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Alcaraz e la terra: tante vittorie ma troppi problemi. Deve imparare a fermarsi

Carlos Alcaraz è il miglior giocatore al mondo sulla terra, secondo molti. Sul mattone tritato non c’è partita, da un punto di vista fisico e tecnico nessuno può tenere testa allo spagnolo, dicono altri. Affermazioni assolutamente vicine alla realtà dei fatti, ci mancherebbe. La scorsa stagione ha vinto i due 1000 sulla superficie a cui ha partecipato e il Roland Garros, in fin dei conti, e aveva perso un solo match, acciaccato, a Barcellona. Eppure, è proprio nella stagione primaverile su terra che, dagli albori della sua carriera, Alcaraz accusa problemi di natura fisica. Che gli impediscono di dare sempre il suo massimo. I casi, ultimo dei quali il forfait dall’edizione attuale del torneo di Barcellona (“ho un problema al polso più serio del previsto, devo tornare a casa per iniziare il recupero il prima possibile e rimettermi in sesto per i prossimi tornei”) sono ormai diventati talmente numerosi, andando avanti dal 2022, che necessitano un’analisi. Alcaraz e la terra: assenze dagli albori Il 2022 è la prima stagione completa, da top player, per Carlitos. Vince Miami contro Ruud, si dirige a Montecarlo: perde, a sorpresa, contro Sebastian Korda. Recupererà infilando una clamorosa doppietta Barcellona-Madrid, battendo nell’ordine Nadal, Djokovic e Zverev nella capitale. Il mondo si rende conto di essere davanti a un prodigio, all’epoca non ancora 19enne. C’era grande attesa di vederlo a Roma, dopo che aveva timbrato giovanissimo l’ingresso in top 10 (curiosamente il 25 aprile, proprio come Nadal)… subito evaporata. Infatti Alcaraz scelse di ritirarsi, annunciandolo già a Madrid: “Ho un gonfiore alla caviglia destra, voglio recuperare per arrivare al 100% al Roland Garros”. Primo ritiro. Nel 2023, già n.1 al mondo, vincitore ad Indian Wells e semifinalista a Miami, decise di non intraprendere il viaggio a Montecarlo. Che, da un punto di vista cronologico, è uno dei peggiori da affrontare, essendoci spesso solo una settimana di stacco tra il suo inizio e la finale del 1000 in Florida. “Sono rientrato dagli USA con dei problemi fisici, ho un’artrite post traumatica alla mano sinistra e dolori muscolari alla colonna vertebrale”, chiosò Alcaraz (motivazione ufficiale per una scelta voluta) nell’annunciare il forfait dal torneo del Principato. Decisione a posteriori ottima: andò infatti a vincere Barcellona, Madrid e arrivò in semifinale al Roland Garros. Con il curioso stop di Roma contro l’allora carneade Marozsan… manifesto della solita intemperanza caratteriale. E intanto, anche allora un 1000 su terra saltato. Gli anni passano, ma… Nel 2024 Alcaraz è ormai un giocatore fatto, bicampione Slam, temutissimo in tutti i tornei. E, nonostante l’uscita ai quarti di Miami, andrà ad iniziare la stagione su terra più povera della sua carriera finora. Che, pur chiudendosi con la sua prima vittoria al Roland Garros, lo vide giocare solo in due tornei su cinque. A Montecarlo, anche sfortunato, ebbe un problema all’arrivo, infortunandosi nel corso del primo allenamento. Problema che si sarebbe in realtà trascinato a lungo, rinunciando a Barcellona prima e a Roma poi (il 1000, arrivando per ultimo nella serie, dove ha sempre avuto più difficoltà) e uscendo ai quarti a Madrid contro Rublev. Perdendo in tre set in evidente affanno da un punto di vista fisico. Va però sottolineato che, selezionando i tornei anche se non proprio in maniera volontaria, ebbe un incredibile crescendo tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, andando a trionfare anche a Wimbledon. Nel 2025, “approfittando” dell’uscita al secondo turno a Miami, Alcaraz arrivò invece riposato e in piena forma sulla terra rossa. E infatti vinse