giocare più forte possibile, ho preso il mio tempo anche dopo il punto. Avevo meno energia rispetto agli altri set, penso di aver semplicemente giocato il mio tennis senza pensieri, e ha funzionato“. D: Quali sono i tuoi ricordi preferiti del Roland Garros quando eri più piccolo?Cobolli: “Questo è lo Slam che preferisco giocare, perché siamo nati sulla terra come italiani, e abbiamo le migliori sensazioni qui. Il mio ricordo più bello è quello che ha fatto Rafa“. D: Ci ricordiamo la partita in Davis contro Bergs. Oggi un’emozione diversa, come le puoi mettere insieme? Lì sembravi freddo, qui un attimo di “cagation”, come diceva Nadal. Come sono state diverse?Cobolli: “La partita per me contava molto, quindi credo che ho iniziato un po’ a pensare che potessi davvero raggiungere i quarti, erano lì vicini. E quando penso inizio a giocare un po’ peggio. C’è da dare merito a Zachary, a parte il match point che ho giocato male. La cosa positiva di questo comeback è l’atteggiamento che ho avuto. Potevo sciogliermi. Con la Davis c’è un legame, ma lì ero in una bolla, qui con il mio team“. D: La scelta di Giannessi nel tuo team è stata tua, avevi detto. Cosa ti aspetti, cosa chiedevi?Cobolli: “Alessandro è un ex giocatore ad alti livelli. Farà il secondo di papà Stefano, come piace chiamarlo a lui. Credo possa darmi esperienza in questo tour, ed è buon tramite con me e papà, che a volte andiamo un po’ in guerra. Gli ho chiesto di essere lui a dirmi le cose specialmente nei momenti di difficoltà, ha evitato di farmi sciogliere“. D: Fisicamente come ti stavi sentendo nel quarto, e come mai sei riuscito a prendere un pochino meno la rete?Cobolli: “Fisicamente sto benissimo, anche al quinto non ci sarebbero stati problemi. Mi sento stanco ma penso sia normale, la tensione era alta. Ma sto molto bene, magari il fatto di aver cambiato un po’ stile di gioco quando mi sono innervosito mi ha reso più remissivo, ho giocato meno il mio tennis“. D: Lui ti metteva in difficoltà con il rovescio, nel tie-break soffrivi, pensavi al quinto ti avrebbe battuto, quando temevi la situazione in un altro verso?Cobolli: “La preoccupazione di dover andare al quinto ce l’ho avuta, bisogna analizzare quei game dove potevo fare meglio. Ma la preoccupazione ‘se vado al quinto perdo’ non ce l’ho mai avuta, sarei stato pronto a lottare ancora, era stupido rinunciare ad una lotta che è nel mio sangue“. D: Cosa vuol dire essere 11esimo? Hai preferenze tra Auger e Tabilo?Cobolli: “Un’emozione forte, sono abituato a festeggiare sempre il best ranking, c’è sempre un brindisi. Mi dà grandi soddisfazioni. Riguardo alla partita sono due giocatori molto forti, diversi, ma a questo punto entrambi hanno meritato di arrivare qui, uno dei due ha giocato un po’ meno e sarà un po’ più fresco. Speriamo facciano una bella battaglia“. ...