WTA Madrid, Andreeva: “Non mi sento la favorita. Ho imparato a non farmi influenzare”
Da Madrid, il nostro inviato La sua stagione sul mattone tritato è iniziata in maniera formidabile, tra il titolo conquistato a Linz e la semifinale raggiunta a Stoccarda. Ma in Spagna, Mirra, è tornata a brillare sui grandi palcoscenici. La baby star russa Andreeva – 19enne da appena un giorno -, in quel di Madrid, è tornata a riguadagnare l’accesso in una finale 1000 dopo più di un anno dall’ultima volta (Indian Wells 2025). Niente da fare per Baptiste, la quale, un paio di giorni or sono, ha posto fine all’avventura madrilena di Aryna Sabalenka, che qui difendeva il titolo di campionessa. Sarà la terza finale 1000 della carriera per lei, che non ha mai fallito nelle precedenti due occasioni. E adesso attende il responso da Kostyuk-Potapova. “Non mi sento stanca, non ho bisogno di riposo” Tredici incontri disputati in un lasso di tempo davvero stretto. Ma la giovane e brillante russa non sente alcuna fatica: “A dire il vero, mi sento benissimo. Insomma, non posso proprio lamentarmi. Facciamo tutto il possibile per recuperare in fretta, ma mi sembra di stare recuperando piuttosto bene. Non mi sento stanca, né ho bisogno di un paio di giorni di riposo. Sì, mi sembra che finora sia andato tutto bene, quindi cercheremo semplicemente di continuare a fare quello che stavamo facendo per mantenermi in forma e pronta”. “Il modo per gestire la pressione è non sapere nulla delle statistiche” Mirra ha sempre convissuto – non in modo impeccabile – con una forte emotività. Diventare star così presto ha più “contro” che “pro”. Le pressioni, la stampa addosso, l’apice raggiunto e i crolli sporadici (comprensibili): “Beh, onestamente, credo che il modo più semplice per gestire la pressione sia proprio quello di non sapere nulla delle statistiche. Quindi cerco semplicemente di non seguire le statistiche e tutto il resto, e cerco solo di concentrarmi davvero su ciò che devo fare in campo in ognitorneo a cui partecipo“. “Mi sono detta che avrei solo cercato di complicare la vita alla mia avversaria in campo” Andreeva è una top player ormai da qualche anno, ma a Madrid, le inaspettate eliminazioni delle stra-favorite, hanno spalancato porte immense alla neo-diciannovenne: “Direi semplicemente che ogni giocatrice che sta disputando la semifinale e ogni giocatrice che avanza ulteriormente nel torneo sta ovviamente giocando alla grande e sta vivendo un ottimo momento. Quindi, per quanto mi riguarda, mi sono semplicemente detta che non avrebbe avuto importanza contro chi avrei giocato, avrei solo cercato di rendere la vita della mia avversaria molto complicata se vuole battermi. Se mi batte, allora, ok, cercherò solo di essere orgogliosa e di stringerle la mano e dirle: “Ok, ottimo lavoro, ti sei guadagnata la vittoria, e non c’è nient’altro che io possa fare”. Ma ovviamente, se mi batte, allora, sapete, dovrà davvero darsi da fare per farlo. Ed è questo il tipo di mentalità che avevo entrando in questo incontro, e cercherò di avere la stessa mentalità quando giocherò la finale”. “Non posso controllare il futuro, nemmeno i risultati” “No, non mi considero la favorita per questa partita perché so che chiunque arrivi in finale sarà un’avversaria tosta. Ho imparato a non farmi influenzare dalla classifica della mia avversaria o, insomma, nemmeno dal suo cognome. Cercherò semplicemente di scendere in campo e fare ciò che devo fare per concentrarmi davvero sul piano di gioco che abbiamo elaborato con Conchita, ed è l’unica cosa che posso controllare. Non posso controllare il futuro. Non posso controllare i risultati, l’esito, quindi questo non dipende da me. In finale cercherò semplicemente di fare tutto ciò che posso controllare, e poi vedremo cosa succederà”. Su Conchita Martinez: “Cerca di rendermi la vita più facile” “Io e lei abbiamo lavorato molto insieme. Penso che, ovviamente, mi stia aiutando a migliorare sia come persona che come giocatrice in campo. Lavoriamo insieme ormai da due anni e sento che mi ha trasmesso tante cose nuove. Cerca, diciamo, di rendermi la vita un po’ più facile, ma di complicarla in campo alle mie avversarie. Quindi, sì, stiamo cercando di lavorare molto su tante cose. Sento che averla nel mio box al mio fianco mi aiuta tantissimo. Era una grande giocatrice, ora è una grande allenatrice, e sono semplicemente felicissima che un giorno abbiamo avuto la possibilità di lavorare insieme, e che lo stiamo ancora facendo”. ...