Montecarlo quasi in scioltezza ma, forzando un po’ troppo la mano, ebbe un problema all’adduttore a Barcellona. Che gli costò la sconfitta in finale in Catalogna e la partecipazione al 1000 di Madrid, l’unico torneo sul rosso che ancora non aveva mai saltato. Una pausa rivelatasi poi quasi propiziatoria, visto che andò a vincere Roma e Roland Garros nell’immediato, per poi arrivare in finale a Wimbledon e trionfare anche a Cincinnati e allo US Open. Tracciato il percorso storico, è chiaro dove risieda il reale problema di Carlitos. L’incapacità di programmare di Alcaraz Carlos Alcaraz vorrebbe giocare sempre, tutti i tornei, in tutte le settimane. E possibilmente vincerli. Un po’ seguendo l’esempio Nadal. Ma, con il calendario odierno, è un obiettivo semplicemente impossibile. Anche per un atleta giovane e super preparato come lo spagnolo. Specie nella stagione attuale, con Miami terminato domenica 29 marzo e il primo turno di Montecarlo scattato domenica 5 aprile. Si potrebbe opinare che in Florida Alcaraz sia uscito prima, potendo tornare in Europa già il 23 marzo, ma rimane il fatto di essersi preparati in un certo modo e con poco tempo per il passaggio dal cemento alla terra. La realtà è che un torneo, tra Montecarlo e Barcellona, per un top player, va saltato. Giocare due settimane di fila, aggravando qualche acciacco fisico già in essere, è controproducente. Lo dicono i fatti: negli anni in cui Carlitos ha giocato sia nel Principato che in Catalogna, non ha mai vinto entrambi i tornei. Portandosi strascichi poi per tutta la primavera. È spagnolo, e quindi tiene a giocare e ben figurare al 500 di casa, ma a volte bisogna far prevalere la ragione sui sentimenti. Altrimenti, come accaduto quest’anno, si rischia di perdere capra e cavoli. Intanto, Sinner rimarrà di certo n.1 almeno fino alla fine di Madrid. E, stando a quanto detto da lui, non è neanche certo che Alcaraz prenda parte al 1000 nella capitale spagnola. L’esempio di Sinner Ho citato Sinner perché, da un punto di vista della programmazione, è molto più cauto e organizzato rispetto al rivale spagnolo. Alcaraz vuole strafare, e ciò lo porta, ogni primavera, a giocare in condizioni precarie qualche torneo, o dovervi proprio rinunciare. Mentre i rari ritiri di Jannik, negli ultimi tempi, sono sempre stati dovuti a cause del tutto indipendenti da lui: il caldo estremo a Cincinnati e a Shanghai, ad esempio. Che si accoppiano alla lucidità estrema di non forzare, rinunciando la scorsa estate all’Open del Canada, o addirittura a Roma nel 2024, per preparare al meglio il Roland Garros. Credo che, ad oggi, questo sia l’unico grande limite rimasto ad Alcaraz: non saper scegliere per il suo bene diretto. Ma dare importanza sempre a quello che potrebbero pensare tornei e tifosi, giornalisti e addetti ai lavori, in caso di un forfait dai tornei di Barcellona o di Madrid. Dopo la finale di Montecarlo, giocata anche in condizioni precarie, e una settimana sempre stancante nel Principato, la scelta giusta sarebbe stata staccare la spina per una decina di giorni e arrivare al 1000 spagnolo nel pieno delle proprie forze. Dosare le energie per gli appuntamenti che contano di più. Ma, in parte guidato anche dal desiderio di voler subito sorpassare nuovamente Sinner vincendo in Catalogna, Alcaraz ha voluto esagerare. Ora, come in realtà anche il torneo che lo ha perso in corsa, dovrà pagare le salate conseguenze di una scelta poco lungimirante. A volte la vera saggezza, il vero essere campione, sta nelle rinunce, più che nelle conquiste. E porre come metro di paragone i ritmi alieni di Rafa Nadal, che più volte ha vinto nel giro di poche settimane Montecarlo, Madrid, Roma e il Roland Garros, non è la migliore delle idee. Perché di Nadal ce n’è stato, e sarà per sempre così, soltanto uno. ...

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Carlos Alcaraz è il miglior giocatore al mondo sulla terra, secondo molti. Sul mattone tritato non c’è partita, da un punto di vista fisico e tecnico nessuno può tenere testa allo spagnolo, dicono altri. Affermazioni assolutamente vicine alla realtà dei fatti, ci mancherebbe. La scorsa stagione ha vinto i due 1000 sulla superficie a cui ha partecipato e il Roland Garros, in fin dei conti, e aveva perso un solo match, acciaccato, a Barcellona. Eppure, è proprio nella stagione primaverile su terra che, dagli albori della sua carriera, Alcaraz accusa problemi di natura fisica. Che gli impediscono di dare sempre il suo massimo. I casi, ultimo dei quali il forfait dall’edizione attuale del torneo di Barcellona (“ho un problema al polso più serio del previsto, devo tornare a casa per iniziare il recupero il prima possibile e rimettermi in sesto per i prossimi tornei”) sono ormai diventati talmente numerosi, andando avanti dal 2022, che necessitano un’analisi. Alcaraz e la terra: assenze dagli albori Il 2022 è la prima stagione completa, da top player, per Carlitos. Vince Miami contro Ruud, si dirige a Montecarlo: perde, a sorpresa, contro Sebastian Korda. Recupererà infilando una clamorosa doppietta Barcellona-Madrid, battendo nell’ordine Nadal, Djokovic e Zverev nella capitale. Il mondo si rende conto di essere davanti a un prodigio, all’epoca non ancora 19enne. C’era grande attesa di vederlo a Roma, dopo che aveva timbrato giovanissimo l’ingresso in top 10 (curiosamente il 25 aprile, proprio come Nadal)… subito evaporata. Infatti Alcaraz scelse di ritirarsi, annunciandolo già a Madrid: “Ho un gonfiore alla caviglia destra, voglio recuperare per arrivare al 100% al Roland Garros”. Primo ritiro. Nel 2023, già n.1 al mondo, vincitore ad Indian Wells e semifinalista a Miami, decise di non intraprendere il viaggio a Montecarlo. Che, da un punto di vista cronologico, è uno dei peggiori da affrontare, essendoci spesso solo una settimana di stacco tra il suo inizio e la finale del 1000 in Florida. “Sono rientrato dagli USA con dei problemi fisici, ho un’artrite post traumatica alla mano sinistra e dolori muscolari alla colonna vertebrale”, chiosò Alcaraz (motivazione ufficiale per una scelta voluta) nell’annunciare il forfait dal torneo del Principato. Decisione a posteriori ottima: andò infatti a vincere Barcellona, Madrid e arrivò in semifinale al Roland Garros. Con il curioso stop di Roma contro l’allora carneade Marozsan… manifesto della solita intemperanza caratteriale. E intanto, anche allora un 1000 su terra saltato. Gli anni passano, ma… Nel 2024 Alcaraz è ormai un giocatore fatto, bicampione Slam, temutissimo in tutti i tornei. E, nonostante l’uscita ai quarti di Miami, andrà ad iniziare la stagione su terra più povera della sua carriera finora. Che, pur chiudendosi con la sua prima vittoria al Roland Garros, lo vide giocare solo in due tornei su cinque. A Montecarlo, anche sfortunato, ebbe un problema all’arrivo, infortunandosi nel corso del primo allenamento. Problema che si sarebbe in realtà trascinato a lungo, rinunciando a Barcellona prima e a Roma poi (il 1000, arrivando per ultimo nella serie, dove ha sempre avuto più difficoltà) e uscendo ai quarti a Madrid contro Rublev. Perdendo in tre set in evidente affanno da un punto di vista fisico. Va però sottolineato che, selezionando i tornei anche se non proprio in maniera volontaria, ebbe un incredibile crescendo tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, andando a trionfare anche a Wimbledon. Nel 2025, “approfittando” dell’uscita al secondo turno a Miami, Alcaraz arrivò invece riposato e in piena forma sulla terra rossa. E infatti vinse Montecarlo quasi in scioltezza ma, forzando un po’ troppo la mano, ebbe un problema all’adduttore a Barcellona. Che gli costò la sconfitta in finale in Catalogna e la partecipazione al 1000 di Madrid, l’unico torneo sul rosso che ancora non aveva mai saltato. Una pausa rivelatasi poi quasi propiziatoria, visto che andò a vincere Roma e Roland Garros nell’immediato, per poi arrivare in finale a Wimbledon e trionfare anche a Cincinnati e allo US Open. Tracciato il percorso storico, è chiaro dove risieda il reale problema di Carlitos. L’incapacità di programmare di Alcaraz Carlos Alcaraz vorrebbe giocare sempre, tutti i tornei, in tutte le settimane. E possibilmente vincerli. Un po’ seguendo l’esempio Nadal. Ma, con il calendario odierno, è un obiettivo semplicemente impossibile. Anche per un atleta giovane e super preparato come lo spagnolo. Specie nella stagione attuale, con Miami terminato domenica 29 marzo e il primo turno di Montecarlo scattato domenica 5 aprile. Si potrebbe opinare che in Florida Alcaraz sia uscito prima, potendo tornare in Europa già il 23 marzo, ma rimane il fatto di essersi preparati in un certo modo e con poco tempo per il passaggio dal cemento alla terra. La realtà è che un torneo, tra Montecarlo e Barcellona, per un top player, va saltato. Giocare due settimane di fila, aggravando qualche acciacco fisico già in essere, è controproducente. Lo dicono i fatti: negli anni in cui Carlitos ha giocato sia nel Principato che in Catalogna, non ha mai vinto entrambi i tornei. Portandosi strascichi poi per tutta la primavera. È spagnolo, e quindi tiene a giocare e ben figurare al 500 di casa, ma a volte bisogna far prevalere la ragione sui sentimenti. Altrimenti, come accaduto quest’anno, si rischia di perdere capra e cavoli. Intanto, Sinner rimarrà di certo n.1 almeno fino alla fine di Madrid. E, stando a quanto detto da lui, non è neanche certo che Alcaraz prenda parte al 1000 nella capitale spagnola. L’esempio di Sinner Ho citato Sinner perché, da un punto di vista della programmazione, è molto più cauto e organizzato rispetto al rivale spagnolo. Alcaraz vuole strafare, e ciò lo porta, ogni primavera, a giocare in condizioni precarie qualche torneo, o dovervi proprio rinunciare. Mentre i rari ritiri di Jannik, negli ultimi tempi, sono sempre stati dovuti a cause del tutto indipendenti da lui: il caldo estremo a Cincinnati e a Shanghai, ad esempio. Che si accoppiano alla lucidità estrema di non forzare, rinunciando la scorsa estate all’Open del Canada, o addirittura a Roma nel 2024, per preparare al meglio il Roland Garros. Credo che, ad oggi, questo sia l’unico grande limite rimasto ad Alcaraz: non saper scegliere per il suo bene diretto. Ma dare importanza sempre a quello che potrebbero pensare tornei e tifosi, giornalisti e addetti ai lavori, in caso di un forfait dai tornei di Barcellona o di Madrid. Dopo la finale di Montecarlo, giocata anche in condizioni precarie, e una settimana sempre stancante nel Principato, la scelta giusta sarebbe stata staccare la spina per una decina di giorni e arrivare al 1000 spagnolo nel pieno delle proprie forze. Dosare le energie per gli appuntamenti che contano di più. Ma, in parte guidato anche dal desiderio di voler subito sorpassare nuovamente Sinner vincendo in Catalogna, Alcaraz ha voluto esagerare. Ora, come in realtà anche il torneo che lo ha perso in corsa, dovrà pagare le salate conseguenze di una scelta poco lungimirante. A volte la vera saggezza, il vero essere campione, sta nelle rinunce, più che nelle conquiste. E porre come metro di paragone i ritmi alieni di Rafa Nadal, che più volte ha vinto nel giro di poche settimane Montecarlo, Madrid, Roma e il Roland Garros, non è la migliore delle idee. Perché di Nadal ce n’è stato, e sarà per sempre così, soltanto uno. ...

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